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Da traveller a Mutonia. L’arte e la vita dei Mutoid, in un “Vertigo Truth”

“Follia”, concetto mai più relativo. Siamo quotidianamente spinti a fare cose folli, ma essendo socialmente condivise, continuiamo a farle senza porci troppi domande. Per fortuna c’è l’arte, che per molti rappresenta una finestra sul mondo, un respiro che ridà la spinta dopo una lunga giornata di lavoro o una giornata storta. C’è chi però non si accontenta di vivere l’arte come un respiro o una finestra sul mondo e così ne fa un’abitazione, uno stile di vita e addirittura un “paese”. Questo è il mondo dei Mutoid.

Mutonia
Mutonia, Santarcangelo di Romagna (RN)

La Mutoid Waste Company, è una comunità basata sulla “mutazione” del waste, ovvero lo spreco, gli scarti (principalmente meccanici), riconvertiti attraverso un artigianato visionario in oggetti, totem, robot e macchine da scenario cyberpunk. Un mondo magico, senza esclusione di colpi di scena, è questo l’universo artistico dei Mutoid, un gruppo di traveller, fuggiti dall’Inghilterra nei primi anni ’90 in seguito al famoso provvedimento della Thatcher contro i rave party, che trovano a Santarcangelo di Romagna la giusta dimensione per creare una delle loro basi sparse per il mondo: Mutonia, ormai da più di 20 anni centro delle loro “mutoidazioni” meccaniche.

Non solo artigianato: «La musica ha accompagnato le creazioni Mutoid sin dagli albori del movimento, nato a Londra con la specificità della creazione estemporanee di scenografie mutanti per le feste in “warehouses” abbandonate» Spiega una storica componente del gruppo Lu Lupan «Le varie techno tribes, il punk, la musica underground, i produttori techno-dub, bands live tutt’ora ben attive, lo Zombie Beat di percussioni di recupero… ». La musica per i Mutoid è una presenza costante. «La compagnia nasce dal movimento traveller, e ci sono molte affinità con le tribes – prosegue Lu Lupan – La cultura rave iniziale unisce energie a forte spinta anarcoide, una critica del “sistema” come forma di controllo ed omologazione, e rivendica il diritto all’individualità creativa ed a un modo di vivere più libero e non convenzionale».

Lavoro di Nikki Rifutili, Mutonia
Lavoro di Nikki Rifutili, Mutonia

Una comunità nata sugli eccessi della vita moderna, sull’esagerata ossessione di comprare cose nuove piuttosto che riparare le vecchie. Cumuli di rifiuti che i Mutoid selezionano, ripuliscono, modificano e riassemblano per creare i loro personaggi. Piccole e enormi sculture, alcune motorizzate, la “spazzatura” attraverso le loro opere rivive rabbiosa contro chi l’ha generata e con ostinazione cerca una nuova identità e dignità.

«[…] “We get fat off your waste”, diceva Joe Rush [fondatore insieme a Robin Cook di Mutoid Waste Company] molti anni fa. Autocostruirsi una casa viaggiante libera da una delle schiavitù economiche più presenti e pressanti nel sistema. Un mutuo, un affitto significa automaticamente doversi legare ad un luogo specifico ed a un impiego specifico. Avere una casa viaggiante significa poter vivere esperienze diverse on the road, ed adattarsi continuamente anche a livello di lavoro e creazioni a spazi-luoghi differenti» spiega Lu Lupan.

Questo è lo spirito che accompagna i Mutoid, la ricerca di una nuova dignità, di un nuovo posto nella società, magari più congeniale ai propri principi. Ammirevole esempio di scelta di vita in questi tempi in cui molte persone vengono trascinate dalla follia del lavoro indisciplinato, dal business senza controllo e dalla disumanizzazione operata dalla foga di accumulo di ricchezza. L’essere umano, in questo sistema, prima di qualunque altro oggetto diventa spazzatura.

Mutonia sembra una fotografia cyberpunk, uno scenario post-apocalittico, non nucleare fortunamente, ma comunque post-industriale. Uno sfondo in cui i Mutoid si muovono in maniera concreta: non con “l’astrazione iperanalitica cibernetica” del cyberpunk; forse più vicini al “movimento estetico tecnolgico” steampunk. Ad ogni modo i Mutoid si definiscono autonomi e si rapportano con queste sub-culture con reciproco rispetto, ammirazione e con scambi occasionali di energie. La matrice comune che li lega ad esse è il piacere di creare, da oggetti in disuso. La differenza sostanziale, è che i Mutoid intorno a questo principio, sviluppano uno stile di vita, andando oltre la pura estetica.

