Dall'archivio D'ARS

Il Codice Atlantico in mostra a Milano

07-Foglio-157r

È la prima volta nella storia che il più importante manoscritto di Leonardo da Vinci può essere visionato foglio per foglio direttamente dal pubblico.

Il Codice Atlantico rappresenta la più ampia collezione di disegni e manoscritti del Genio Vinciano e dal 22 gennaio 1637 – data della donazione del conte milanese Gaelazzo Arconati – è di proprietà della Biblioteca Ambrosiana. L’Atlantico, deve il suo nome al formato dei fogli tipico degli atlanti geografici utilizzati nella prima raccolta dei disegni di Leonardo ad opera di Pompeo Leoni (67 centimetri di altezza e 45 di larghezza tale era l’antica fisionomia prima del restauro degli anni ‘70) e accompagna Leonardo per un significativo periodo di oltre quarant’anni, ovvero dal 1478 al 1519.

Leonardo Da Vinci, Foglio 157 Codice Atlantico: Studi per spingarde a organi, circa 1480-82
Leonardo Da Vinci, Foglio 157 Codice Atlantico: Studi per spingarde a organi, circa 1480-82

Il fascino dell’opera è dato dalla sua eterogeneità: ci si trova dinanzi a straordinari disegni dedicati alla meccanica, all’ingegneria, all’architettura, alla matematica, alla geometria, all’astronomia, alla botanica, alla zoologia, all’anatomia, alle arti militari e alla fisica.

Il manoscritto visse nel tempo notevoli vicissitudini; nel tardo Cinquecento lo scultore Pompeo Leoni, come accennato, smembrò, tagliò e spostò le pagine, così da ottenere volumi di maggior consistenza. L’intenzione era quella di separare i disegni artistici da quelli tecnologici e di unificare le pagine scientifiche. Questo lavoro diede origine anche alla miscellanea di Windsor (che conta circa 600 disegni montati su 234 fogli). Dopo essere stato sottratto nel 1796 dai francesi di Napoleone Bonaparte, nel 1815 venne in parte riportato a Mlano grazie anche alla mediazione dello scultore Antonio Canova, ma molte pagine rimasero a Parigi (i 964 fogli classificati con le lettere che vanno dalla A alla M) e altre ancora in Spagna (alcune di esse verranno ritrovate solo nel 1966). Nel 1968, venne trasferito presso il monastero di Santa Maria di Grottaferrata per un restauro che terminò nel 1972 in cui vennero eliminati i passe-partout cinquecenteschi e realizzata una nuova rilegatura: i 1119 fogli vennero raccolti in 12 volumi separati.

L’ultima vincente vicissitudine dell’illustre manoscritto è la sfascicolatura eseguita con estrema perizia dalle suore benedettine di Viboldone sotto il controllo dell’Istituto Nazionale di Patologia del Libro, della Commissione Vinciana con il sostegno delle analisi effettuate alla Sapienza di Roma e terminata nel corso di quest’anno. Tale operazione permette un utilizzo ragionato del patrimonio scientifico del genio vinciano. Sfusi in pagine a se stanti, gli studi di Leonardo possono essere consultati direttamente dagli specialisti ed esposti al pubblico.

Il Codice Atlantico esce dunque allo scoperto e comincia a farsi conoscere alla Biblioteca Ambrosiana e nella Sacrestia del Bramante, in Santa Maria delle Grazie con un’esposizione tematica “Fortezze, bastioni e cannoni “, la prima di 24 mostre che porteranno all’esposizione completa al pubblico, per la prima volta nella storia, del Codice Atlantico di Leonardo. L’ambizioso progetto prevede la presentazione di tutti i fogli del Codice entro il 2015, anno dell’Expo di Milano. La rassegna propone la sequenza completa degli studi e dei disegni leonardeschi sull’architettura militare: 45 fogli documentano l’evoluzione del pensiero architettonico e scientifico di Leonardo riguardo l’arte delle fortificazioni (dal 1485 al 1517-18).

La Sala Federiciana, sede originaria della Biblioteca Ambrosiana e aperta al pubblico per l’occasione, ospita 23 fogli del Codice ciascuno perfettamente custodito in una teca di cristallo a doppia camera d’aria per mantenere le condizioni atmosferiche ideali di ogni documento. L’esposizione ha inizio con una missiva a Ludovico il Moro in cui Leonardo appena trasferitosi a Milano nel 1482-83 circa, presenta le proprie capacità tecnico-ingegneristiche in campo militare, meccanico, idraulico e le abilità nel realizzare opere d’architettura, scultura, pittura. Una sorta di arcaica lettera di motivazione come quelle che ad oggi usano accompagnare il curriculum vitae. Lo scritto non è autografo e utilizza toni ufficiali e latineggianti suggeriti probabilmente, nell’impostazione e nelle intenzioni, da sottili strategie politiche.

Si prosegue ammirati a osservare appunti, calcoli, splendidi disegni geometrici di fortificazioni e armi innovative in piccola scala, caratterizzati da quel tratto inconfondibile di Leonardo che sapeva animare e donare ”aura” anche all’ingeneria bellica, disciplina di per sè esclusivamente funzionale. Degno di particolare attenzione il Foglio 33 “Due mortai che lanciano palle esplosive” in cui grazie alla perizia della tecnica di rappresentazione mista di tratto a sanguigna, tracce di matita nera, punta di stile, penna, inchiostro diluito e acquerello, con ripassature sulla parte destra, il maestro riesce a restituire il cosidetto pulviscolo atmosferico tipico dei paesaggi leonardeschi.

 

Elisabetta Kluzer

D’ARS year 49/nr 199/autumn 2009

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