Dall'archivio D'ARS

Global Direct

Cos’è successo? Probabilmente è ancora presto per apprezzarne le reali conseguenze. Ma il 25 gennaio di quest’anno in Grecia vince le elezioni il partito della sinistra (radicale) Syriza, e in Spagna l’attivismo di Podemos riscuote un successo che sembra quasi superare quello italiano del Movimento 5 Stelle.
Il dato politico (probabilmente antropologico) macroscopico che appare evidente, come se si fosse accesa una spia rossa lampeggiante che disturba il politichese europeo, è la preoccupazione per la perdita del ruolo decisionale dell’individuo o, addirittura, dello Stato in favore di un potere sovranazionale. È il caso della reazione della Troika alla crisi greca e le relative misure di austerity imposte al paese, scatenanti la controreazione elettorale in favore di una propaganda definita, banalmente, antieuropea. È la reazione populista, con accezione non necessariamente negativa, ad un’occupazione economica e quindi sociale di un paese che ormai ha dimenticato le quote dell’olimpo precipitando in maniera sgraziata. Ancora più interessante, però, appare il lavoro del partito spagnolo Podemos. Infatti se il partito di Tsipras nasce all’interno della tradizione politica della sinistra greca, Podemos è una diretta emanazione del Movimento 15-M (Indignados). Il tentativo di restituire un ruolo politico alla cittadinanza, all’individuo, alla sua capacità decisionale e critica.
Se l’attivismo (Indignados) produce possibili forme di governo, quindi organigrammi politici inediti, l’estremizzazione progettuale di tale processo è l’utopia in quanto tale: il tentativo di portare alle estreme conseguenze il potere legislativo, esecutivo e giudiziario, in una sorta di ridefinizione dei confini tra controllore e controllato.
L’estremizzazione linguistica, la cui conseguenza diretta è il trauma (forma di accrescimento intellettuale), può essere considerata il modus operandi della comunicazione culturale, e quindi anche di quei tentativi di riflessione politica (programma elettorale) che vedono come risultato ultimo la restituzione di un’opera (d’arte). Non è quindi un caso che alla domanda se esistono esperienze che hanno avuto una loro applicazione pratica simili alla costruzione del percorso politico/concettuale del nuovo progetto Global Direct (2014), Paolo Cirio, artista torinese di nascita ma newyorkese d’adozione che da tempo si occupa di net art, risponda anche citando il caso spagnolo. (…)

Andrea Tinterri
D’ARS year 55/n. 220/spring 2015 (incipit dell’articolo)

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