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ARACNE 8.0 – Nella rete di No Curves

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Fili di nastro adesivo tengono insieme gli ingredienti di un racconto ispirato a miti classici e saperi antichi, protagonista la creatività umana e la sua commistione con la tecnologia che da sempre l’accompagna. Allestita in una location non casuale che già in passato è stata laboratorio di idee per un grande artista come Filippo de Pisis, la mostra Aracne 8.0 di No Curves entra in diretto dialogo con il nuovo ospite dello spazio, il marchio milanese di alta sartoria, METRADAMO.

Alberto Mattia Martini, curatore della mostra, ci introduce in un luogo adibito alla lavorazione dei tessuti e ci spiega lo svolgersi dell’installazione in mostra: “Filo, lana, nastro adesivo, ragnatela, passato, futuro, telaio tessile, tecnologia, sono tutti elementi che si stendono ed estendono in questo progetto espositivo, “invadendo” ed interagendo con gli spazi, nei quali un enorme ragno costituito non solo da nastro adesivo, ma da materiali plastici, metallici, elementi meccanici, ci conduce nel futuro, attraverso panorami dove l’ignoto gioca con il tempo”. Protagonista infatti un enorme ragno nero, genitrice dei tanti ragnetti sparsi per la stanza e autrice immaginifica della tela che ci circonda. L’istallazione site specific di No Curves, artista che ha trovato nel nastro adesivo un prezioso strumento espressivo che reinventa la street art e la mescola ai nuovi linguaggi, suggerisce il fascino della sempre maggiore automazione delle macchine create dall’uomo per svolgere il suo lavoro, senza cedere a immaginari catastrofisti che tanto spesso nella fantascienza hanno voluto vedere in questo una minaccia per l’umanità.
L’immaginario di No Curves infatti comprende l’avvento di macchine in grado di protrarre l’intenzione poetica, l’anima, il progetto trasmessi loro dall’artista, come un imprinting alla materia trasformata in creatura. Ecco il senso dei suoi ragni meccanici, autori, come continua Martini, di “una ragnatela in continua espansione che parte da un bozzolo, dal ventre di una grande madre per poi propagarsi ovunque. Un luogo ancestrale, in origine sinonimo di nascita e quindi di creazione, di novità e di perenne cambiamento, che se utilizzato sfruttandone le potenzialità infinite ci permette di non disperdere e quindi di non far svanire l’Idea, il concetto, il procedimento per eccellenza”.

Martina Coletti

In mostra dal 22 settembre al 6 ottobre, Via Rugabella 8, Milano

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