Dall'archivio D'ARS

Hans Richter, il ritmo dell’avanguardia tra astrattismo e cinematografia

Avevo creato un mondo… e l’avevo fatto sorgere dal nulla. Era qualcosa di magico! Questa magia la provo ancora oggi nel far sorgere un mondo con tutte le sue diversità, nello scoprire la vita all’interno dello spazio vuoto, e poi nel sentirla crescere, questa vita, nel seguirne il ritmo, fino a quando riesce a suscitare un’eco, una risposta nel mio stesso io.

Hans Richter

Nel 1926, a Berlino, Hans Richter (1888-1976) vede La corazzata Potëmkin di Ejzenštejn e per lui tutto quanto aveva fatto o aveva ancora in mente di fare diviene chiaro: il montaggio, la sequenza narrativa, le inquadrature e il racconto cinematografico acquistano un ritmo tutto nuovo, in sintonia con quanto andava accadendo nelle frange più avanzate dell’avanguardia artistica e che lui stesso stava da tempo sperimentando. Già, perché per Richter l’arte era da intendere come una creazione globale, senza divisioni di genere o di tecnica né, tantomeno, di spazio o di tempo. Disegnatore, incisore, pittore, cineasta e scrittore, Richter non solo ha toccato tutti i campi dell’arte, ma ha anche saputo farli convivere, arrivando ad utilizzare la cinepresa come uno dei tanti mezzi possibili per esprimere la propria creatività e le proprie idee. (…)

Lorella Giudici
D’ARS year 54/nr 219/autumn-winter 2014 (abstract dell’articolo in italiano)

Dreams that money can buy, 1944-47, film a colori, 16mm, ca. 83', © 2014 Hans Richter Estate
Dreams that money can buy, 1944-47, film a colori, 16mm, ca. 83′, © 2014 Hans Richter Estate

 

I had created a world … and made it rise from nothing. It was something magical! I still feel this magic today, whenever I give rise to a world, in all its diversity, whenever I discover life inside an empty space and feel this life grow, following its rhythm, until it manages to arouse an echo, an answer to my own self.

Hans Richter

When Hans Richter (1888-1976) saw “The Battleship Potemkin” by Sergei Eisenstein in Berlin in 1926, everything he had done and was yet to do became clear: the montage, the plot, the shots and cinematic narrative all acquired an entirely new rhythm, in line with what was happening in the fringes of the most advanced avant-garde art, and with what he had been experimenting at the time.  Because for Richter art was to be understood as a universal creation, with no divisions of gender, technique, space or time. Draftsman, printmaker, painter, filmmaker and writer, Richter did not only master all the fields of art, but was also able to balance them and managed to master the use of the camera as one of the many possible means to express his creativity and ideas. (…)

Lorella Giudici
D’ARS year 54/nr 219/autumn-winter 2014 (abstract dell’articolo in inglese)

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