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La macchina estrattiva: rinegoziare la natura

La mostra La Macchina Estrattiva. Neo-colonialismo e risorse ambientali, allestita al PAV di Torino, distende il conflitto ecologico come lotta per un diverso statuto ontologico tra natura e tecnica

la macchina estrattiva
Oliver Ressler, The economy is wounded – let it die!, 2016, stampa fotografica, 320 x 570 cm. Courtesy dell’artista

Ci si trova in un momento di indeterminatezza, in cui lo spazio solitamente chiamato naturale sta perdendo i connotati con i quali l’abbiamo finora definito. Natura e tecnica sono partecipi di un rapporto indissolubile e allo stesso tempo antagonista. Viviamo l’era delle tempeste, catastrofi ambientali prodotte dagli squilibri interni ad una relazione costruita su un valore d’uso di matrice antropocentrica. La mostra curata da Marco Scotini al PAV, La Macchina Estrattiva. Neo-colonialismo e risorse ambientali, indaga le contraddizioni contenute in questo paesaggio e in una prassi ancora confinata dall’antropocentrismo tecnico, alla cui base si situa la cesura tra natura e cultura, con il conseguente problema di un’egemonia culturale fondata sulla separazione e sulla distinzione tra umano e non-umano.

la macchina estrattiva
Pedro Neves Marques, The Pudic Relation Between Machine and Plant, 2016, video, 2’30”. Courtesy Galleria Umberto Di Marino, Napoli, still da video.

Le opere dei cinque artisti in mostra interrogano lo stato di questa complessa convivenza, secondo una forma di pensiero ecosofico, ovvero prendendo a riferimento i territori di produzione sociale, mentale e ambientale, secondo differenti prospettive. Si tratta di convivere con il nemico – come si chiede Pedro Neves Marquez nel video Learning to Live With The Enemy, dando per avvenuto, come dato ormai imprescindibile, il disastro del consumo di terra e il suo drastico mutamento chimico a causa della monocoltura di una varietà di soia targata Monsanto –  oppure è necessario determinare una diversa forma di vicinanza, quasi ontologica, tra natura e tecnologia? Sempre Marquez, con il video The Pudic Relation Between Machine And Plant, rappresenta il momento dell’approccio tra un braccio robotico e una mimosa pudica, una delle varietà con il più alto tasso di responsività, un contatto timido, che porta i soggetti a somigliarsi nelle reazioni, negli spasmi incerti che emergono al tatto tra circuiti di silicio e circuiti organici. In quell’istante la distinzione tra tecnica e natura si assottiglia, dal momento che processi, comportamenti e forme si apprestano a corrispondersi, fino ad arrivare a essere quasi indistinguibili tra loro. Una coincidenza che è emulazione, così che l’ecologia ambientale si presta a divenire ecologia delle macchine nella loro somiglianza tecnica e naturale.

In questa prospettiva, il video Forest Law di Ursula Biemann documenta il processo legale che condusse una vasta area di Foresta Amazzonica, situata nei pressi di zone di estrazione mineraria, ad ottenere il titolo di persona giuridica; una conquista che riconosce istituzionalmente l’ordinamento cosmologico agli abitanti della foresta, dimostrando la loro autonomia relazionale.

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Ursula Biemann, Forest Law, 2014, video sincronizzato in doppio canale, 38′. Courtesy dell’artista, still da video.

Ed è soprattutto questa forma di lotta che dispiega la mostra, l’opposizione verso una disposizione d’uso pilotata dall’estrazione del valore in ogni ambito dell’esistenza, a questa nuova forma di colonialismo che intende sovrascrivere altre culture, natura inclusa, negando l’eterogenesi dei valori d’uso. Oliver Ressler nel video Everything is coming together while everything is falling apart: ende gelände, abbozza una storia del movimento ecologico, mentre Peter Fend propone una piattaforma di supporto al movimento artistico ambientalista, l’Ocean Earth Development Corporation, inteso come coniugazione tra produzione energetica e pratica ecologica. Così che gli artisti in mostra al PAV ci riconducono a quella linea di pensiero critico intesa a recuperare un’ontologia delle cose dimenticata dal modernismo, quei corpi espansi, quei quasi-oggetti definiti come corpi complessi poiché costituiti da umano e non-umano, governati da leggi universali che in quanto relazioni del mondo sono imprescrittibili, entità presenti anche nella nostra assenza. Sono soggetti, creati o no, autonomi, che immersi in reti di rapporti costanti si inaugurano esseri. Questo è il compito dell’ecologia, riconsiderare l’ontologia delle cose attraverso la lotta per la rivalutazione del loro statuto.

Piergiorgio Caserini

La Macchina Estrattiva. Neo-colonialismo e risorse ambientali
Ursula Biemann, Peter Fend, Piero Gilardi, Pedro Neves Marques, Oliver Ressler
a cura di Marco Scotini
PAV – Via G. Bruno 31, Torino
Fino al 4 giugno 2017

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