Dall'archivio D'ARS

Dall’artico all’antartide

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Andrea Polli, N., 2006
Andrea Polli, N., 2006

Arte e Natura, da sempre un binomio irresistibile. All’insegna della contemporaneità. A misura dell’Uomo che vuole vedere, sapere, capire, partecipare. Visitare il Parco Sculture d’Arte Vivente a Torino in autunno è davvero un’emozione. Il cielo grigio chiaro e la pioggerella sottile, più una discesa a terra della nebbia che un vero scroscio, fanno risaltare e brillare il verde del prato che circonda le costruzioni. L’oppressione delle nuvole ben si sposa al tema scottante e toccante della mostra Breathless (Senza Respiro- fino al 26 febbraio 2012), ovvero l’inquinamento che soffoca terra, aria ed acqua. “Senza respiro” resta anche il pubblico che visita l’esposizione, per lo stupore suscitato dalle creazioni presentate. Secondo il curatore Claudio Cravero, Andrea Polli (Chicago, 1968, vive ad Albuquerque nel New Mexico) è una protagonista dell’ “arte ecologica estrema”.  Per questa sua prima personale in Italia, basata su installazioni e video, si è avvalsa dell’aiuto di Chuck Varga, con cui aveva collaborato in passato. In mostra alcune opere già proposte all’estero, frutto dello studio e della riflessione dell’artista coadiuvata da scienziati ed esperti.I cinque sensi sono determinanti per la fruizione dei lavori, che vogliono coinvolgere al massimo lo spettatore, in una costante sollecitazione. Come il poeta riesce ad esprimere l’inesprimibile e l’ineffabile, o almeno ci tenta, così la Polli mostra ciò che sfugge al nostro occhio, ovvero il grado di inquinamento dell’aria, di per sé invisibile, oppure ciò che non può cogliere il nostro orecchio, come la musica delle tempeste e degli uragani. All’ingresso siamo accolti da una cascata luminescente interattiva (Particle Falls, 2010-2011): una videoinstallazione che riproduce la presenza di particolato nell’aria, rilevata in tempo reale, grazie  a strumenti scientifici come il nefelometro. Nella rassegna compare anche il video della Particle Falls realizzata nel 2010 a San Jose in California e proiettata sulla facciata di un palazzo cittadino, in modo che i passanti potessero tenere monitorato lo stato di salute dell’aria. E ancora due vecchie Fiat 500, simbolo del boom economico italiano, ma anche principali mezzi di inquinamento atmosferico delle nostre metropoli. La prima in Breather (2011) è racchiusa da una sorta di polmone trasparente che gonfiandosi e sgonfiandosi sembra essere vicino al soffocamento. La seconda in Cloud Car (2011) assorbe tramite pompe e filtri le proprie emissioni di anidride carbonica per sensibilizzare lo spettatore sulla quantità di gas nocivi prodotti dalle auto. Queste installazioni richiamano il video Breather del 2010 a New Delhi in India, dove un’utilitaria è chiusa in un pallone che pare respirare, attivato dai movimenti del pubblico attraverso alcuni sensori. A New Delhi quasi ogni ora muore una persona a causa di malattie respiratorie. Similmente, la potenza della tempesta è raccolta nel suono, che diventa un fragore rimbombante con la furia dell’Hurricane Bob, il tornado che nel 1991 ha investito la costa orientale degli Stati Uniti con gravissimi danni.

Andrea Polli, Breather, 2011
Andrea Polli, Breather, 2011

Così, nella serra del Pav, sensori di rilevamento trasformano in dati acustici i rumori delle turbolenze che sono riprodotti in una sorta di “continuum musicale” (Atmospherics/Weather Works, 2001-2011), mentre uno schema illustra l’andamento che ha avuto l’uragano. Questo processo di “sonificazione” è presente anche in N, 2006, in cui i dati atmosferici raccolti al Polo Artico sono tradotti in suoni, accompagnati dalle immagini dello scioglimento dei ghiacci. Il Polo, tanto remoto e inospitale, in fondo non è poi così distante da noi, perché il suo riscaldamento ha conseguenze per la vita di tutto il mondo. Altri scenari al limite della sopravvivenza sono proiettati nel video Ground Truth del 2008, ripreso in Antartide. Ai panorami desolati della Dry Valley e del Taylor Glacier si alternano estratti di interviste ai ricercatori della piccola stazione meteorologica di McMurdo, “osservatori meteorologici umani” prima ancora dei loro strumenti di analisi. Le opere di Andrea Polli e Chuck Varga, a volte così intrise di tecnologia e dati scientifici, sembrano mancare del piacere del godimento estetico, eppure sanno emozionare ed è un’emozione profonda, quasi ancestrale, perché quando ci sforziamo di capire che cosa abbiamo di fronte e comprendiamo il riferimento sotteso al lavoro, avvertiamo quella sensazione di inferiorità rispetto alla potenza della natura, quel senso di mistero e di pericolo per le catastrofi ambientali che stanno avvenendo, un disagio, un fremito, ma anche un positivo desiderio di cambiamento e miglioramento. Il pubblico, ovviamente, già sensibilizzato sui problemi legati all’ inquinamento, partecipa quindi con cognizione di causa e curiosità. Per innovare è essenziale essere informati, comunicare e ricevere informazioni. Così l’installazione web Hello Weather! 2008-2011 connette cinque diverse stazioni meteorologiche, a Zurigo, New Delhi, Los Angeles e due a New York. Artisti, ecologisti, scienziati, curiosi possono scambiarsi notizie e commenti sul clima, che vengono riassunti e organizzati in grafici e tabelle. Naturalmente, è l’energia solare (non inquinante)  che alimenta il sistema.

Vera Agosti

D’ARS year 51/nr 208/winter 2011

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