Fotografia

Elger Esser. Sublime ma non troppo

Elger Esser. De sublime: gli scatti del fotografo tedesco allievo di Bernd Becher in mostra alla Fondazione Stelline di Milano

Fondamente Nove, Italia, 2002 © Elger Esser 2017. Courtesy Galleria Alessandra Bonomo
Fondamente Nove, Italia, 2002 © Elger Esser 2017. Courtesy Galleria Alessandra Bonomo

Dei fotografi della “Scuola di Düsseldorf” – Thomas Struth, Andreas Gursky, Candida Höfer, Thomas Ruff; tutti allievi di Bernd e Hilla Becher tra la metà degli anni Settanta e la metà dei Novanta – Elger Esser è il più giovane e il meno caotico. Vale a dire, laddove i suoi compagni d’accademia lavorano per addizione, riempiendo l’obiettivo con scaffali di supermercati stipati all’inverosimile o con le affollate mensole di una biblioteca, lui opera all’opposto per sottrazione.

Le sue vedute – per lo più marine, paesaggi fluviali e campagne d’Europa – sono tutte cielo e terra, due campi uniformi di colore che si incontrano lungo la linea dell’orizzonte, tra i quali stanno come sospesi resti di architetture del passato (e qui si vede l’impronta dei maestri).

Ameland Pier I, Paesi Bassi, 2000 © Elger Esser 2017. Courtesy Galleria Alessandra Bonomo
Ameland Pier I, Paesi Bassi, 2000 © Elger Esser 2017. Courtesy Galleria Alessandra Bonomo

Questa presenza ingombrante della natura, unita alla dimensione delle stampe (fino a quasi due metri di larghezza), ha fatto spesso parlare di pittura romantica e di sublime, come nel titolo di questa mostra alla Fondazione Stelline di Milano. Certamente nei paesaggi di Esser la natura suscita in noi quel senso di grandezza (sua) e piccolezza (nostra), ma in essi non c’è traccia di quella costante minaccia che permea le tele di Friedrich e soci.

Niente temporali in arrivo. Niente burrasche. Sono grandi panorami calmi, silenziosi, dalle tinte pastello. Ecco una polverosa veduta di Matera (dove dominano le tinte ocra); lo scorcio di un pontile ad Ameland, in Olanda (tutto giocato sul blu); il famoso Giardino di Ninfa a Cisterna di Latina, con i ponti di pietra seminascosti dalla vegetazione (la più romantica); l’isoletta della Madonna del Monte nella laguna veneta, con le rovine della polveriera d’inizio Novecento, e il ponte sospeso (1842) di Torray-Charente, in Francia (le più becheriane).

Tonnay I, Francia, 1997 © Elger Esser 2017. Courtesy Galleria Alessandra Bonomo
Tonnay I, Francia, 1997 © Elger Esser 2017. Courtesy Galleria Alessandra Bonomo

A Elger Esser piace anche sperimentare. Collezionista di cartoline d’epoca (ne ha a migliaia), le fotografa, le ingigantisce e le ripassa a colpi di pennello, ottenendo dei paesaggi che potremmo definire puntinisti – sulla stessa linea si collocano le piccole eliografie, nelle quali sfruttando la vecchia tecnica di stampa ottiene un effetto di sfocatura che le rende simili a delle pitture.

Ma l’apice di questa bella antologica alle Stelline di Milano, e forse della produzione intera di Esser, sono le straordinarie stampe su lastre di rame argentato, che si accendono di mille riflessi grazie alla superficie specchiante del metallo, con un cielo che ora sembra fatto di mercurio liquido, impossibili da riprodurre, che sia sulla carta del catalogo o sullo schermo del computer, il cui effetto si può godere solo dal vivo.

Stefano Ferrari

Elger Esser. De sublime
A cura di Enrica Viganò e Alessandra Klimciuk
20 aprile – 25 giugno 2017
Fondazione Stelline, Milano

 

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