Dall'archivio D'ARS

Lo zero e l’arte dell’impostura

Dappertutto la propaganda ottimista suggerisce che il progresso dell’uomo sia legato alla crescita. Ça va sans dire che l’unità di misura di questa famigerata crescita è fatta di zero alla n, il che rende il tutto perlomeno sarcastico, per non dire paradossale, anzitutto in termini metaforici: più lo zero – il nulla – si moltiplica, più la specie progredisce. Tralasciando possibili dissertazioni politico-economiche a riguardo, il nocciolo duro della questione resta proprio la “metafora dello zero”. Nel sistema di numerazione decimale, lo zero, che usato da solo indica il vuoto, il nulla, in modalità posizionale è usato per saltare una posizione e dare il valore appropriato alle cifre che lo precedono o lo seguono. Così vale anche per il sistema di numerazione posizionale binario, nel quale addirittura la logica booleana attribuisce allo zero i caratteri prescrittivi di vero o falso. Tutto questo per dire cosa? Che probabilmente il fattore linguistico, macro-insieme di quello numerico, rappresenta un sintomo abbastanza evidente di ciò che la sociologia postmoderna sta tentando di chiarire, vale a dire la questione cruciale dei benefici o meno dell’era digitale, il cosiddetto “uomo.0”. La premessa riguardo allo zero sottende sì una malcelata ironia riguardo al dibattito sulla crescita economica, ma soprattutto è utile a introdurre un punto di vista intellettuale più o meno condiviso, che vede nell’era digitale una serie di problematiche affatto trascurabili. Una di queste, come dicevamo, è certamente la questione linguistico-mnemonica, ampiamente trattata da Zygmunt Bauman (…).

Laura Migliano
D’ARS year 55/n. 220/spring 2015 (incipit dell’articolo)

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