Mostre

Mat Collishaw alla Galleria Borghese

Mat Collishaw nasce con l’ondata degli Young British Artists (YBAs)  degli anni ‘90 e lavora da diversi anni con ibridazioni visive mixando linguaggi digitali a foto, video, installazioni e altro ancora, con una scelta ampia e libera di mezzi. Dopo l’esposizione alla galleria Uno su Nove di Roma in cui ha presentato una serie di nature morte fotografiche, Mat Collishaw elabora un suo personale incontro con Caravaggio e lo straordinario contenitore d’arte visiva che è il Museo Borghese a Roma. Nasce da qui  il suo percorso di “implementazione” del linguaggio pittorico classico attraverso diverse dispositivi e strategie. Il tutto sfocia nella mostra Mat Collishaw – Black Mirror, evento organizzato alla Galleria Borghese con il supporto del British Council nel contesto di “Committenze Contemporanee”, un progetto che Galleria Borghese porta avanti dal 2007 e che prevede il coinvolgimento di artisti contemporanei nella realizzazione di installazioni negli spazi della galleria.

(Mat Collishaw, BlackMirror. Video di Elisa Fuksas)

Il lavoro d’impatto che apre la mostra è l’utilizzo di un quadro minore del museo, il Massacro degli innocenti dello Scarsellino (Ippolito Scarsella detto lo Scarsellino, 1550 ca.-1620), caratterizzato da pochi carnefici e da molte vittime infantili che sembrano sommergerli. Un’installazione rotante, un moderno zootropio la cui forma ricorda il tempietto del Bramante di San Pietro in Montorio, si  riempie delle repliche dei carnefici e delle vittime del quadro. Realizzata con una stampante 3D, l’opera rotea come un vecchio dromoscopio. Il tempietto del Bramante (immagine classica e affascinante della “ragione artistica” e della razionalità geometrica) viene invaso dal sangue degli innocenti e dai gesti iterativi, da “serial killer”, dei soldati che compiono il massacro. L’effetto del dispositivo, tipico del pre-cinema ottocentesco, crea una semi-animazione di notevole effetto e di forte impatto, in cui la luce ha naturalmente importanza centrale.

Mat Collishaw, Installazione Zootropio ( Il Massacro degli Innocenti), 2014. Installazione mobile Galleria Borghese. Foto Guido Harari
Mat Collishaw, Installazione Zootropio ( Il Massacro degli Innocenti), 2014. Installazione mobile Galleria Borghese. Foto Guido Harari

È da un ragionamento sulla luce e in particolare sulla luce nei dipinti di Caravaggio che nasce infatti l’intero progetto espositivo che, oltre alla già citata opera, presenta altre installazioni pensate a partire dai tre dipinti di Caravaggio (il San Gerolamo, la Madonna dei Palafrenieri e Davide con la testa di Golia) . Queste esasperano la tematica del rapporto luce e ombra immergendo in superfici di grandi specchi incorniciati in vetro nero di Murano i quadri del Caravaggio in un nero assoluto da cui emergono con difficoltà delle parti, in un continuo effetto di comparsa e scomparsa. Osservando la Vergine dei Palafrenieri la si vede unire il piede del bambino al suo condividendo lo schiacciare del serpente che si divincola. I due movimenti sono frutto di un’animazione minima dell’immagine, così come accade anche al braccio del Davide che regge la testa del Golia per l’opera con l’altro celebre dipinto. Mentre la testa del San Gerolamo compie una più evidente rotazione che mostra una “ricostruzione” digitale della parte nascosta del viso originale.

Mat Collishaw, Mat Collishaw - Black Mirror, installazione, 2014. Galleria Borghese. Foto Guido Harari
Mat Collishaw, installazione con opera San Girolamo, 2014. Galleria Borghese. Foto Guido Harari

La dialettica fra il segno immobile e il segno in movimento, e la ricerca di una mediazione fra i due, appartiene alla storia dell’arte moderna almeno dall’epoca del Cubismo, passando poi per la successiva Arte Cinetica. I “videoritratti” di Bob Wilson (dove la suspense dell’immagine si basa sull’equivoco fra foto e video) ne sono forse il richiamo più vicino e immediato. Nell’impiego del digitale (nelle forme dell’animazione e del ritocco visivo) il lavoro di Collishaw cerca di sfumare e di oscurare la tecnica usata, rifacendosi allo studio “teatrale” dell’immagine che lo stesso Caravaggio utilizzava nel suo studio. I lavori hanno anche una propensione al “Teatro della Crudeltà” di artaudiana memoria, tipica della sua generazione artistica. Tutto viene immerso nell’ombra, nel buio e nel nero in nere cornici di vetro di voluto kitsch barocco. Un “black mirror”, un’Opera al Nero.

Lorenzo Taiuti    

Mat Collishaw – Black Mirror
Fino all’11 gennaio 2015
Ingresso al museo: € 11/6,5
Galleria Borghese, Piazzale del Museo Borghese, 5, Roma

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