D’ARS N.198 – GIUGNO 2009

53° Biennale di Venezia – MAKING WORLDS: Fare mondi liberi  – Stefania Carrozzini

Questa 53° Biennale nonostante la crisi, si è aperta più viva che mai, circondata  dalle inevitabili  polemiche. Bello il titolo Fare Mondi, un titolo che potrebbe funzionare anche per le future biennali, ma anche per congressi di filosofia, in quanto è omnicomprensivo. Il filosofo e “direttore d’orchestra” Daniel Birnbaum  ha cercato di fare tabula rasa, chiedendosi  “ come può essere condotta oggi la ricerca di un nuovo principio”? La consapevolezza di essere di fronte ad una svolta culturale e creativa è già un fatto da non sottovalutare. Le nuove visioni del mondo sono al di là da venire, e non si dà azione nuova senza un pensiero nuovo che la anticipi.

Biennale di Venezia 2009: recessione culturale o auto celebrazione? – Chiara Carfi

The more things change, the more they remain the same, only the peace is different.

(…) La 53ma Biennale di Venezia è stata per noi la Biennale del glamour; la Biennale dell’Europa (pochi infatti i giornalisti d’oltreoceano); la Biennale delle ingiustificate code davanti a padiglioni volutamente vuoti; la Biennale di video sempre più inintelligibili; la Biennale di interminabili e noiose didascalie; la Biennale dell’astrazione; la Biennale “dell’IKEA”, con padiglioni nazionali il cui protagonista arriva a diventare un gatto impagliato che filosofeggia su scaffalature di legno; la Biennale in cui il Leone d’Oro viene dato agli Stati Uniti, paese che si suppone sia in recessione culturale: insomma, ancora volta la Biennale di tanti effetti speciali ma pochi contenuti…

Save Yourself-Uno sguardo ai padiglioni esterni – Simonetta Panciera

Save Yourself. Siamo nei guai seri: chi ci salverà? Indipendentemente dal titolo, sottratto all’ installazione dell’artista neozelandese Francis Upritchard, mi sembra che questa affermazione calzi a pennello al momento che l’arte contemporanea sta attraversando. E’ un comando? Una supplica? Un suggerimento?

Yoko Ono: Anton’s Memory – Alberto Mattia Martini

(…) Uno spirito libero, indipendente, che ha dedicato tutta la sua vita all’arte, intesa come massima estrinsecazione dell’espressività e delle potenzialità dell’animo umano, doti riconosciute anche dalla giuria della 53ma Edizione della Biennale di Venezia, che le ha conferito il Leone d’oro alla carriera con la seguente motivazione: “Una figura chiave nell’arte del dopoguerra; pioniera della performance art e dell’arte concettuale, è oggi una delle artiste più influenti; molto prima di diventare un’icona nella cultura popolare, ha sviluppato strategie artistiche che hanno lasciato una traccia duratura sia nel suo nativo Giappone, sia in Occidente”…

Marc Quinn – Valentina Tovaglia

Immaginiamoci la corolla di un grande fiore: come fossero petali, le opere e le grandi installazioni di Marc Quinn, collocate in corrispondenza dei principali monumenti e luoghi storici della città di Verona, dal cuore pulsante della Casa di Giulietta a Piazza Bra, da Porta Borsari al Museo di Castelvecchio, si amalgamano nella mostra Il Mito, curata da Danilo Eccher e compresa nel cartellone degli eventi collaterali alla 53. Esposizione Nazionale d’Arte – La Biennale di Venezia. Marc Quinn, nato a Londra nel 1964, si è affermato negli anni Novanta con gli Young British Artists –gruppo eterogeneo riconosciuto a livello internazionale già dalla 45. Biennale di Venezia del 1993…

Il centro d’arte contemporanea di Punta della Dogana: un nuovo dialogo tra il patrimonio artistico italiano e la contemporaneità internazionale – Elisabetta Kluzer

(…) Nel 2006 la Città di Venezia bandisce un concorso per la creazione di un centro d’arte contemporanea a Punta della Dogana, presentano la loro candidatura la Fondazione Solomon R. Guggenheim e Palazzo Grassi. Quest’ultimo il 27 aprile 2007, si aggiudica il concorso con un progetto di Tadao Ando stipulando una convenzione con la città di 33 anni. Il 21 gennaio 2008 cominciano i lavori di restauro che si concludono, in soli quattordici mesi, il 16 marzo 2009. L’ex porto monumentale di Venezia, con la sua forma perfettamente triangolare, viene dunque completamente restaurato e votato a centro d’arte contemporanea, sede permanente delle opere dalla collezione di François Pinault…

