Animazione

Crulic – drumul spre dincolo

La vita non si racconta, te l’ho già detto, la vita si vive, e mentre la vivi è già persa, è scappata.

Antonio Tabucchi , “Tristano muore” – 2006 Feltrinelli

“Il corpo è presso l’obitorio dell’ospedale. Dovete pagare 2.500 Euro se volete rimpatriarlo, altrimenti sarà cremato”. Alzato l’apparecchio ricevente, le parole arrivano senza preamboli all’orecchio dello zio: il nipote Claudiu Crulic è morto e la famiglia deve occuparsi del suo rientro in Romania, da dove il ragazzo era partito pochi mesi prima per andare a trovare la sorella in Italia, passando per la Polonia dove la polizia lo ha incarcerato per il furto di un portafogli;  ma il fatto è avvenuto quando Crulic si trovava già in Italia. Perché e come è morto Claudiu Crulic?

Frame dal film Crulic Drumul Spre Dincolo © Aparte Film 2011
Frame dal film Crulic – drumul spre dincolo
© Aparte Film 2011

Annuncio della fine di una persona, la telefonata scioccante con cui ne è comunicata la morte sigla il prologo di Crulic – drumul spre dincolo (titolo internazionale: Crulic – The path to beyond), film d’animazione scritto e diretto da Anca Damian nel 2011 e che, dopo il successo riscosso al Festival di Locarno nel 2011, ha vinto quest’anno il Premio Cristallo come miglior lungometraggio d’animazione al Festival international du film d’animation di Annecy. Il film è stato richiesto dai più importanti festival europei e in Italia è stato presentato al Festival dei Popoli 2011 di Firenze e al MFF – Milano Film Festival 2012, dove l’ho visto a settembre: il film era di una forza penetrante che mi ha rapita a tal punto di decidere di contattare la regista rumena, con cui ho avuto il piacere di chiacchierare via Skype.

Colpita dal fatto di cronaca letto sulla stampa rumena nel 2007, Anca ha iniziato ad indagare sulla vicenda Crulic: ha incontrato la famiglia, conosciuto le persone con cui era in contatto, letto, studiato, fotografato i luoghi per inserirsi nella vicenda ed entrare in empatia con il soggetto. La fase di ricerca ha coinciso con la scrittura della storia: più la regista conosceva la vita di Crulic, più urgeva il bisogno di raccontare il modo sconvolgente in cui era morto. Accusato del furto del portafogli di un importante giudice polacco e del successivo prelevo di 500 Euro, Crulic è condotto nel carcere di Cracovia, dal quale proclama la sua innocenza chiedendo la possibilità di parlare al Console del suo Paese e scrivendo lettere alle autorità incaricate; inascoltato, il ragazzo manifesta la propria indignazione con lo sciopero della fame che lentamente gli provoca danni irreparabili al fisico, fino alla morte. Dalla fine di Crulic ha avuto inizio il percorso di gestazione e parto del lavoro di Anca Damian che, dopo le indagini, ha deciso di narrare la vicenda attraverso una tecnica consentanea a distanziare dalla realtà ma anche ad abbracciarla nella dimensione intima e privata: la scelta dell’animazione è stata una naturale conseguenza del voler mostrare fatti di cui non esistevano registrazioni dal vero ed è stata, parimenti, una scommessa vinta con successo per un team che affrontava per la prima volta la pratica del 2D e del 3D. Alla base c’è una profonda riflessione della regista su quale debba essere la prospettiva del racconto, una questione che spazia dalla narratologia alla critica cinematografica, da Cesare Zavattini fino a Lars Von Trier, passando dalla critica francese dei Cahiers du Cinéma. Anca Damian non crede all’esistenza di un documentario puro: la descrizione del reale implica necessariamente la scelta di come posizionare la telecamera, una decisione presa dall’autore che, nei confronti della realtà, non è mai a grado zero; si assume necessariamente una prospettiva e, secondo Damian, questa non deve essere mascherata dietro una presunta oggettività nemmeno qualora si trattasse di cronaca. Il filtro c’è e non lo nasconde: per questo, dice, “Crulic non racconta bugie e non altera i fatti, ma li mostra attraverso il mio racconto e il modo in cui ho ricostruito la vicenda”. L’animazione è funzionale a questo perché aggiunge un filtro metaforico all’evento: quello che vediamo, disegnato e modificato rispetto ad immagini reali, è vero per il sistema fiction ed è parimenti vero per le persone che hanno vissuto tale vicenda nella realtà. La tecnica animata è una scelta coerente con il bisogno di raccontare che, mi suggerisce Anca, è a sua volta il racconto di come ci immaginiamo la vita.

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È evidente il forte interesse di Anca attorno ai possibili modi di scrittura filmica, viatico per comprendere come a nostra volta ci immaginiamo la vita: la costruzione delle trame riflette il modo in cui ciascuno cerca significato nel mondo. In quest’ottica è interessante analizzare il punto di vista del film in cui l’interpretazione della regista si sovrappone, scostandosene di poco, da quella del protagonista. La sequenza di introduzione annuncia la morte di colui che parlerà nel film, come nel celebre Sunset Boulevard di Billy Wilder (Viale del tramonto, 1950) o nel più recente American Beauty di Sam Mendes (1999): in ognuno di questi casi si crea una alterazione di senso per cui lo spettatore entra nella vicenda e se ne distacca allo stesso tempo, vive i fatti e li osserva in una prospettiva allargata, dato che è a conoscenza del finale. Metaforicamente, la voce narrante è quella di Crulic, che in vita non ha potuto parlare: le parole del film sono quelle che gli sono state negate. A un livello allegorico, l’operazione narrativa amplia la riflessione al profondo valore del racconto inteso come necessario testimone. I cantori intervengono su ciò che non è possibile fare mentre si sta vivendo, perché come scriveva Tabucchi, la vita si vive, e mentre la vivi è già scappata. Registrata prima che della composizione delle immagini, la voce narrante appartiene a Vlad Ivanov, attore ingaggiato perché conterraneo di Crulic e quindi capace di adottare i modi di dire e lo slang più appropriato. L’animazione intreccia elementi reali (la voce, i fatti narrati, gli elementi della prigione) con le ricostruzioni della regista creando un organismo esteticamente impeccabile dove il concetto di documentario si disperde, conferendo però profonda dignità all’uomo che Crulic è stato.

Elena Cappelletti

D’ARS year 52/nr 212/winter 2012

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