Cinema

Il Cinema fuori di sé: “La fabbrica fantasma”

La Fabbrica Fantasma, esperimento cinematografico in realtà aumentata degli studenti della Civica Scuola di cinema di Milano, entra nel palinsesto del XX Milano Film Festival e apre le porte al pubblico sabato 19, domenica 21 e lunedì 22 settembre.
Come nel caso del lavoro di Coniglioviola a Torino (Le notti di Tino da Bagdad) siamo di fronte ad un’opera crossmediale che mescola cinema, videoarte e nuove tecnologie. Forse dovremo smetterla di chiamarle nuove dato che sono a disposizione di chiunque possegga uno smartphone; tuttavia un’indagine vera e propria sulle loro potenzialità è ancora in progress (“The future is already here, it’s just not evenly distributed” sembra aver detto lo scrittore di fantascienza William Gibson).

La fabbrica fantasma

Dunque, smarphone alla mano, entriamo in quella che da un anno è la nuova sede della Civica Scuola di Cinema, una ex fabbrica di manifattura tabacchi creata all’inizio degli anni ’50. Tramite l’app Aurasma, scopriamo che i luoghi che stiamo percorrendo ci parlano dal passato. Attraverso lo schermo del cellulare puntato verso alcuni degli ambienti della ex fabbrica, vediamo animarsi dei video. Il tutto nasce da un’idea Michelangelo Frammartino (regista del quale avevamo parlato in occasione del documentario Le quattro volte presentato a Cannes nel 2010).

La fabbrica fantasma, scena scostolonatura, Scuola Civica di Cinema, Milano 2015
La fabbrica fantasma, scena scostolonatura, Scuola Civica di Cinema, Milano 2015

Ci sono le operaie che raccontano il loro lavoro, la loro quotidianità, le vediamo nei loro vestiti, giovani degli anni ’50-’60 con i loro dialetti rivolgersi direttamente a noi e catapultarci in un varco spazio temporale in cui si sovrappongono i piani del reale e dell’immagine cinematografica. Ecco quel passato “fantasma” cui si riferisce il titolo del lavoro, che è letteralmente “visione” (fantasma dal greco φάντασμα, ovvero “visione, “apparizione” ma anche “fantasia”, “immagine illusoria”). Viene da chiedersi come, di fronte alla realtà aumenta nel cinema, evolveranno le teorie sull’ontologia dell’immagine cinematografica nelle quali si sono cimentati da André Bazin in poi i teorici del settore.
Intanto ecco un video del making of ,”I Fantasmi in Tasca”:

Nel “film” proposto le modalità di visione vengono rivoluzionate: le scene non si trovano tutte a portata di vista in un unico luogo, ma devono essere scovate di stanza in stanza di ambiente in ambiente. Lo spettatore non sta seduto, si muove per “inseguire” il film nello spazio, che è esso stesso parte integrante del film e non più un neutro luogo di fruizione. Questo aspetto della coincidenza tra ambiente di fruizione di un’opera e spazio narrativo è ancora tutto da sperimentare e capire. Così anche come lo stravolgimento del fattore temporale, sempre in relazione alla modalità di fruizione dell’opera.

Backstage di La Fabbrica Fantasma
Backstage di La Fabbrica Fantasma

La fabbrica fantasma prima che un film è un sistema narrativo multimediale e interattivo che crea cortocircuiti poetici tra presente e passato, spazio e memoria, e in questo ricorda i lavori installativi a cavallo tra cinema e arte di Studio Azzurro (penso soprattutto ad alcune installazioni di Fare gli italiani o della mostra dedicata a Fabrizio De André) di cui sembra raccogliere e sviluppare ulteriormente l’esperienza.
“Il cinema fuori di sé” mi viene da pensare, parafrasando il titolo del libro di Paolo Rosa (L’arte fuori di sé, scritto insieme ad Andrea Balzola). Perché credo che è di questo che Rosa, se fosse ancora vivo, parlerebbe ai suoi studenti oggi.

La Fabbrica Fantasma
da un’idea di Michelangelo Frammartino
Ex Manifattura Tabacchi – viale Fulvio Testi 121, Milano.
Apertura: sabato 19 dalle ore 18 / 20.
Domenica 20 e lunedì 21 ore 11.00 / 20.00
L’iniziativa è parte del progetto Manifatture Culturali realizzato con il sostegno di Fondazione Cariplo

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