Al Limite …Venezia Salva – Viola Lilith Russi

Se ci si rinchiude ai Magazzini del Sale arrestando l’ansia da padiglione, Venezia è Salva. Si salva da noi e forse dentro di noi. Quale evento collaterale della 53° edizione Biennale d’arte contemporanea, la mostra “Venezia Salva” – omaggio ai cento anni dalla nascita di Simone Weil (1909-1943), filosofa francese nonché autrice della tragedia incompiuta i cui appunti sono stati riuniti in “Poèmes suivis de Venise sauvée” (Gallimard, Paris 1968), vede la partecipazione di 27 artiste fra cui Carol Rama, Maria Lai, Carla Accardi, Lara Favaretto, impegnate nella realizzazione di un libro-cahier ispirato all’interpretazione weiliana della congiura degli spagnoli del 1618 contro la Serenissima… Ci si intrufola dunque fra le pagine d’artista e la storia comincia…

NUOVI ORIZZONTI

(….) Gli attuali orizzonti scientifico-tecnologici, tuttavia, spingono le soglie del corpo ben più lontano. Le estendono al non umano, per esempio alla comunicazione con entità robotiche, oppure con altri esseri viventi, in particolari con specie distanti da noi come i pesci: è il caso della ricerca di Louis Bec che, si potrebbe dire, insegue un’idea di “empatia interspecie”, di “comunicazione universale” che non può essere basata, evidentemente, sul simbolico – che è una peculiarità quasi esclusivamente umana – ma proprio sulla corporeità, sulla dimensione sensoriale, che tutti gli esseri viventi posseggono. In un altro campo le interfacce cerebrali permettono al corpo di controllare dispositivi con il pensiero, come emerge dal lavoro condotto in alcuni centri di ricerca per sopperire a handicap corporei gravi e dalle prime, semplici, applicazioni commerciali di Mattel e Emotiv System in ambito ludico. Ricerche e applicazioni che consentiranno di fare con le macchine ciò che probabilmente non siamo mai riusciti a fare con altri umani: comunicare col pensiero…

In neurofisiologia, la soglia percettiva è la soglia di percezione al di sotto della quale uno stimolo sensoriale non viene avvertito. E’ una misura di sensibilità. In fisica è il limite inferiore, il valore perché un agente produca un certo effetto. Un esempio di utilizzo della soglia è “L’Italiana in Algeri” di Gioacchino Rossini, costruita su un limite instabile tra armonia e follia, specie del primo atto, che presenta una rigida impalcatura formale e contiene una musica che altro non è se non «follia organizzata» (Stendhal), organizzata appunto in un meccanismo chiamato a inglobare quella «comicità ritmica», (Luigi Rognoni), che ha fatto accostare i meccanismi del comico dell’Italiana a certe gag del cinema muto (Chaplin, Keaton, ma anche Jackass, 2000, e Wild Boyz, 2003)…

Pubblichiamo in questo numero un estratto dall’intervista di Gaynor Evelyn Sweeney a Jens Hauser in occasione della mostra Sk-interfaces, che ebbe luogo a Liverpool dal 1 febbraio 2008 al 30 marzo 2008 al Centro FACT; in essa viene approfondito e discusso il concetto di corpo come soglia dal curatore di origine tedesca che sta portando avanti con coerenza e determinazione, la riflessione estetica contemporanea nelle sue declinazioni più controverse e nei punti di congiunzione con etica, eugenetica, ecologia, ibridazioni. Nella mostra a Liverpool diciassette artisti internazionali hanno esplorato, attraverso diversi processi tecnologici, creativi e scientifici, il concetto di liminarità: quei particolari cambiamenti e transizioni dello ‘stare nel mezzo’ dell’attuale clima socio-culturale…

  • Human Enhancement Aesthetics to provide knowledge about aesthetics of radical human enhancement – Natasha Vita-More

Of all the new media impacting the arts, the media of human enhancement may be receiving the most socio-political attention but the least artistic enthusiasm. Recently there has been an increase in the number of formal discussions of human enhancement technologies amongst artists, designers and curators. In 2008, “Human Enhancement Technologies: The Role of Art and Design” spearheaded social and ethical implication of enhancement technologies. In 2009, “Human Enhancement & Nanotechnology Conference” and FACT’s “Human Futures” programme breached a gap in science and art with discussions of aesthetics norms and ethics. Nonetheless, the elements of aesthetics in engaging human enhancement were of less consequence.

