D’ARS N.197 – MARZO 2009

Limite illimitato(?) – Marcello Sèstito

L’arte ha sempre spostato i confini del proprio operare destinandoli ad un altrove che richiede le sue letture non sempre nel tempo del vissuto quanto in quello a venire. Come se l’oggetto esposto all’attenzione del pubblico, seppur ridotto ad un unico utente, attendesse un futuro prossimo pronto ad accoglierlo nella sua evidente capacità previsionale. L’arte sposta così il terreno del suo operare come chi munito di uno strumento affilato traccia solchi e apre trincee. Ma almeno tre condizioni si impongono alla stessa delimitandone l’operatività…

NUOVI ORIZZONTI

  • La soglia proibita – Pier Luigi Capucci

…Proseguendo la riflessione sulle “Soglie”, abbiamo pensato di dedicare questo numero di “Nuovi Orizzonti” a una delle soglie più discusse dall’umanità, ben prima di Darwin, ma anche più attuali, perché per estensione riguarda anche il nostro rapporto con l’alterità biologica, con l’ambiente in cui viviamo, con il pianeta, con la sostenibilità delle nostre azioni: le soglie tra uomo e animale, e, più in generale, tra esseri viventi… (continua)

  • La soglia tra umano e non-umano – Roberto Marchesini

La netta separazione tra l’uomo e le altre specie rappresenta il presupposto fondativo della nostra percezione identitaria, un confine avvertito come pericoloso, ambiguo, derivale e tuttavia carico di significati e fonte di problematicità. Dall’animale “aperto al mondo” dell’ottava Elegia duinese di Rilke all’animale “povero di mondo” in Heidegger, vale a dire da una visione che esalta la totale libertà di immersione e panopticon del non umano a una che viceversa gli nega qualunque forma di possibilità disvelativa, l’eterospecifico viene letto come nettamente distinto dall’uomo. Lo stereotipo dell’animale quale essenzialmente diverso, estraneo da qualsiasi contiguità, addirittura speculare nelle qualità, è nella cultura occidentale il caposaldo che sostiene una visione solipsistica della nostra specie e basa la dignità dell’uomo sull’unicità e lontananza e su un suo presunto carattere speciale… (continua)

  • Biologia, cultura, invarianti – Antonio Caronia

(…) un’antropologia che sia “scientifica” (non “scientista”, che tenga conto cioè delle acquisizioni della scienza, non che pretenda di dare alla scienza l’esclusiva della conoscenza), un’antropologia scientifica, si diceva, dovrebbe insistere più sulla continuità che sulla discontinuità fra l’uomo e gli altri animali. La percezione che noi umani abbiamo di noi stessi è viziata dallo strumento che media e complica la nostra visione del mondo, il linguaggio. È indubbio che nessun’altra specie animale su questo pianeta possieda uno strumento neanche lontanamente simile al nostro, ma ciò non significa che l’origine del linguaggio non sia profondamente e saldamente radicata nella nostra biologia… (continua)

Bio art is a new direction in contemporary art that manipulates the processes of life. Invariably, bio art employs one or more of the following approaches: 1) The coaching of biomaterials into specific inert shapes or behaviours; 2) the unusual or subversive use of biotech tools and processes; 3) the invention or transformation of living organisms with or without social or environmental integration. It is in the latter, however, that it reveals its most radical vector, precisely because it works in the living —that is, living in the most ordinary sense of the word, from a single cell to a mammal…

Across the YOUniverse – Martina Coletti, Cristina Trivellin

…è valsa la pena di saltare su un aereo per visitare la Biennale Internazionale d’Arte Contemporanea di Siviglia (BIACS3, 2 ottobre 2008 – 11 gennaio 2009), edizione interamente dedicata all’arte legata alle nuove tecnologie e per questo affidata alla curatela di Peter Weibel. La biennale, pensata in modo da far sentire il pubblico come il vero protagonista della manifestazione, presentava all’inizio del percorso espositivo nel CAAC (Centro Andaluso d’Arte Contemporanea) la scritta:You the public are the center of the youniverse, un invito a riscoprire l’esistenza di ognuno e di ogni cosa in base all’esperienza con ciò che ci circonda -a partire da noi stessi- ma anche a riflettere sul fatto che l’arte non è per la massa ma della massa…

PIPILLOTTI  RIST: Pour your body out (7534 Cubic Meters) – Stefania Carrozzini

Immaginate di essere circondati da un prato immenso, da un campo di tulipani, da alberi, da fiori, dai frutti. Di nuotare e di planare all’improvviso su una distesa verde. Di percepire all’unisono l’alto e il basso, il dentro e il fuori. Immaginate di essere nell’Eden. No, non è un sogno guidato da svegli. E’ la video-installazione di Pipillotti Rist: Pour your body out (7534 Cubic Meters), un invito ad andare oltre, ad uscire dal proprio corpo, ma rimanendo consapevoli con lo sguardo…

