Dall'archivio D'ARS

Digital Life

Ritorna la mostra Digital Life, rassegna di arte digitale ormai stabile del Festival Romaeuropa, questa volta sul tema del play, nel doppio significato inglese di “suonare” e di “giocare”. La rassegna è infatti tutta dedicata al suono nelle sue varianti e nelle sue possibili interattività. Il rapporto suono-musica è stato sempre uno degli elementi di base della ricerca contemporanea. Nei nuovi media si prefigura fin dall’inizio l’idea di una musica aperta a tutti, superando il confine fra professionalità e spontaneità, e riappare come una costante di ricerca un’idea della musica da cerchio tribale dove tutti producono suoni con dei sassi o dei bastoni. D’altra parte da Satie ai Futuristi e da Varèse a Cage il contemporaneo ci fa giocare (play) con l’idea che la musica è Suono e che il Suono non nasce solo dai classici strumenti ma dalla realtà tutta. (…)

Lorenzo Taiuti
D’ARS year 54/nr 219/autumn-winter 2014 (abstract dell’articolo in italiano)

Veaceslav Druta, Balançoire. Courtesy Festival Romaeuropa
Veaceslav Druta, Balançoire. Courtesy Festival Romaeuropa

Digital Life, a now established digital art exhibition at the Romaeuropa Festival, has returned this year with works linked by the theme of ‘play’, exposing the word’s musical and jocose connotations. The exposition is in fact entirely devoted to sound, to its variants and to its possible interactivity. The relationship between sound and music has always been one of the basic elements of contemporary artistic research. New media, since their very conception, have been exploring the idea of a music that is accessible to all, searching a way to overcome the line between professionalism and spontaneity. The idea of music from the tribal circle, where everybody produces sounds using stones or sticks, is recurrent in this field of artistic research. On the other hand, from Satie to the Futurists, from Varèse to Cage, the contemporary also plays with us, toying with the idea that music is Sound and that Sound does not come only from traditional instruments but from reality itself. (…)

Lorenzo Taiuti
D’ARS year 54/nr 219/autumn-winter 2014 (abstract dell’articolo in inglese)

 

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