Down Under – Clara Carpanini

Per raccontare l’Australia di oggi – o almeno per riuscire a metterla a fuoco – credo sia necessario affidarsi a storie molto diverse tra loro, storie che spesso non s’incrociano nonostante il comune intento di ri-significare una terra e di definirsi in relazione ad essa. Dopo aver fatto tabula rasa della civiltà aborigena attraverso uno sterminio umano e culturale sistematico, riconosciuto ufficialmente soltanto l’anno scorso dal neoeletto primo ministro Kevin Rudd con la sua storica apology nei confronti della Stolen Generation, mai come qui il sogno coloniale è stato coltivato e, in parte, realizzato ad ogni costo (…) Una mostra che ho trovato affascinante e utile per approfondire la questione identitaria di questo continente è stata Inheritance, tenutasi all’Australian Center of Photography di Sydney, dove undici autori si sono confrontati sul tema della famiglia nella società australiana contemporanea partendo dalla celebre serie Scarred for life di Tracey Moffatt….

Cai  Guo-Qiang: Quiero creer/I want to believe – Cristina Trivellin

Si è inaugurata il 17 marzo scorso a Bilbao e proseguirà fino al 6 settembre la mostra antologica I Want to believe, retrospettiva dell’artista cinese Cai Guo- Quiang. (…) La mostra è tra l’altro reduce dal successo ottenuto lo scorso anno presso il Guggenheim della grande mela (vedi D’Ars 194 Tutti pazzi per l’oriente, a firma di Chiara Carfì e della sottoscritta), anche se la versione “Europea” permette a Cai Guo-Quiang di uscire maggiormente allo scoperto nella sua ricerca intellettuale ed estetica…

Luca Pignatelli. Lo sguardo dentro la Storia – Silvia Venuti

Luca Pignatelli, prima di rappresentare l’Italia alla 53° Biennale di Venezia, ha trionfato a Nizza con tre esposizioni in contemporanea, al MAMAC, alla Galerie des Ponchettes, alla Galerie de la Marine, nel quadro di un progetto che vuole proporre il lavoro degli artisti italiani e, che è già iniziato, gli scorsi anni, con le personali di Zorio, Anselmo, Calzolari, Pistoletto. Nelle sue opere, si attua il recupero della memoria storica individuale e universale: una Storia vissuta dall’interno, sentita in ogni suo passaggio di paura, fatica, violenza, ineluttabilità….

Il cuore dell’Abakanowicz alla Fondazione Pomodoro – Marco Caccavo

Prendete un’architettura industriale reinventata ad open space espositivo e piazzateci installazioni che scavano l’anima: benvenuti alla Fondazione Arnaldo Pomodoro, in scena c’è la personale della polacca Magdalena Abakanowicz. L’artista, settantenne all’anagrafe, ma “pascoliana” d’animo, dona forma ad  emozioni figlie di un secolo, il novecento, imbastardito dal nichilismo e dal pensiero totalitarista. Orgogliosamente radicata in Polonia pur essendo girovaga per mestiere, l’Abakanowicz dà forma alle angosce che hanno abitato l’Io del  “secolo breve” utilizzando materiali poveri, come nylon o tela, e di scarto come i fili d’acciaio reperiti sulle rive della Vistola. Acciaio inossidabile appunto, come inossidabile è l’esperienza che ti incide la carne…

Vitruvius  Monzabicanus. Intervista di Marcello Sèstito a Pancho Guedes – Marcello Sèstito

Si è inaugurata a Lisbona, nel centro Berardo di Belem, la mostra sull’opera di uno dei maggiori protagonisti della scena architettonica internazionale, Pancho Guedes, che fece parte del mitico Tim Ten, ed il cui lavoro si è svolto prevalentemente in Mozambico. Attraversate da una sottile ironia, le opere del maestro, tese tra il modo delle rette e quello delle curve, mai tralasciano di occuparsi dell’uomo nella sua interezza. In un eteronimo itinerario artistico dove convive pittura architettura o scultura, in un intreccio serrato di programmi, l’opera del nostro, per alcuni aspetti temeraria ed anticipatrice, non cade all’accademismo di maniera ma traduce gli esiti della ricerca in risultati, alcuni dei quali stupefacenti, intesi come prodotti di una libertà espressiva che non cede a facili compromessi….

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