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Il “Mea Culpa” secondo Santiago Sierra

Mea Culpa è il titolo della mostra milanese dedicata all’artista spagnolo Santiago Sierra. Un tributo all’arte concettuale, alla protesta, alla documentazione di una condizione contemporanea che troppo spesso si dimostra insensibile nei confronti dell’umanità.

Parola Bruciata, El Cabanyal, Valencia, Spagna. Luglio 2012 Courtesy Studio Santiago Sierra
Parola Bruciata, El Cabanyal, Valencia, Spagna. Luglio 2012. Courtesy Studio Santiago Sierra

Il titolo della mostra che il PAC di Milano dedica a Santiago Sierra non lascia alcun dubbio. Siamo di fronte ad una riflessione intima e profonda che attraverso video, registrazioni e immagini coinvolge e indaga diverse situazioni inaccettabili.

Sierra (Madrid 1966) si muove da quasi trent’anni sul terreno instabile della critica alle condizioni sociopolitiche della contemporaneità. Le sue opere cercano di svelare i segreti perversi di tutto quel potere che ispira l’alienazione e lo sfruttamento dei lavoratori. Le ingiustizie che colpiscono alcune categorie di esseri umani, il capitalismo e la discriminazione razziale sono alcuni dei temi affrontati attraverso una prospettiva schietta e senza filtro. Mea Culpa diventa dunque il leitmotiv portante della nostra colpevolezza che soltanto l’arte più coraggiosa è in grado di mostrare.

Santiago Sierra
Parola distrutta, Luoghi vari. Ottobre 2010 – Ottobre 2012. Video Courtesy Studio Santiago Sierra

Santiago Sierra diventa il messaggero della cupa verità del nostro tempo attraverso opere intense, ambigue e simboliste. Il linguaggio visivo che le muove, così come l’energia emanata, si trasformano in emozione pura, distribuita in quattro sale colme di suggestione.

Il percorso si apre con Spari Shots, una registrazione effettuata dall’artista nel 2002 a Culiacán in occasione del nuovo anno. Tra i vari suoni udibili emergono chiaramente alcuni spari di arma da fuoco. Santiago Sierra documenta e denuncia la violenza che caratterizza la città e che purtroppo colpisce gli abitanti più innocenti, i ragazzini, sempre più spesso spinti a diventare veri e propri narcos.

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Forma di 600 x 57 x 52 cm costruita per essere sostenuta perpendicolarmente a una parete, Konig Galerie. Berlin, Germania. Novembre 2016. Courtesy dell’Artista e Prometeogallery di Ida Pisani

Lungo la stessa sala sono esposte immagini fotografiche di grande formato: Denti degli ultimi gitani di Ponticelli (2008), Riga Tatuata su 4 persone (2000), Riga di 250 cm tatuata su 6 persone retribuite (1999). Proprio le ultime due opere evidenziano una delle più crude e insensibili verità che riguarda il mondo del lavoro: il limite etico. Alcuni disoccupati sono pagati dall’artista stesso perché acconsentano a farsi tatuare una linea orizzontale sulla parte alta della schiena. Sierra documenta questa azione dall’esterno con la macchina fotografica. L’arte diviene lo strumento reale attraverso cui mostrare lo squallore del meccanismo sociale ed economico che regola il mondo: il denaro.

Santiago Sierra
Il graffito più grande del mondo, campo di rifugiati di Smara Algeria. Ottobre 2012. Dimensioni 5.000 x 1.700 m – lunghezza dei contorni 37.000 m. Courtesy dell’artista e di Lisson Gallery

Presenti in mostra anche Il No, Global Tour e il No Proiettato sopra il Papa. L’artista non intende annullare un’idea ma negare ogni affermazione. No a tutto, a ogni cosa. Un no monumentale che ha viaggiato in vari luoghi del mondo affrontando una continua evoluzione a seconda della città attraversata, e un no contro il simbolo della Chiesa cattolica allora rappresentato da Papa Benedetto XVI. Santiago Sierra mette in luce i limiti e le contraddizioni della società contemporanea mettendoci di fronte all’impossibilità di rimanere impassibili nei confronti del potere impareggiabile dell’arte.

Flavia Annechini

Santiago Sierra. Mea Culpa
a cura di Diego Sileo e Lutz Henke
PAC Milano, 29/03 – 04/06 2017

 

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