Lavoro di Lu Lupan esposto a San Marino
Lavoro di Lu Lupan esposto a San Marino

Traveller, ovvero ragazzi che decidono di vivere la vita viaggiando su abitazioni mobili, figli della rave generation, movimento nato nelle fabbriche abbandonate e occupazioni provvisorie di proprietà private. Una cultura, quella dei rave, che ci ha lasciato l’immagine di un “decadentismo” di fine millennio, la foto di una sfiducia nei confronti della società e di un disagio sociale ancora oggi difficili da cancellare. Situazioni estemporanee, che si annullano nella durata. Ogni zona autonoma è sempre più o meno temporanea secondo il concetto di t.a.z. (temporary autonony zone) di Hakin Bey. Così anche Mutonia, sorta e oggi in alcuni casi ancora fortemente caratterizzata da esperienze di creazione nomadica, ha di fatto una matrice esistenziale in continua trasformazione.

Lavoro di Lu Lupan, Mutonia
Lavoro di Lu Lupan, Mutonia

Tra queste mutazioni però, anche diverse insidie e fortunatamente anche successi. Da qualche giorno infatti, i Mutoid hanno vinto una lunga battaglia giudiziaria durata 2 anni. «La situazione è cambiata radicalmente – spiega Lu Lupan – Abbiamo da poco firmato un documento specifico del Comune che riconosce esplicitamente il valore culturale del nostro insediamento […]. Mutonia è ora un parco sculture, e le nostre abitazioni sono anch’esse considerate un unicum con le espressioni artistiche scultoree. È stato addirittura varato un POC tematico e le Sovrintendenze alle Belle Arti di Ravenna e Bologna hanno entrambe espresso pareri positivi rispetto al sito».

Sostenuti dalla popolazione di Santarcangelo e dalle istituzioni, i Mutoid possono ancora continuare ad usufruire dello spazio di Mutonia. Il patto che hanno siglato con il comune, richiede loro anche di essere più attrattivi, compromesso che i Mutoid hanno accolto con molto entusiasmo. Sulla base di queste aspettative infatti, i Mutoid non si sono fatti attendere e dal 10 al 19 luglio, a Mutonia, organizzeranno Vertigo Truth. Un’esplosione da “capogiro” di arte urbana, curato da Allegra Corbo e Su_E_Side.

Work in progress Vertigo Truth, Mutonia
Work in progress Vertigo Truth, Mutonia

Oltre 20 artisti – Allegra Corbo, Su_e_Side, Gola, Ericailcane, Bastardilla, Andreco, Tracy Pica Pica, Gio Pistone, Dem, Basik, Nicola Alessandrini, Paperesistance, Stefano Ricci, Andrea Gisteni, Burla, Tomoz, James Kalinda, Filippo Mozone, Niba, Moneyless , RUN, Squadro Edizioni Grafiche, Andy Mcfarlane… – , 600 mq di murales, 200 mq di installazioni, 1500 ore di lavoro. Una vertigine di opere murarie, assemblage, “teatrini” visionari, totem artistici accoglieranno i visitatori e li trasporteranno nel magico mondo della Mutonia Waste Company.

Vertigo Truth si definisce come un progetto no-profit, di pace, condivisione e amicizia tra le persone. Il linguaggio dell’arte è utilizzato in questo contesto, per comunicare con il resto del mondo. Lu Lupan lo presenta come «[…] un’espressione della gioia di essere stati nuovamente accolti a braccia aperte da Santarcangelo, è la presentazione alla cittadinanza di un arricchimento estetico dello spazio Mutonia, ed un’apertura alla street art con varie residenze d’artista presso il campo. Un invito a rivisitare Mutonia, ed un’espressione di rinascita». Un viaggio non solo fisico, ma anche mentale, per entrare in sintonia con la filosofia dei Mutoid, che non è così semplice da attuare come può sembrare vedendo i loro visi sorridenti.

Lavoro di Wrekon, Mutonia
Lavoro di Wrekon, Mutonia

“Comodo ma come dire poca soddisfazione” canta Giovanni Lindo Ferretti in Forma e sostanza, niente di più vero per i Mutoid. La vita a Mutonia infatti è molto faticosa, priva di confort e stabilità. Non è uno scherzo o un gioco essere Mutoid. Chi sceglie questa vita non lo fa per moda oppure per hobby, lo fa nel momento in cui capisce, che è l’unica o una delle poche soluzioni possibili, per continuare a vivere in modo “decoroso” (anche “decoro” è concetto estremente relativo). La felicità negli occhi dei Mutoid sta nel fatto che la loro vita è scelta e consapevole. Quanti di noi possono dire di fare lo stesso? Questa è, prima di ogni altra parola, la grande lezione della Mutonia Waste Company.

Sara Cucchiarini

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