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Carla Lonzi: un’arte della vita

Da qualche mese è uscito per DeriveApprodi Carla Lonzi. Un’arte della vita: un libro decisamente interessante che ricostruisce il pensiero dell’autrice nella sua complessità e nei suoi legami con la critica d’arte, il femminismo e l’ambiente culturale degli anni’60-‘70

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Nelle pagine del libro dedicato a Carla Lonzi (1931-1982), l’autrice Giovanna Zapperi – attraverso una approfondita analisi di fonti edite e inedite –  dimostra che i due periodi apparentemente dicotomici che sembrano scandire la biografia  di Lonzi (prima la critica d’arte, poi il femminismo), segnano in realtà un percorso che intreccia l’intera espressione teorica di questa importante autrice.

È proprio la lettura incrociata degli scritti di Carla Lonzi che rende interessante il volume: pagina dopo pagina entriamo in sintonia con le scelte di questa straordinaria intellettuale che nel 1970 abbandona la critica d’arte perché intuisce che questa si basa ancora su paradigmi obsoleti e totalmente impregnati di cultura patriarcale.
Lonzi comprende con grande lucidità che prima di affrontare la critica vanno rivoluzionati i linguaggi e gli approcci epistemologici. Il suo ritiro è in realtà una resistenza contro ogni forma di integrazione e sottomissione della cultura al predominio dell’altro sesso. Per portare avanti questa resistenza ci vuole un Movimento, una scossa che cambi la storia. La battaglia va condotta dunque prima sul campo, sul fronte femminile e femminista, ricominciando da zero o meglio, dall’autocoscienza. Un’autocoscienza che non era completamente emersa nel percorso intrapreso a fianco degli artisti e che invece trova il suo apogeo in “Rivolta Femminile”, collettivo fondato nel 1970 con Carla Accardi e altre nel 1970, del quale scrive un importante manifesto. Zapperi, attraverso approfondite analisi bio/bibliografiche, fa emergere quanto le battaglie intraprese non fossero tra loro scisse ma anzi trovassero forza l’una nell’altra.

La lettura del libro ci permette di sviscerare dal pensiero di Carla Lonzi nuove categorie utili a leggere il presente, per una critica all’altezza dei tempi e per capire le forme di subordinazione legate al genere, all’identità e alle classificazioni sociali che non cessano di riprodursi. Grande peso viene dato alla dimensione relazionale, al rapporto orizzontale tra artista e critico: i significati si edificano attraverso il dialogo (cfr. Autoritratto, 1969) e non in un discorso parallelo prodotto dal critico dentro una relazione di forza. Per questo emergono i conflitti con la critica d’arte marxista e autoritaria di Argan e con quella formalista di Roberto Longhi. La differenza sostanziale che Lonzi  avverte le impedisce di fare parte di un mondo accademico al quale non sente di potere, o meglio, di volere appartenere: vede infatti la creatività come pratica trasformativa che coinvolge il soggetto all’interno di una dinamica collettiva.

Il libro si divide in sette capitoli che intrecciano la storia dell’arte del dopoguerra con la storia del femminismo: vengono evidenziati i concetti che transitano dunque dalla critica d’arte al femminismo, dal rifiuto dei ruoli alla ricerca di un’autonomia di pensiero e di azione, lontana dai canoni imposti. Per Carla Lonzi la subordinazione femminile è la precondizione della creatività maschile e del prestigio che ne consegue. C’è un netto rifiuto della produttività capitalista in favore di una sessualità libera e improduttiva.
Particolare attenzione viene dedicata al rapporto di Lonzi con l’amica e compagna di battaglie Carla Accardi e alla relazione con Pietro Consagra la cui fine è documentata in Vai Pure. Dialogo con Pietro Consagra, uscito nel 1979.

Il femminismo mette in campo una nuova soggettività che si costruisce in nome della discontinuità rispetto alla storia che inevitabilmente narra il tempo del patriarcato. Il “soggetto imprevisto” (1970) che nasce è un soggetto che si sottrae ai rapporti di forza pregressi per trovare collocazione nell’intreccio tra divenire soggetto ed esperienza condivisa, due passaggi fondamentali sia nel pensiero della teorica sia nel percorso femminista.

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Chiara Fumai,”The moral exhibition House”, Documenta 12: all’interno dell’installazione si udivano alcuni passaggi di “Sputiamo su Hegel” di Carla Lonzi

L’epilogo apre al presente e a ciò che resta nella critica contemporanea del dialogo tra arte e politica e nei modus operandi di giovani artiste che secondo diverse modalità ripercorrono i discorsi di Carla Lonzi alla luce del contesto culturale odierno. Una prospettiva interessante che mette in luce un valore e idee innovative e rivoluzionarie che non smettono di affascinarci.

(…) rileggere gli scritti di critica d’arte di Lonzi in una prospettiva femminista – scrive Giovanna Zapperi – non significa collocarli esclusivamente in rapporto al suo femminismo, secondo modelli temporali della rottura oppure della prefigurazione. Si tratta piuttosto di tirare fili che collegano i suoi scritti alla storia dell’arte come ambito sessuato. Alla storia delle donne e della scrittura femminili, oltre che alla storia del femminismo (pag 33).

Cristina Trivellin

Carla Lonzi. Un’arte della vita
Giovanna Zapperi
pagg. 500
DeriveApprodi, Roma 2017
Euro 20,00
ISBN 978-88-6548-180-6

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