Fotografia

Stephen Shore, la retrospettiva al C/O di Berlino

Fino al 22 maggio è possibile visitare presso il C/O di Berlino la retrospettiva dedicata a Stephen Shore, organizzata in collaborazione con la Fundación MAPFRE, a cura di Marta Dahó e Felix Hoffmann. Oltre 300 scatti – alcuni dei quali inediti – ripercorrono cronologicamente la ricerca pionieristica del celebre fotografo newyorchese.

Jig-Saw Puzzle in Cabin #8, Beach Motel, July 9, 1973. From the series Uncommon Places © Stephen Shore. Courtesy 303 Gallery, New York & Sprüth Magers
Jig-Saw Puzzle in Cabin #8, Beach Motel, July 9, 1973. From the series Uncommon Places © Stephen Shore. Courtesy 303 Gallery, New York & Sprüth Magers

Ancora bambino, Stephen Shore riceve in dono il primo apparecchio 35mm e scopre la tradizione documentaristica americana attraverso gli scatti di Walker Evans e Robert Frank. Adolescente trascorre alcuni anni presso la Factory di Andy Warhol dove matura un approccio a grado zero del medium che diventa il suo strumento principale di esplorazione del quotidiano.
Gli oggetti comuni, i momenti in-between, il banale costituiscono la materia prima di un percorso fotografico concettuale completamente calato nel mondo, in opposizione allo sguardo classico che cerca l´istante decisivo e il riscatto “artistico” attraverso i valori formali della composizione, la luce, il taglio. Nel 1971, a soli 24 anni, Shore è il secondo fotografo vivente (il primo fu Alfred Stieglitz) ospitato al Met di New York con una mostra personale.

West Palm Beach, Florida, April–May 1973. From the series American Surfaces © Stephen Shore. Courtesy 303 Gallery, New York & Sprüth Magers
West Palm Beach, Florida, April–May 1973. From the series American Surfaces © Stephen Shore. Courtesy 303 Gallery, New York & Sprüth Magers

Le due serie realizzate negli anni Settanta – American Surfaces e Uncommon Places – lo consacrano come maestro della fotografia a colori, all’epoca ancora considerata commerciale e relegata agli ambiti della pubblicità e della moda.
I suoi road trip attraverso gli States sono l’occasione per costruire un diario visivo dell’ordinario: tappezzerie, dettagli di stanze nei motel, parcheggi, insegne pubblicitarie, scorci, ritratti anonimi… diventano lo specchio involontario e folgorante di una società votata al consumismo. Da metà anni Ottanta esplora il paesaggio americano con il grande formato che, però, non si risolve nel pittorialismo e nel monumentalismo di certi autori classici come Ansel Adams. Il suo interesse per questo genere rimane centrato sulla relazione uomo/natura implicata nell’atto della percezione e, dunque, nella visione mediata dalla fotografia.

Anche quando la rivoluzione digitale arriva a destabilizzare la cultura visiva, Stephen Shore è immediatamente affascinato dalle sue nuove potenzialità tecniche e concettuali. The Books of book, per esempio, raccoglie 83 libretti realizzati tra il 2003 e il 2008 con il procedimento rapido, a bassa risoluzione, di print-on-demand, tra cui Flohmarkt, nato da una visita al mercatino delle pulci di Vienna, e La Joconde, che presenta l’omonimo quadro di Leonardo da Vinci alla seconda, ovvero dai display dei telefoni e delle macchine fotografiche dei visitatori che si accalcano al Louvre per immortalarlo. In mostra si può accedere anche al profilo Instagram dell’artista, che ha riconosciuto nelle forme del web 2.0 un’estensione del suo approccio diaristico e una possibilità ancora più immersiva per muoversi nel continuum del quotidiano.

Musya Vainshteyn ́s Home, Nemirov, Ukraine, Oktober 2013 © Stephen Shore. Courtesy 303 Gallery, New York & Sprüth Magers
Musya Vainshteyn ́s Home, Nemirov, Ukraine, Oktober 2013 © Stephen Shore. Courtesy 303 Gallery, New York & Sprüth Magers

Con Ukraine, uno dei suoi lavori più recenti, affronta le questioni irrisolte e la crisi identitaria di questo paese in bilico tra Europa e Russia: qui ha incontrato i sopravvissuti all’Olocausto, a lungo dimenticati, nel tentativo di ricomporre i tasselli fragili delle loro storie non dette attraverso oggetti ordinari, ricordi, tracce in casa e per strada, gesti e momenti di silenzio.

Clara Carpanini

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