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Cross-training: exercises to shape a museum

Un laboratorio di idee e strategie per il futuro Latvian Museum of Contemporary Art che aprirà i battenti a Riga nel 2021

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David Adjaye, Rendering del Latvian Contemporary Art Museum di Riga

L’8 e 9 settembre presso il Kanepes Culture Center di Riga (Lettonia) si è tenuto il simposio internazionale Cross-training: 10 exercises to shape a museum, curato da Andris Brinkmanis, curatore e Course Leader del Triennio di Pittura e Arti Visive dell’accademia NABA (Milano), e Kaspars Vanags, curatore e rappresentante della ABLV Charitable Foundation. Lo scopo del convegno, a cui sono stati invitati alcuni curatori e direttori dei maggiori musei europei è stato quello di condividere e analizzare le diverse visioni su come si costruisce e cosa è una istituzione museale, al fine di ripensarne la forma e il ruolo. È il primo passo non solo per connettere e sostenere lo scambio tra diverse iniziative legate al contemporaneo, ma soprattutto per costituire l’identità artistica e concettuale del futuro Latvian Museum of Contemporary Art, che inaugurerà a Riga nel 2021 sul progetto dell’architetto ghanese David Adjaye in collaborazione con lo studio AB3D.

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David Adjaye, Rendering del Latvian Contemporary Art Museum di Riga

Spiega Andris Brinkmanis: “Il titolo del convegno deriva dalla terminologia sportiva: cross-training è l’allenamento costituito da esercizi presi da altre discipline, diverse da quella propria dell’atleta, per aumentare le sue prestazioni. Abbiamo invitato esperti provenienti da ambiti differenti e sostenitori di possibili alternative su come possono funzionare le istituzioni legate all’arte contemporanea oggi. Sono modelli non ortodossi e innovativi che cercano di abbandonare le strategie imposte dal mercato. I partecipanti sono quindi stati invitati a mettersi nei panni l’uno dell’altro, invece di proporre – come accade di solito – discorsi ermetici e modelli ‘calati dall’alto’: non c’è un modello di museo migliore degli altri”.

Dal momento che l’economia neo-liberale ha mutato la mentalità modernista riguardo al ruolo dell’istituzione – tra stereotipi, spettacolari fallimenti e strategie di marketing –, quali sono i modelli a cui riferirsi oggi? E ancora: è possibile continuare ad applicare una netta divisione fra privato e pubblico, oppure si devono tenere in considerazione le potenziali sinergie tra i due ambiti?

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David Adjaye, Rendering del Latvian Contemporary Art Museum di Riga

Durante il simposio si è cercato di rispondere a queste ad altre domande, come racconta ancora Brinkmanis: “Cerchiamo di utilizzare – come suggeriva Gilles Deleuze – la teoria come una scatola degli attrezzi, senza tralasciare alcuna problematica. Se uno degli obiettivi è “ecologizzare” e proporre iniziative museali sostenibili, tuttavia l’istituzione stessa deriva da un paradigma non sostenibile (il Modernismo). La sfida è resistere alle strategie di espansione forzata pur operando in un quadro mondiale di espansione spropositata di poche istituzioni museali multinazionali legate al mercato; fare delle attività educative, archivistiche e di ricerca un’occasione di produzione culturale e critica, piuttosto che un mezzo al servizio di consenso politico, profitto ed esclusività”.

L’evento è stato organizzato da ABLV Charitable Foundation, che sarà anche il soggetto sostenitore del nuovo Museo Nazionale della Lettonia, ed è stato solo il primo di una serie di appuntamenti annuali (fino all’apertura del museo nel 2021) che avranno l’obiettivo di intersecare esperienze appartenenti all’area baltica con quelle di importanti guest curator provenienti da tutto il mondo. Tra gli ospiti invitati quest’anno sono intervenuti: Vasif Kortun (SALT Museum, Istanbul), Grazia Quaroni (Fondation Cartier, Parigi), Christiane Berndes (Van Abbemuseum, Eindhoven), Hendrik Folkerts (Documenta 14, Kassel), Katerina Chuchalina (V-A-C Foundation, Mosca), Sebastian Cichocki (Museum of Modern Art, Varsavia), Marco Scotini (FM Centro per l’Arte Contemporanea, Milano).

Alessandro Azzoni

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