Dall'archivio D'ARS

Micol Assaël – ILIOKATAKINIOMUMASTILOPSARODIMAKOPIOTITA

Mi sono imbattuto per la prima volta nel lavoro di Micol Assaël (Roma, 1979) nel 2002 alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, all’interno della grande collettiva Exit curata da Francesco Bonami. Era una delle prime mostre importanti cui partecipava. Tra tante installazioni ingombranti e spettacolari, il suo intervento era quasi invisibile (eppure, paradossalmente, le comprendeva tutte): aveva aperto dei fori nelle pareti della galleria tracciando un piccolo tunnel che metteva in comunicazione le sale. Di fatto, s’era impossessata del museo. Sono andato a ripescare il catalogo, dove Bonami proponeva agli artisti un breve quiz con domande semiserie e quelli, stando al gioco, ribattevano a tono. Le risposte della Assaël all’epoca m’erano parse ironiche: “Dove vorresti lavorare se non fossi un’artista? Sulla stazione Solaris1. Cosa compri? Neutrini. Cosa bevi? Vento”2. In realtà erano serissime e anticipavano la piega che avrebbe preso di lì a poco il suo lavoro. (…)

432HZ, 2009-2014, installation, wood, beeswax, honey, electrical system, sound, 330x475x575 cm. Courtesy Micol Assaël, Museo Madre and Fondazione Hangarbicocca
432HZ, 2009-2014, installation, wood, beeswax, honey, electrical system, sound, 330x475x575 cm. Courtesy Micol Assaël, Museo Madre and Fondazione Hangarbicocca

I first encountered Micol Assaёl’s (Rome, 1979) work in 2002 at the Fondazione Sandretto Re Rebaudegno in Turin, which was part of Exit, a large collective exhibition curated by Francesco Bonami. It was one of her first participations in a major show. Compared to the array of large and unwieldy installations, her intervention was an almost invisible presence (yet paradoxically it encompassed all the other works):she had carved various holes in the walls, thereby creating a small corridor that connected all the rooms. In actual fact it had taken over the museum. I recently fished out the catalogue of the exposition, in which Bonami quizzed the artists with half-serious questions which were met by answers in the same vein. At the time Assaёl’s answers seemed ironic to me: “if you weren’t an artist, where would you work? On the Solaris Station1. What do you buy? Neutrinos. What do you drink? Wind?”2. They were, in fact, deadly serious and anticipated the direction her work would take. (…)

Stefano Ferrari
D’ARS year 54/nr 217/spring 2014 (abstract dell’articolo)

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