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MappeMondi – Mettere a mondo il mondo

In mostra fino al 23 dicembre presso la galleria Marcorossi artecontemporanea di Milano, MappeMondi a cura di Luca Beatrice che indaga il tema del globo terrestre attraverso un percorso antologico in cui dialogano tra loro opere di alcuni artisti internazionali: Mirko Baricchi, Sergi Barnils, Vanni Cuoghi, Chris Gilmour, Riccardo Gusmaroli, Emilio Isgrò, Luigi Mainolfi, Mirco Marchelli, Pino Pinelli e Medhat Shafik.

Vanni Cuoghi, Maledette piantine, 2014 - acquerello, china e collage su carta 35x35 cm Courtesy Marcorossi Artecontemporanea
Vanni Cuoghi, Maledette piantine, 2014 – acquerello, china e collage su carta 35×35 cm
Courtesy Marcorossi Artecontemporanea

Il 1492 non è solo l’anno della scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo, ma anche l’anno della prima rappresentazione sferica della terra giunta sino a noi realizzata dal cartografo tedesco Martin Behamin a Norimberga: la Erdapfel, ovvero la mela terrestre. Così come la Tabula Peutingeriana (IV sec d.C.) mostrava le strade dell’Impero Romano e il Mar Mediterraneo nell’Orbis Terrarum medioevale divideva come una “T” i tre continenti (Europa, Asia e Africa) inscritti a loro volta in una O (l’Oceano), nel primo mappamondo vi è rappresentato il mondo conosciuto sino ad allora: ovvero l’Europa e l’Asia separate da un immenso oceano senza Americhe, in cui il Giappone e l’arcipelago malese sono esageratamente grandi. Ogni mappa è infatti uno strumento di catalogazione dell’esperienza del mondo e risponde a un’esigenza tassonomica. È un sistema di segni ed è specchio di una concezione del reale, e in questo è estremamente vicina all’arte. La mappa è quindi un simbolo potenzialmente molto ricco attraverso il quale gli artisti possono declinare la loro visione delle cose, spesso senza perdere la dimensione ludica e la forza immaginifica di un oggetto che ciascuno di noi conosce sin da quando era bambino.

Medhat Shafik, !???”, 2014 - Tecnica mista (cemento, gesso, pigmenti, rame, foglia oro) diametro ø 45 cm  Courtesy Marcorossi Artecontemporanea
Medhat Shafik, !???”, 2014 – Tecnica mista
Courtesy Marcorossi Artecontemporanea

Per Pino Pinelli (Catania, 1938) la cosmogonia e la conoscenza delle cose sono strettamente connesse all’idea di mondo, idea che nel 1997 evoca in BL. B., l’opera più astratta presente in mostra, costituita da due dischi di gesso, uno blu e uno bianco. Vanni Cuoghi (Genova, 1966), con la leggerezza e la sottile ironia che caratterizzano la sua produzione artistica, in Maledette Piantine mette in scena il sogno di evasione di tre giovani donne del Settecento che si immaginano in paradisi esotici e terre selvagge. Ironico è anche Chris Gilmour (Manchester, 1973), che si esprime con il suo materiale d’elezione, il cartone, con cui realizza in scala una copia del mappamondo (che è a sua volta copia del reale), oggetto che in questo modo viene svuotato della sua funzionalità.

Chris Gilmour, Studio globe, 2008 - Cartone e colla, dimensioni reali Courtesy Marcorossi Artecontemporanea
Chris Gilmour, Studio globe, 2008 – Cartone e colla, dimensioni reali
Courtesy Marcorossi Artecontemporanea

In Carta da viaggio di Franco Guerzoni (Modena, 1948) nel 1984 rappresenta, attraverso sovrapposizioni di gessi e pigmenti, un mondo all’incontrario: i continenti sono macchie blu e il mare è una superficie grigia e indefinita. Riccardo Gusmeroli (Verona, 1963), con il suo mondo d’oro e piatto circondato da numerosissime barchette bianche disposte in un vortice su sfondo bianco, evoca il mito del viaggio intorno al mondo – che tuttavia è un viaggio immaginario e impossibile – e il desiderio di evasione.

Riccardo Gusmaroli. Mondo oro, 2014. barchette di carta su tela
Riccardo Gusmaroli. Mondo oro, 2014. barchette di carta su tela

Dalla mappa di Emilio Isgrò (Barcellona Pozzo di Gotto, 1937) invece sono stati cancellati i nomi ed è una riflessione sulla perdita d’orientamento e sulla non-identità del luogo. La cancellatura è un’interruzione della comunicazione. Un gesto ambiguo: da un lato distruttivo, dall’altro costruttivo. […] La cancellatura è un modo di aprire le porte della comunicazione, fingendo di chiuderle per dare più libertà, volta non a celare qualcosa bensì a mettere in evidenza qualcos’altro. Vi sono dei segni anche sul globo di Medhat Shafik (Egitto, 1956) che, pur senza cancellatura, risultano indecifrabili. Sono dei segni primitivi, ancestrali, che incidono un mappamondo abitato da un solo uomo che sembra interrogarsi sui nostri destini.

Eleonora Roaro

MappeMondi a cura di Luca Beatrice
13 novembre – 23 dicembre 2014
MARCOROSSI artecontemporanea
C.so Venezia 29, Milano
da martedì a sabato: 11.00 – 19.00
domeniche di dicembre: 15.00-19.00

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