Art biotech

Joe Davis. Bacterial radio

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Sulla terra da centinaia di milioni di anni esistono processi complessi, simili a vere e proprie catene di montaggio. L’evoluzione naturale ha sviluppato tecniche di produzione su larga scala di tanti tipi di materiali anni prima che l’uomo comparisse sulla faccia della terra. L’Homo sapiens a sua volta ha sfruttato queste fabbriche naturali per godere di una vasta gamma di beni di prima necessità che altrimenti non sarebbe stato in grado di produrre.

Anche in questa epoca i metodi di produzione biologica vengono utilizzati senza comprendere a fondo i meccanismi molecolari alla base e le loro interazioni chimiche. Da anni la ricerca scientifica, consapevole che l’industria naturale non ha eguali in termini di efficienza, sta cercando di mettere in luce alcuni dettagli di queste operazioni e si è concentrata sull’individuazione di quei processi biologici che possono essere messi a lavoro per il bene del genere umano.

Joe Davis, Bacterial Radio Ars Electronica
Joe Davis, Bacterial Radio
Ars Electronica

L’ultimo lavoro di Joe Davis, Bacterial radio, vincitore del Golden nica del premio Ars Electronica 2012, indaga i possibili utilizzi della microbiologia applicata ai dispositivi tecnologici e lo fa mettendo in luce anche le problematiche relative alla diffusione del sapere scientifico. All’interno del lavoro dell’artista americano questo approccio si è sviluppato a partire dall’opera Call Me Ishmael per la cui realizzazione ha vinto il Rockefeller fellowship nel 2008. Si trattava di un progetto per un monumento in ricordo delle vittime dell’uragano Katrina, una torre alta 33 metri capace di convogliare la forza di un uragano e inviarla nello spazio attraverso un laser. Colpito per la perdita del padre a causa di quell’evento, l’artista descrive quest’opera come la lotta del capitano Achab contro Moby Dick, contro una natura indomabile e crudele. Questo progetto sviluppato presso i laboratori dell’MIT prevedeva l’utilizzo di particolari batteri magnetici in grado di amplificare il segnale laser. Lo studio di questi microrganismi ha portato alla realizzazione di un breve filmato dal titolo Joe Davis: Making Fire presentato nel 2009 alla trentesima edizione del Moscow International Film Festival. In questo lavoro inizia un approccio diverso rispetto alle sue opere precedenti, l’obiettivo principale rimane quello di cercare di comprendere profondamente la natura, anche quella umana.  Nella prima delle molecole artistiche da lui create Microvenus (1986), l’autore manipola una sequenza genomica per codificare al suo interno un messaggio destinato ad una intelligenza extraterrestre. Il genoma del batterio sembra essere il veicolo migliore per trasportare questo messaggio, poiché è resistente alle condizioni ambientali dello spazio, si riproduce in migliaia di copie e si conserva per periodi tempo lunghissimi. A Linz nel 2000, sempre ad Ars Electronica,  Davis espone per la prima volta Riddle of life, la sua seconda opera transgenica realizzata tra il ‘93 e il ‘94.  Anche in questo caso il risequenziamento del DNA di un batterio Escherichia Coli è lontano da qualsiasi riferimento alla sua naturale funzionalità. In questi primi lavori l’attenzione è rivolta alle potenzialità dalle migliaia di possibili combinazioni dell’alfabeto genetico. Nelle sue opere più recenti invece l’attenzione è maggiormente rivolta alle funzionalità biologiche dei microrganismi e spinge la sua ricerca verso un approccio diverso: non più la creazione di dispositivi che cercano di riprodurre il funzionamento della natura ma l’utilizzo della fabbrica naturale per la creazione di macchine microbiologiche.

Negli anni l’intero progresso tecnologico è stato accompagnato da un inguaribile ottimismo sulla possibilità di alleviare il genere umano dalla fatica del lavoro offrendogli grandi opportunità in termini di tempo libero e apprendimento. Tuttavia questi sogni si sono dovuti confrontare con l’impatto economico, ambientale e sociale che la produzione di questi dispositivi comporta.

