Dall'archivio D'ARS

Milano the place to be?

Ritmi serrati, incessanti andirivieni di ruspe e camion, migliaia di operai al lavoro su turni di venti ore al giorno. Questa è l’Expo a poco più di un mese dall’attesissima apertura prevista per il primo maggio, tra tour virtuali, esercizi di riscaldamento e gare di velocità e di “bellezza” tra padiglioni (il Padiglione Zero, progettato da Michele De Lucchi e curato da Davide Rampello, si è già aggiudicato il Wallpaper* Design Award per la categoria “Best Building Site”). Nei prossimi mesi avremo modo di osservare gli esiti concreti di questo mega-evento contornato di umori differenti e inevitabili polemiche, nonché di valutarne l’aderenza ai principi di sostenibilità e rispetto del Pianeta. Ci sarà tempo per passare al setaccio il cartellone delle Grandi Mostre per Expo in città e di appurare lo spessore di eventi come Arts & Foods. Rituali dal 1851, la mostra a cura di Germano Celant che invaderà gli spazi della Triennale di Milano.

Una veduta del MUDEC, Museo delle culture, progettato da David Chipperfield, foto © Oskar Da Riz
Una veduta del MUDEC, Museo delle culture, progettato da David Chipperfield, foto © Oskar Da Riz

Nel frattempo, però, distogliamo lo sguardo dal trambusto dei cantieri e rivolgiamo l’attenzione a quelli che potremmo chiamare “effetti collaterali” di questa fagocitante Esposizione Universale, ossia i mutamenti e le novità che interesseranno il tessuto urbano e culturale di Milano in concomitanza con Expo. Tra fine marzo e inizio maggio, infatti, saranno ufficialmente inaugurati alcuni spazi di rilievo che andranno ad arricchire l’offerta museale ed espositiva della città meneghina. Realtà non direttamente legate all’Expo, ma che, sotto la sua spinta propulsiva, hanno pensato bene di cogliere il momento propizio per presentarsi alla città dopo anni di incubazione. Primo della lista è il MUDEC Museo delle Culture. (…)

 

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