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Greater Torino

Greater Torino è la mostra annuale che dal 2010 la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo dedica ai giovani artisti che hanno nella città il proprio terreno d’azione. La formula prevede l’invito di due partecipanti1 che espongono le loro opere le une accanto alle altre in una doppia personale, stimolando un inedito dialogo tra le rispettive ricerche. Quest’anno le curatrici Irene Calderoni e Maria Teresa Roberto hanno chiamato Alessandro Sciaraffa (1976) e il duo Alis/Filliol – al secolo Davide Gennarino (1979) e Andrea Respino (1976) – e il risultato è una mostra interessantissima e ricca d’inventiva, che affianca sperimentazione plastica e sonora.

Alis/Filliol, Alieno, 2013. Una di otto opere della serie (particolare). Plastilina, truciolare, 143x22x22 cm cad.
Alis/Filliol, Alieno, 2013. Una di otto opere della serie (particolare). Plastilina, truciolare, 143x22x22 cm cad.

Alis/Filliol muovono dai soggetti più frequentati della statuaria classica, che deformano e imbruttiscono creando figure nuove, potenti e terribili. I materiali nobili sono sostituiti coi polimeri industriali e i derivati della plastica. Ecco che le teste di marmo dei patrizi romani diventano otto volti liquefatti e coloratissimi di plastilina, poggiati su banali pilastri di truciolato (Alieno, 2013); il monumento equestre, un tempo di bronzo, è ora fatto di poliuretano espanso, nero come il petrolio, abbattuto e mezzo sciolto (Mofocracy, 2012); e così è ridotto pure il torso di quello che dev’esser stato un colosso, ora mutilato e senza lineamenti, fuso alle ginocchia a una grande portantina (MofoBOG, 2013). Le altre due opere giocano con la tecnica del calco. Per Robopac (2010), i due artisti si sono fatti impacchettare da una macchina industriale per l’imballaggio in nylon, per esporre poi il guscio di plastica formatosi attorno a loro e che porta nel vuoto al suo interno il ricordo dei loro corpi. Similmente è realizzato Ritratto di fantasma II (2010), orrenda sagoma bitorzoluta d’un verde ectoplasmatico, sospesa su una leggera struttura di legno.

Alis/Filliol, MofoBOG, 2013. Poliuretano espanso, pigmenti, sabbia silicea, argilla, ferro, 350x150x700 cm
Alis/Filliol, MofoBOG, 2013. Poliuretano espanso, pigmenti, sabbia silicea, argilla, ferro, 350x150x700 cm

Alessandro Sciaraffa espone tre lavori che segnano le tappe della sua ricerca sul suono. Bell Tower (2008) è un futuristico campanile quadrato che al posto delle tradizionali campane usa dodici piastre d’ottone, percosse da una serie di martelletti controllati da un algoritmo che propone sequenze di rintocchi sempre diverse. D’ottone sono anche i sei nastri che compongono Supernatural (2013), percorsi da onde radio a bassissima frequenza captate nella ionosfera, che, vibrando, riverberano tra le pareti del museo generando melodie “extraterrestri”. In Trrr 2 (2010) il suono si trova piuttosto all’interno dell’opera, laddove l’onomatopea nel titolo imita il fruscio della trottola mentre incideva la sua traiettoria su cinque sottili fogli (ancora d’ottone). Alle tre opere sonore se ne aggiunge una quarta che rammenta la pratica multimediale di Sciaraffa: 42 fogli di carta fotografica emulsionata all’argento impressionati da una fiamma ossidrica (Scintilla, 2010).

Alessandro Sciaraffa. Bell Tower, 2008. Ottone, acciaio, elettrobattenti, martelli, centralina elettronica, cavi elettrici, 250x250x70 cm
Alessandro Sciaraffa. Bell Tower, 2008. Ottone, acciaio, elettrobattenti, martelli, centralina elettronica, cavi elettrici, 250x250x70 cm

La sorpresa di questa bella mostra non sta solo nelle singole opere esposte, raffinate e originalissime, ma anche nel perfetto equilibrio che le bilancia, tra silenzio e voce, potenza e leggerezza, volume ed evanescenza, completandole reciprocamente; proponendo un inaspettato e felice sodalizio che speriamo abbia altre occasioni di esprimersi.

Stefano Ferrari

 

Greater Torino
08 maggio – 15 settembre 2013
Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino

 

[1] Paola Anziché e Paolo Piscitelli nel 2010; Ludovica Carbotta e Manuele Cerutti nel 2011; Rä di Martino e Laura Pugno nel 2012.

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