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Edward Kienholz e l’anti-narcisismo dell’arte

Repulsione e immaginario quotidiano convivono nelle opere di Edward Kienholz ospitate per la prima volta in Italia dalla Fondazione Prada di Milano. Five Car Stud è il titolo e il nucleo centrale della mostra

Fondazione Prada - Kienholz
Edward Kienholz, Five Car Stud, 1969-1972 (dettaglio) Tableau tecnica mista. Dimensioni variabili Copyright Kienholz Courtesy L.A. Louver, Venice, CA. Foto ©Tom Vinetz 2011

Artista americano autodidatta Edward Kienholz (1927-1994) si fa notare dalla critica internazionale a partire dagli anni ‘60 quando, in seguito a un’esposizione di assemblaggi presso il Moma di New York, attira l’attenzione di Pontus Hulten, curatore e critico tra i più influenti nel panorama dell’arte contemporanea, che negli anni ’70 gli dedicherà una serie di mostre in diverse città europee.

Anti-narcisista per indole, Kienholz si scaglia contro tutto ciò che è connesso al mondo delle merci e dei materiali industriali, elementi tipici della Pop Art e del Minimalismo, cercando di trasformare – attraverso un’ottica legata all’immaginario realistico – elementi e situazioni quotidiane attraverso la sua “arte della repulsione”. Ripugnante è l’essere umano nelle sue bassezze, la tragicità del vivere, la solitudine e l’indecente atteggiamento sociale, non sublimato dall’artista ma utilizzato come strumento per far risplendere l’universo basso e popolare dove, come sottolinea il curatore della mostra Germano Celant, “il macabro e lo sporco, il povero e il lurido rappresentano una bellezza nuova e sorprendente”.

Edward Kienholz Jody, Jody, Jody, 1993-94 Tableau tecnica mista
Edward & Nancy Reddin Kienholz Jody, Jody, Jody, 1993-94, Tableau tecnica mista,243.8 x 302.3 x 152.4 cm Copyright Kienholz, Courtesy L.A. Louver, Venice, CA.

La carriera di Kienholz inizia con assemblaggi di piccole dimensioni  Ore the Ramparts We Watched, Fascinated (1959) opera presente in mostra nella quale i mobili recuperati dall’artista sono accostati alla figura umana riprodotta in scala reale. I famosi “tableaux” o “environmental assemblages” vengono utilizzati per rappresentare in maniera diretta scene di morte, guerra, sesso, violenza contro le donne, discriminazione razziale e intolleranza religiosa, divenendo protesi della vita reale. Il protagonista delle opere è spesso un essere umano riprodotto in dimensioni reali e realizzato o con avanzi di manichini ed elementi di recupero spesso consumati o con calchi in gesso di persone reali. Questi elementi conferiscono all’opera un aspetto estremamente realistico che provoca empatia con lo spettatore, il quale vive una condizione imprescindibile di voyerismo attrattivo/repulsivo e partecipa attivamente al significato insito nell’installazione.

Nel 1972 inizia il sodalizio artistico con la moglie Nancy Reddin, con la quale cofirmerà tutti i lavori realizzati da allora sino alla sua scomparsa. Le opere prodotte dai coniugi Kienholz indagano il lato oscuro e patologico del modello culturale e sociale dell’America e dell’Occidente in generale: gli schermi televisivi sono presi di mira e riprodotti negli assemblaggi come elementi invasivi e perversi in grado di violentare e manipolare le informazioni.

The Death Watck (1976) e The Twilight Home (1983) presenti in mostra ne sono l’esempio. Ironizzano sulla religione 76 J.C.s Led The Big Charade (1993-94) e sulle istituzioni americane The Caddy Court (1986-87).

Edward Kienholz Five Car Stud, 1969-1972
Edward Kienholz, Five Car Stud, 1969-1972 – Tableau tecnica mista, Dimensioni variabili. Copyright Kienholz, Courtesy L.A. Louver, Venice, CA. Foto ©Tom Vinetz 201

I Kienholz non risparmiano neanche il razzismo, ma stavolta senza ironia: Five Car Stud è esposta al pubblico per la terza volta dopo quasi quarant’anni di deposito presso le collezioni di un magnate giapponese. Una sala buia, isolata, ricoperta di sabbia è dedicata alla macabra scena di un’aggressione razziale da parte di 5 uomini bianchi mascherati nei confronti di un afroamericano. Attorno a loro ci sono solo i fari di quattro automobili e di un pick-up, una donna impaurita, un ragazzo che fa da guardia, automobilisti inermi. Lo spettatore si trova a vivere una situazione da incubo, è immerso in una dimensione violenta accentuata dalla tranquillità della musica folk che scorre in sottofondo.
La mostruosità del perverso vive attraverso un’opera in grado di comunicare il suo essere superiore alla realtà: bloccare il tempo e restituirci l’immagine che da quel momento durerà per l’eternità. È questa la nuova grande bellezza firmata Kienholz.

Flavia Annechini

Edward Kienholz- Five Car Stud
A cura di Germano Celant
Fondazione Prada Milano
Dal 1 maggio al 31 dicembre 2016
Lun-Giov 10-20 / Ven-Dom 10-21
Chiuso il martedì

 

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