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Il Pesce Viaggiatore * 3

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Ci si getta in mare per gioia, speranza o per disperazione. Il richiamo dell’acqua è quello di una grande culla naturale che offre protezione, sostegno, rigenerazione e salvezza. L’acqua ci consente di passare da uno stato emotivo a un altro – pensiamo al potere curativo e liberatorio delle lacrime – così come da una terra di partenza a una di arrivo.

Quello in mare è un viaggio simbolico di affidamento e trasformazione e da chi ci permette di passare “da un capo all’altro di noi stessi”, ci aspettiamo un aiuto sentito, incondizionato, indistinto e privo di discriminazioni così come il segno dei Pesci ci insegna. Non sentendo i limiti né corporei né psichici che nel corso del suo viaggio dovrà assolutamente conquistare – pena il perenne disadattamento e dipendenze a vari livelli-  il Pesce zodiacale ha un’indole fusionale che, se può arrecargli non pochi problemi in un mondo che pretende che ognuno assuma una forma precisa e indipendente, lo fa sintonizzare e sciogliere nel tutto, così che il concetto di contributo al collettivo ce l’abbia innato.

Gli basterà dunque “sconfinare nel modo giusto” e insegnerà all’Universo intero che cosa sia la compassione, la solidarietà e l’empatica comprensione delle esigenze altrui. “Che se c’è una parte malata della società – pensa lui – bisogna guarirla per sanare noi stessi. Che se il mondo si ammala, ci ammaliamo anche noi.”
Ma se l’acqua e i Pesci non concepiscono individualismi e separazioni, cosa accade quando migliaia di esseri umani muoiono in mare non solo perché spinti ad affrontare viaggi letali facendo leva sul loro bisogno di fuga e salvezza, ma anche perché esistono leggi che non permettono i soccorsi oltre a un certo limite?

Significa che stiamo uccidendo i Pesci, in senso letterale (ma questo è un altro capitolo) e metaforico. Che stiamo ammazzando quella parte di noi che ci unisce al resto dell’umanità, che sente e che ama. E che permettiamo ai pirati del mare di falciare in nome del denaro il cordone ombelicale che ci lega all’anima del mondo.
Se psicologicamente parlando Nettuno è l’inconscio collettivo, i Pesciolini nuotano niente meno che fra le immagini universali, gli antichissimi e immortali archetipi che abbiamo dentro, a ricordarci che siamo tutti fatti della stessa sostanza e che, finché non ce ne renderemo conto, vivremo lacerati, sconnessi dal mondo e da noi stessi.

Viola Lilith Russi

Arche-tip: Com’è profondo il mare, Lucio Dalla (splendido Pesce del 4 marzo 1943)

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