Adesso è ora che io vada… a Fabrizio De Andrè – Viola Lilith Russi

(…)Due canzoni fra le centinaia che scrisse e cantò Fabrizio De Andrè, a dieci anni dalla sua scomparsa segnalano elegantemente una disarmante attualità. Due piste, due fiumi. Forse la giusta e la cattiva strada. Ma a pensarci bene…la strada? E’ terribile, agghiacciante, annichilente, la strada non c’è più. Quella cantata da Fabrizio De Andrè, quella che prende lo stomaco per le sue meraviglie, per i personaggi che trasudano gioia e incantano di dolore, il luogo in cui si cresce, si conosce, si sperimenta, non la si vede più…

Chi getta semi al vento farà fiorire il cielo. Intervista di Alberto Mattia Martini a Ivan il Poeta

Alberto Mattia Martini: Chi è Ivan Il Poeta?
Ivan il Poeta: Quel che spesso ripeto è che “scrivo poesia”, quindi direi che l’appellativo di poeta che segue il mio nome è perfettamente calzante. Solo, a differenza della poesia che si scrive e diffonde (malamente) oggi, io pubblico su pagine in cemento, tra le vie del mondo e soprattutto tra e per la gente. (…) La poesia di strada e l’assalto poetico nascono da un’istanza di critica sociale più che letteraria. E’ precipitare parole tra le strade con la convinzione di sapere la poesia relegata negl’angoli bui del nostro vivere, con la percezione del sentire sempre più forte la risacca dell’onda dell’invisibile. Ho iniziato circa 6 anni fa scrivendo su muri e parapetti alcune mie scaglie (brevi aforismi), per poi dipingere tra le righe delle serrande i miei versi, passando dall’affiggere grandi manifesti con le mie poesie in italiano, arabo, spagnolo e francese…

L’Anima e l’Acqua Silvia Venuti

E’ inserita nel Progetto EnergiAcqua, ideato dalla Fondazione DNArt, la mostra Anima dell’Acqua, allestita a Milano, a Palazzo Reale. L’evento, di grande spessore culturale, curato da Elena Fontanella e Cosimo Damiano Fonseca, propone contenuti e valori radicati nella civiltà mediterranea. Un’atmosfera altamente suggestiva introduce al tema dell’acqua: la determinano la grande installazione di Plessi, con video a mostrare il liquido fluire, e antichi busti di filosofi, presenti con le loro riflessioni. Questo affrontare l’argomento da più versanti, tra antichità e modernità, attraversando implicazioni simboliche, mitologiche, artistiche, letterarie e antropologiche, costituisce l’originale taglio concettuale dell’esposizione.

Ri-pensare l’arte concettuale Clara Carpanini

Che cosa significa (ri)pensare l’arte concettuale in termini storici? Come si può leggerla nel suo sviluppo attraverso il tempo e, soprattutto, attraverso le pratiche messe in atto? Attorno a queste domande Jan Verwoert ha sviluppato il suo intervento alla Staedel di Francoforte, lo scorso gennaio. Un’occasione per apprezzare dal vivo questo giovane e brillante critico, redattore di Frieze, autore della monografia Bas Jan Ader – In search of the miraculous (2006), insegnante al Piet Zwart Institute di Rotterdam e, recentemente, co-curatore della Biennale di Sheffield (2008) e tra gli ospiti del progetto Night School al New Museum di New York con l’incarico di curare un mese di conferenze per il pubblico. Ricostruiamo, innanzitutto, le premesse da cui è partito per avventurarsi nel percorso, talvolta intricato, del concettuale…

Madi, dalle origini all’attualità Paola Silvia Ubial

Quando nel 1946 a Buenos Aires, Carmelo Arden Quin dava lettura del manifesto Madi, teorizzava alcuni assunti che avrebbero dato significativo contributo al processo di svecchiamento dell’arte iniziato da qualche anno attraverso il dibattito sorto nel milieu culturale della capitale argentina, che vedeva la presenza di letterati, intellettuali ed artisti legati alle avanguardie europee, tra i quali Lucio Fontana e Joaquìn Torres-Garcia. Il movimento Madi, in realtà, era già in nuce nell’estate del 1944 quando venne pubblicato l’unico numero della rivista Arturo da parte dello stesso Arden Quin con Edgar Bayley, Vincente Huidobro, Gyula Kosice, Tomàs Maldonado, Murrillo Mendes, Lidy Prati, Rhod Rothfuss e Joaquìn Torres-Garcia…

Mimmo Mammola e Medoro, il Signor Bonaventura, la Pimpa e Cocco Bill – Martina Ganino

(…) c’è uno spazio che era in origine un lazzaretto e oggi ospita i protagonisti della nostra infanzia; e c’è un giornale per ragazzi, il Corriere dei Piccoli. Sono passati cento anni dalla prima volta che piccoli giovani lettori l’hanno stretto tra le mani fresco di stampa e adesso non esiste più, se non nei ricordi dei bambini di ieri, ma grazie alla Fondazione Corriere della Sera oggi, noi adulti che troppo spesso manchiamo di fantasia e immaginazione, possiamo riscoprire i personaggi amici della nostra infanzia: la milanese Rotonda della Besana ospita infatti fino al 17 maggio una mostra incentrata sul più famoso e conosciuto periodico per ragazzi italiani, quel Corriere dei Piccoli che tutti noi conosciamo e abbiamo letto e amato…

