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La soglia tra arte e essere

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In neurofisiologia, la soglia percettiva è la soglia di percezione al di sotto della quale uno stimolo sensoriale non viene avvertito. E’ una misura di sensibilità. In fisica è il limite inferiore, il valore perché un agente produca un certo effetto. Un esempio di utilizzo della soglia è “L’Italiana in Algeri” di Gioacchino Rossini, costruita su un limite instabile tra armonia e follia, specie del primo atto, che presenta una rigida impalcatura formale e contiene una musica che altro non è se non «follia organizzata» (Stendhal), organizzata appunto in un meccanismo chiamato a inglobare quella «comicità ritmica», (Luigi Rognoni), che ha fatto accostare i meccanismi del comico dell’Italiana a certe gag del cinema muto (Chaplin, Keaton, ma anche Jackass, 2000, e Wild Boyz, 2003).

Questi caratteri del comico sono inseriti nella soglia di quello che potremmo definire l’elemento idillico-sensuale: il motivo dell’oboe nell’Andante della sinfonia, gli ‘assolo’ strumentali nell’introduzione di alcune arie: il corno che introduce il tema della prima aria di Lindoro, “Languir per una bella” e che rende così difficile la prova iniziale del tenore, chiamato a confrontarsi immediatamente sullo stessa tema con lo strumento più ricco di armonici; l’assolo di flauto o di violoncello nella cavatina di Isabella “Per lui che adoro”. L’inizio sognante del finale dell’atto primo “sogno o deliro…” , lo sviluppo in “ confusi e stupidi…incerti pendono…” fino alla stretta del finale primo, “Nella testa ho un campanello”, con l’inserzione di un gioco onomatopeico «din, din /bum, bum / cra, cra». La soglia è continuamente ripresentata sia  come linguaggio musicale sia come intima transizione nella follia: «nella testa ho un campanello, che suonando fa din, din/bum, bum/ cra, cra…», fino al conclusivo «va sottosopra il mio cervello, destinato a naufragar!».

Chrissy Conant, Chrissy's Caviar, bioarte
Chrissy Conant, Chrissy’s Caviar, bioarte

Il concetto di soglia è presentato come transizione dall’antropologo Arnold Van Gennep[1] e poi  da  Victor Turner[2], che lo sviluppa nel concetto di Limen (da cui liminarità), ovvero di luogo di passaggio nelle fasi ritualizzate della creazione del senso dell’esperienza. I soggetti culturali, e i loro significati, vivono una condizione di ambiguità per cui non sono più ciò che erano ma neanche ciò che saranno. Questa concezione della marginalità è talmente importante da costituire un rituale a sé stante, in cui vengono ridefiniti i caratteri identitari dei significati, come nell’Italiana di Rossini.

La liminalità è la fase in cui si cristalizza la nuova identità’ con il suo significato,  la liminalità è una soglia e si estende ai rituali e le performance culturali umane che operano creativamente su tutti i livelli della società. Marshall McLuhan sosteneva che “nell’epoca della velocità elettrica tutti devono essere artisti”[3], sostenendo con questo che l’arte è l’unica forma di rituale culturale che riesce a stare dietro alla velocità dei “limen” del contemporaneo, in quanto non opera all’interno di categorie estetiche predefinite, ovvero create dalla codifica linguistica[4] (sempre rivolta al passato per codificazione estetica), bensi manipola l’esistente con la perfomance del presente ovvero con un non-ancora esistente. Ecco quindi che se vogliamo vedere la soglia dobbiamo rivolgerci all’arte, e in particolare a quell’arte che Derrick De Kerckhove ha definito ‘vulcanica’[5], ovvero non ancora solidificata in un sistema completo di senso, ma ancora magmatica e fumante. Arte ben codificata dal lavoro di Roy Ascott[6] come rapporto tra umano e tecnologico.

Polona Tratnik, 37°, installazione
Polona Tratnik, 37°, installazione

Infatti oggi più che mai l’uomo è consapevole di quanto esso sia legato alla tecnologie, come la parola. Secondo una tendenza dell’antropologia filosofica l’uomo è un essere ‘doppio’ (Gehelen A., 1983), a cavallo tra il wet-umido della biologia, e il dry-secco della tecnologia (Ascott R., 2003). A metà tra il wet biologico e il dry della tecnologia, tra il wet del cervello e il secco dell’alfabeto,  sta la mente, l’organo virtuale, l’indefinibile punto di contatto tra il reale delle fibre nervose e delle scariche elettriche e il virtuale delle immagini e dei pensieri. E’ questa la soglia del moist, di quel limen di confine, dove reale e irreale assumono lo stesso peso e si confondono nella realtà. La mente stessa è quindi un moist medium, che ci permette di condividere le nostre esperienze e di spostarle nel tempo e nello spazio. Oggi viviamo un’epoca in cui la soglia è accelerata dall’impatto dell’informatica sul pensiero. La conoscenza tramite rivelazione (religione), quella tramite dimostrazione (filosofia), quella tramite sperimentazione (scienza) sono di fronte all’accelerazione binaria del codice informatico, del matrimonio della logica aristotelica con la luce (G. Boole), è un momento in cui l’omeostasi non è possibile e viviamo in un limen che ci obbliga a essere artisti e a creare e ‘performare’ opere d’arte come nuovi concetti: semivita (O. Catts), cibernazione (R. Ascott), simbionte (E. Kac), roboetica, diritti umani ai grandi primati (P. Singer), antispecismo (P. Singer), antigenere, antropocene (P. Crutzen) e fine dell’antropocentrismo, fine del futuro e singolarità (R. Kurzweil). Grazie ad artisti-esploratori-pensatori quali: Gyorgy Kepes, Billy Kluver, Jack Burnham, Roy Ascott, Robert Smithson, James Turrell, Robert Irwin, Alan Sonfist, Helen Mayer & Newton Harrison, Nam June Paik, Paul Ryan, George Gessert, Edoardo Kac, Oron Catts, Brandon Ballengee, Polona Tratnick, Natalie Jeremijienko, Victoria Vesna, Jim Jimzewskj, Stelarc…

Oggi la soglia è tra umano e non umano, tra natura e tecnologia, la soglia è tra vita e non vita, è tra arte e non arte, tra pensiero e non pensiero, tra realtà  e non realtà, tra rivelazione, dimostrazione, sperimentazione. Anche illuminazione, ma intesa come lumen-processo, intesa come momento liminale in un momento culturale in cui non siamo più ciò che eravamo senza essere ciò che saremo.

Francesco Monico

D’ARS year 49/nr 198/summer 2009

 


[1]    Arnold van Gennep. I riti di passaggio. Torino, Bollati Boringhieri 2002. ISBN 8833916758, (tit. or. Les rites de passage, Paris 1909);

[2]    Victor Turner, Dal rito al teatro, Bologna, Il Mulino 1986 (ed. orig. New York 1982)

[3]    Marshall McLuhan Gli strumenti del Comunicare, Il Saggiatore, Milano,ISBN 8851520291;

[4]    Steven Pinker, L’Istinto del Linguaggio, Osacr Mondadori 1999, ISBN-9788804453505

[5]    Derrick De Kerckhove, La Pelle della Cultura, Costa & Nolan, 2007, ISBN-9788874370672 (Ed orig. The Skin of Culture, 1987)

[6]    Roy Ascott, Telematic Embrace, Visionary theories of art, technology and consciousness, (edited by Edward Shanken) California University Press, 2003, ISBN-9780520222946

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