Cinema

Hannah Arendt di Margarethe von Trotta – 27 e 28 Gennaio in 70 cinema italiani

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In occasione della Giornata della memoria, grazie alla distribuzione di Ripley’s Film e Nexo Digital, si potrà assistere alla proiezione di Hannah Arendt (2012), ultimo film di Margarethe von Trotta. Settanta sale dislocate in diciannove città italiane per un evento di due giorni (27 e 28 gennaio), uno spettacolo speciale in un arco di tempo riduttivo per un’opera – premiata al Toronto International Film Festival, al Deutscher Filmpreis e al Festival dell’Eccellenza al Femminile di Genova – non nuova all’incontro di impedimenti, dagli otto anni per trovare un finanziamento fino all’uscita ritardata in tanti paesi europei e degli Stati Uniti.

Hannah Arendt di Margarethe von Trotta (2012)
Scena dal film “Hannah Arendt” di Margarethe von Trotta (2012). Photo by Véronique Kolber – © 2013 – Zeitgeist Films

Margarethe von Trotta inscena quattro anni della vita di Hannah Arendt, dal 1960 al 1964, quando la filosofa tedesca di origini ebraiche, che nel presente della narrazione vive a New York insieme al marito Heinrich Blücher (con il quale nel 1941 era fuggita negli Stati Uniti), decide di seguire il processo al criminale nazista Adolf Eichmann, prelevato a Buenos Aires dai servizi segreti israeliani e portato a Gerusalemme. In quegli anni Hannah Arendt, interpretata da una straordinaria Barbara Sukowa, ha già pubblicato i testi che la collocano tra i protagonisti intellettuali del Novecento, si pensi a Le origini del totalitarismo (1951) o a Vita Activa. La condizione umana (1958); ma dall’incontro e dalla condanna di Eichmann a Gerusalemme, dove si è recata come inviata del New Yorker, inizierà la scrittura di un altro libro altrettanto importante, La banalità del male (1963), il quale le darà notorietà fuori dagli ambienti accademici. La regista afferma di aver scelto questo momento della complessa vita di Hannah Arendt perché le consentiva di mostrare meglio la personalità della donna; in effetti il film, oltre a una discreta attenzione per l’aspetto storico-cronachistico, ruota attorno a un ventaglio di ruoli che facilitano il ritratto del personaggio: compagna di vita, amica, insegnante e, attraverso alcuni flashback, giovane allieva e amante di Martin Heiddeger.

Hannah Arendt di Margarethe von Trotta (2012)
Scena dal film “Hannah Arendt” di Margarethe von Trotta (2012). Photo by Véronique Kolber – © 2013 – Zeitgeist Films

Il reportage della donna sul processo scatena polemiche su scala mondiale, a partire dalla propria cerchia affettiva dove nascono contrasti con gli amici Hans Jonas e Kurt Blumenfeld. Inaccettabile per molti aver descritto il mostro nazista come uno scialbo burocrate, un banale funzionario addetto al controllo del trasporto – va detto che per Eichmann la cineasta si è affidata all’autenticità delle immagini di repertorio. Imperdonabile per altri aver puntato il dito verso i vertici della comunità ebraica, colpevoli di aver collaborato coi carnefici. Nonostante si trovi in una posizione scomoda, la protagonista non cerca consensi, rifiuta infatti di spiegare i passaggi incriminati dei suoi scritti a chi l’attacca con pregiudizio. Solo davanti ai propri studenti, infatti, viene pronunciato un discorso che potrebbe avere i tratti del chiarimento; ma anche in quel caso non ci sono ammiccamenti, Hannah avvolta dagli applausi dà le spalle all’uditorio, irrigidita nelle proprie vitali contraddizioni.

Hannah Arendt di Margarethe von Trotta (2012)
Scena dal film “Hannah Arendt” di Margarethe von Trotta (2012). Photo by Véronique Kolber – © 2013 – Zeitgeist Films

Von Trotta in certe scene tenta anche l’esposizione pellicolare del pensare della filosofa, l’accostamento ai momenti di elaborazione intellettuale, apre la porta sull’esercizio di quelle facoltà solitamente attivate in solitudine; in questo si può trovare una sorta di adeguamento estetico al contributo politico di Hannah Arendt la quale, per i contenuti morali, propone la forma prodotta dall’infinita pluralità delle persone, dall’aspirazione a un’universalità intersoggettiva. Secondo la pensatrice di Linden, oppositrice delle verità assolute, la libertà va alimentata dal conflitto, dal confronto pubblico, dalle resistenze; e, di conseguenza, la sua pratica riflessiva, essa stessa nutrita nell’agone, non potrà mai essere alterata da un’intrusione, o dall’essere gettata in sala.

Giordano Bernacchini

 

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