Una delle tecnologie che meglio incarna questo duplice aspetto d’ingenua meraviglia e cambiamento sociale è stata la radio a cristallo. Un tipo di ricevitore che basa il suo funzionamento sulle proprietà di un cristallo semiconduttore. Queste radio non richiedono pile o alcun tipo di alimentazioni e si basano esclusivamente sulla differenza di voltaggio tra il terreno e l’antenna che riceve il segnale radio. La tecnologia a cristallo ha guadagnato rapidamente popolarità subito dopo la sua scoperta. Diversi radioamatori hanno contribuito a migliorarne di molto il funzionamento. Ma nel corso degli anni questa tecnologia è scomparsa lasciando il passo a nuovi media.

Viviamo in un’epoca in cui il progresso tecnologico ha permesso un alto livello di scolarizzazione ma la maggior parte della popolazione è all’oscuro delle regole che sono alla base del funzionamento di quegli strumenti che permetto una più alta qualità della vita. Questo è dovuto anche alla scomparsa di tecnologie la cui comprensione non era appannaggio esclusivo di tecnici e ricercatori.

 Secondo Davis in un mondo di proprietà intellettuali, materiali e sistemi di funzionamento resi imperscrutabili, la diffusione della conoscenza è diventata prerogativa del mondo del business.  Intere fasi di produzioni sono state efficacemente rimosse dal dominio pubblico lasciando degli enormi buchi nell’educazione di ognuno. La ricerca finanziata dalle imprese private ha portato al diffondersi di un immaginario che fa di questi soggetti coloro che saranno in grado di risolvere i problemi del mondo. Sembra che nessuno abbia più bisogno di una radio che si può costruire o smontare da soli, né tanto meno una che non richiede alcuna alimentazione. Davis afferma che l’arte deve aprire finestre sul mondo e questo non è possibile farlo utilizzando strumenti che rimangono oscuri agli spettatori.

Joe Davis con la Golden nica del premio Ars Electronica 2012 nella categoria Hybrid Art per la sua Bacterial Radio
Joe Davis con la Golden nica del premio Ars Electronica 2012 nella categoria Hybrid Art per la sua Bacterial Radio

L’opera vincitrice del prestigioso premio è stata realizzata in collaborazione con Tara Gianoulis e Ido Bachelet del Wyss Institute for Biologically Inspired Engineering e il laboratorio di George Church  nel dipartimento di genetica alla Harvard Medical School. Nella primavera del 2011 l’autore ha disegnato un circuito elettrico all’interno di una capsula di Petri (contenitore di vetro o plastica di forma cilindrica e piatta utilizzato per le colture biologiche). Sul circuito è stato applicato un gel, il polidimetilsilossano, all’interno del quale sono state poste delle culture batteriche. I batteri utilizzati erano Escherichia coli geneticamente modificati in modo tale da essere in grado di sintetizzare materiali semiconduttori. In natura la proteina in grado di svolgere questa funzione si trova in un tipo di spugna marina, la Tethya aurantia. Questa spugna dal particolare colore rosso è in grado di produrre esoscheletri ed endoscheletri di silicio attraverso un enzima che sintetizza l’acqua marina. Si tratta di una proteina ambivalente in grado di produrre silicio ma nel caso in cui non abbia a disposizione materiali per sintetizzarlo tende a polimerizzare sali metallici e semiconduttori. A questa coltura sono stati applicati dei cavi elettrici per collegare gli elementi del circuito con i componenti esterni: l’antenna, le cuffie e il suolo. Per gli spettatori era, così, possibile ascoltare attraverso le cuffie i programmi radio in frequenza AM.

Davis è stato in grado di riprodurre il funzionamento di una radio a cristallo, sostituendo alla pietra semiconduttrice una cultura batterica viva. L’artista americano, nelle sue opere, spinge la ricerca scientifica verso ipotesi e immaginari che la ricerca ufficiale non perseguirebbe, cercando, a suo modo, di contribuire al miglioramento della condizione del mondo. La promessa è che queste macchine microbiologiche possano svolgere le funzioni dell’industria pesante con meno risorse e meno inquinamento ambientale.

Una delle caratteristiche principale dell’arte biotech è da sempre stata quella di creare un ponte tra le stanze chiuse dei laboratori scientifici e il grande pubblico. In questa opera non solo si cerca di informare il pubblico riguardo i processi microbiologici, ma prendendo spunto dalla radio a cristallo, si propone uno scenario in cui l’auto-costruzione e la consapevolezza dello strumento siano appannaggio di tutti. Si spera che questo invito venga accolto e porti ad una conoscenza più accessibile di  quei processi biologici che indubbiamente risultano ostici per la maggior parte della popolazione.

Loretta Borelli

D’ARS year 52/nr 212/winter 2012

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