Magnetismo orientale per una visione globale dell’arte – Elisabetta Kluzer

Le fiere si moltiplicano e anche gli artisti. In mezzo a tanta abbondanza poche sono le soluzioni innovative europee o americane che colpiscono il visitatore bombardato da tanti messaggi e da un’infinità di multipli. Sempre più gallerie, sempre più artisti, nessuna grande novità. Solo alcune proposte di provenienza asiatica si può dire che abbiano un forte impatto, per lo meno visivo-innovativo. Questo è quanto si è visto ai primi appuntamenti fieristici di quest’anno, è quanto viene confermato da molte mostre in programmazione nei prossimi mesi, ma è soprattutto quanto ha dichiarato in una recente conferenza al Pac di Milano sul ruolo curatoriale la grande Carolyn Christov-Bakargiev. Il tema della cura dell’arte è un tema che non è ancora stato analizzato a sufficienza o compreso fino in fondo…

1959 – 2009   50°Anniversario di D’Ars – Francesco Vecchi

Molti sono gli anniversari importanti, concomitanti con la rassegna MAPPE D’ARTISTA – 1959-2009 il 50° ANNIVERSARIO D’ARS, ospitata dal Museo dell’aeronautica Gianni Caproni di Trento dal 21 marzo: una mostra che vede riunite mappe immaginarie di artisti invitati a crearle, in rapporto a quanto è nato nel loro percorso artistico a partire dal 1959 con e per D’Ars. Nelle mappe i numeri sono necessari per orientarsi nell’imperscrutabile percorso che la vita ci porge…

La mostra Milano in digitale III: uno sguardo sul presente – Morena Ghilardi

Nel 2008 Milano in digitale ha compiuto tre anni di vita concludendo il suo ciclo lo scorso novembre, con la consueta mostra dei vincitori del concorso per giovani artisti. La mostra   Milano in Digitale III, a cura di Morena Ghilardi e Cristina Trivellin, questa volta si è presentata come un caleidoscopico tripudio di tecnologia e poesia grazie alle tredici opere vincitrici che, tutte insieme, raccontavano una storia. Una storia che affonda le radici nella motivazione di questo concorso-mostra under 35, il quale nasce in primo luogo da una domanda e dall’esigenza di riconoscere uno spazio alle nuove sperimentazioni tecnologiche

D’Ars, XXV Premio Signorini – Laura Sansavini

La robotica conosce oggi una crescita straordinaria e non è fantascienza pensare che tra qualche anno i robot saranno indispensabili alla nostra società, non senza problematiche (un argomento già affrontato nel numero 195 di D’Ars dedicato alla “terza vita”). Chi lavora con la robotica, anche in campo artistico, oggi è sempre più spesso spinto a interrogarsi sul proprio ruolo ed entro quali limiti estendere il proprio campo d’azione. Il problema è poi anche sociale o etico, l’arte sempre più bio-tech, è cerbero “ibrido” composto da bios, technology e technè. Non stupisce dunque che molti artisti in tutto il mondo abbiano posto al centro del loro operare l’evoluzione di questa disciplina, cimentandosi anche con gli strumenti robotici. Per questi motivi di stretta attualità, la fondazione D’Ars ha deciso quest’anno di dedicare, per la prima volta in Italia, l’annuale premio Premio Oscar Signorini (istituito nel 1984 in memoria del fondatore di D’Ars) all’arte robotica. Il Premio ha avuto spesso una dimensione anticipatrice, come per esempio nel caso della net art  (1998) e della bioarte (2005)…

L’attualità del pensiero di Silvio Ceccato – Pino Parin

Quando Silvio Ceccato iniziò nel 1963 la sua collaborazione con D’ARS, nel suo primo articolo “cibernetica ed arte” (marzo-Maggio n°2) concludeva dicendo che forse un nuovo capitolo si stava aprendo per la pedagogia nel campo dell’arte. Seppure fosse consapevole della forza innovatrice delle sue idee, non poteva certamente prevedere i promettenti risultati che poi si sarebbero raggiunti con la sperimentazione in campo didattico ed in particolare nell’ambito della fruizione estetica.  Se la scuola ha potuto trarre profitto dalle sue concezioni tanto avanzate (1) l’indicazione certamente più importante, proveniente dai sui studi, riguarda l’apporto che il modello di operazioni mentali, da lui concepito fin dagli anni sessanta al Centro di Cibernetica e di Attività Linguistiche dell’ Università di Milano, può ancora offrire alla robotica nell’affrontare il problema dell’intelligenza artificiale, certamente controverso, ma di cogente attualità.

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