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L’alchimia sonora di Rudi Punzo

Dall’epoca dei “Rumoristi” ad oggi, molti artisti si sono rapportati al rumore come ad un mondo di scoperta continua. La gamma dei rumori è illimitata e non circoscritta all’interno di una grammatica musicale come lo sono le note temperate. Rapportarsi al rumore è dunque un viaggio artistico senza limiti e Rudi Punzo intraprende questo percorso ripetendosi continuamente questa domanda: può un rumore, specificamente il rumore inerente al movimento di una scultura cinetica, essere letto come suono compiuto?

PRESTO/PRESTISSIMO PER URLALUCI E RUDIDRONE è lo spettacolo presentato al roBOt Festival 2014 da Rudi Punzo, un titolo che ricorda le famiglie degli “Intonarumori” di Luigi Russolo e che tenta di dare a suo modo una risposta concreta a questo quesito.
Il termine “Urlaluci” si riferisce ad una scultura che Rudi ha realizzato recentemente. Una specie di consolle costituita da pannelli fotovoltaici che alimentano 16 oscillatori allacciati in parallelo e in sequenza. Attraverso la luce di piccole lampadine alogene, vengono stimolati a produrre suoni diversi a seconda: dell’intensità, della potenza e della direzione dei raggi luminosi. Allo stesso modo altre lampadine danno movimento alle “cicale” ovvero, dei robottini a forma di insetto che friniscono vibrando esposti alla luce, assumendo così il ruolo di percussionisti implacabili e instancabili.
Tutti i suoni che ascoltiamo durante la composizione provengono direttamente dalle “Macchine Musicali” create da Rudi: sia in modo diretto, che elaborato, che archiviato attraverso basi digitali. Unica eccezione è rappresentata da una voce maschile di monaco tibetano, un possente ‘OM’, che sottolinea flussi di suono elettronico nelle basse frequenze.
La performance ha come sfondo un video creato da due sorgenti di immagini: una preregistrata, composta da colori fondamentali e complementari; l’altra prodotta dal vivo attraverso gli stimoli sonori. I due livelli si interfacciano in maniera casuale dando origine ad imprevedibili combinazioni di colori e forme. L’autore ha il ruolo di direttore d’orchestra, decide infatti di accendere e spegnere uno e l’altro canale lasciando che il materiale fuoriesca dando origine ad un’immaginaria composizione visiva. La proiezione delle immagini è diretta volutamente sull’artista e sull’intera scenografia, affinchè la produzione delle loro ombre aumenti la percezione della realtà dello spettatore. La stessa casualità del video riguarda il suono, che è controllato solo in parte dall’artista e quindi, per questo motivo, può essere anche considerato irripetibile e irriproducibile.
Il lavoro di Rudi Punzo è prevalentemente analogico. La sua scelta è rivolta al pensiero di poter operare in un ambito di numeri infiniti e non di essere “schiacciato” dall’angustia dello 0 1 010. È analogico nella costruzione delle sue “Sculture Sonore”, come nell’elaborazione dei video casuali; nella creazione dei suoi “Robot Insetti” percussionisti, come nell’ideazione e nella clonazione di apparecchiature elettroniche basiche.

L’infinito e l’aleatorio sono caratteristiche insite nel rumore e sono anche elementi fondamentali nell’estetica di Rudi Punzo. Dal mio punto di vista, chiunque decida di operare in questi ambiti, attua una scelta estetica ben precisa: decide di ribadire il fatto che è la natura stessa ad essere arte. Per questo motivo non credo sia solo una sfida personale dell’artista rivolta ad un risultato estetico personale, quanto un gesto artistico di grande valore umano. Interiorizzare il fatto che, attraverso la natura, possiamo in ogni momento ricevere un appagamento estetico è un atteggiamento rassicurante e nelle stesso tempo di forte stimolo espressivo.

Sara Cucchiarini

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