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Man Ray e il Photo Vogue Festival

Grande successo per la prima edizione del Photo Vogue Festival: una kermesse ricca di eventi, tra i quali spicca la mostra dedicata a Man Ray. Un’ulteriore occasione per indagare il corpo femminile attraverso l’obiettivo della fotografia di moda.

Il Photo Vogue Festival, tenutosi a Milano dal 22 al 26 novembre, ha avuto un ottimo riscontro, sia di pubblico sia di coinvolgimento della città. Due le sedi principali: Palazzo Reale, con la monografica dedicata alle Polaroids di Vanessa Beecroft, e l’ex spazio industriale di Base Milano, con The Female Gaze, una ricognizione sulla fotografia al femminile e su come stia cambiando il modo di rappresentare il corpo nella fotografia di moda quando dietro l’obiettivo c’è una donna. Parti integranti dell’evento, oltre agli incontri e alle conferenze, anche le mostre satelliti in molte gallerie della città – con un calendario prolungato – fra le quali Man Ray allo Spazio Marconi 65, che propone una selezione di scatti degli anni ’30, tratti dal portfolio Femmes, e la serie Mode au Congo del 1937.

Photo Vogue Festival, Man Ray
Man Ray, La mode au Congo, 1937 Courtesy Studio Marconi ’65 © Man Ray Trust by SIAE 2016

Partire da Man Ray permette di andare alle origini di una fotografia dedicata alla moda che non sia soltanto puramente decorativa e di affrancarla dalla dimensione effimera a cui sembra destinata. Le pose statiche delle modelle e i riferimenti alle iconografie dell’arte antica sono funzionali alla composizione spaziale delle immagini ma contemporaneamente si pongono fuori dal tempo o dalla storia; anche le fotografie più allusive o erotiche restituiscono un’immagine femminile che va oltre il puro piacere voyeuristico dell’osservatore. L’estrema cura del dettaglio, pur nell’indeterminatezza degli ambienti, e la latente ironia di molti scatti, sono lo sfondo per modelle che assumono la rilevanza di soggetti autosufficienti, oggetti del desiderio vagamente irraggiungibili.

Photo Vogue Festival
Man Ray, Nudo, 1934 Courtesy Studio Marconi ’65 © Man Ray Trust by SIAE 2016

Le ultime generazioni di fotografi, affermatisi dagli anni ’90 in poi, come le loro coetanee in mostra per The Female Gaze, hanno stravolto il linguaggio della comunicazione della moda, sostituendo ad immagini genericamente estetizzanti e descrittive una rappresentazione varia e, in un certo senso, pluralista; non la definizione di un concetto di bellezza ma uno sguardo che comprende imperfezioni, argomenti tabù, luoghi comuni. Kitch o sublime come paradigma della attuale complessità che ridefinisce i limiti del desiderio.

L’iconografia della moda, che in questi ultimi anni si è permessa di rimodellare i propri canoni estetici e di inserirvi concetti solitamente attinenti alla categorie standard del “brutto” o del “cattivo gusto”, rimane quasi sempre lontana dalla dimensione atemporale riscontrabile nei ritratti di Man Ray, legata indissolubilmente alla contemporaneità. È un’iconografia democratica nelle ispirazioni, ma che può scontrarsi con il nuovo tipo di censura determinata dalla policy sulla nudità da parte dei social network, con conseguenti effetti sulla libertà espressiva a meno di non porsi quasi al di fuori dei media digitali.

A qualche chilometro di distanza nella Pianura Padana, a Carpi, si è appena conclusa la retrospettiva sulle campagne promozionali scattate da Helmut Newton negli anni ’90 per Blumarine (una delle aziende simbolo del distretto tessile locale). A Gun for Hire, Selection ci ha mostrato di Newton il suo voyeurismo esibito, il mix di jet-set, moda e sesso identificato da donne bellissime che mostrano una gelida perversione mai priva di lucidità. L’erotismo distante e relativizzato, come un mero esercizio “meccanico” è l’evoluzione in epoca consumistica di un’altra donna autosufficiente e irraggiungibile come quelle di Man Ray.

Photo Vogue Festival
Helmut Newton – Autunno Inverno 1994-95, © The Helmut Newton Estate Maconochie Photography

Solo il fotografo, creatore di una realtà di secondo grado, può avvicinarvisi, mentre lo sguardo dello spettatore è filtrato dal doppio medium della fotografia e della moda. Che si tratti di abiti o corpi, la sensazione è sempre quella dell’artificio, del “nudo” indossato come un abito che innalza una barriera.

Al di là dei cliché della “donna-oggetto” – efficacemente superati nella sottesa ironia – il ruolo delle donne nell’universo di Newton rivela un approccio che è stato rivoluzionario, e la strada per giungere alla pluralità dei modelli estetici attuali è passata anche per la via inattesa della collaborazione con un marchio rappresentante la tradizionale imprenditorialità familiare e rivolto all’eleganza di una donna con un background borghese e romantico.

Photo Vogue Festival
Christto&Andrew, Current Obsession, 2015 © Christto & Andrew, 2015, courtesy Metronom

Tornando a Milano e al Photo Vogue Festival, un progetto per certi versi sorprendente ha trovato sede presso Nonostante Marras, nel cortile che ospita il negozio e lo spazio espositivo di Antonio Marras: Muddy Waters, di Christto & Andrew, non tratta specificamente di fotografia di moda, ma dalla moda derivano forme e cura del dettaglio per scatti formalmente perfetti che rivelano identità artificiose e manipolate, con un complessivo effetto di straniamento. Le stesse biografie di Christto Sanz e Andrew Jay Weir, nati a Portorico e in Sud Africa ma residenti a Doha, esplicitano una condizione di estraneità al contesto nella quale costruire un proprio mondo estetico fatto di colori brillanti e dettagli surreali che esplorano il concetto di bellezza definendo degli archetipi. E la ricerca dell’archetipo è un altro filo che li lega alle origini della fotografia di moda e a Man Ray.

Claudia Vanti

Man Ray Studio Marconi ’65, via Tadino 17, Milano | 22 novembre 2016 – 28 gennaio 2017, apertura da martedì a sabato h. 15-19

Muddy Waters by Christto & Andrew – NONOSTANTE MARRAS, via Cola di Rienzo 8, Milano | 25 novembre 2016 – 7 gennaio 2017

 

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