Animazione

Miyazaki e Takahata. Da Panda! Go, panda! alle prime serie tv

Gli anni ’70 sono stati per Miyazaki e Takahata un periodo di intenso lavoro nel pieno dell’epoca d’oro dell’animazione giapponese, grazie a una fiorente produzione di serie tv che presto colonizzeranno anche il mercato europeo.

Dopo il successo di Il gatto con gli stivali (1969) e Gli allegri pirati dell’isola del tesoro (1971) – di cui vi abbiamo parlato qui – Hayao Miyazaki lascia la Toei Animation e raggiunge Isao Takahata e Yasuo Ōtsuka alla A production, dove erano già migrati in seguito al fallimento economico del capolavoro La grande avventura del piccolo principe Valiant (1968).

La prima produzione che vede il ritorno del duo Miyazaki/ Takahata è Panda! Go, panda! del 1972. Inizialmente avrebbero voluto realizzare un adattamento animato di Pippi calzelunghe ma Astrid Lindgren, autrice del libro, non concesse i diritti e furono costretti a rinunciare. Quando il governo cinese regalò allo zoo Ueno (Tokyo) due esemplari di panda gigante, i due artisti decisero di cavalcare l’onda della pandamania esplosa in Giappone, girando un mediometraggio partendo proprio dai disegni preparatori che Miyazaki aveva realizzato per Pippi.

La piccola Mimiko non ha più i genitori e vive da sola dopo la partenza della nonna. All’improvviso arrivano alla sua porta due panda, Papanda e il suo cucciolo Pan, fuggiti da un vicino zoo. I tre protagonisti decidono di diventare una famiglia per cui Papanda farà da padre a Mimiko e lei a sua volta farà da madre al piccolo Pan. Si tratta di una pellicola del genere kawaii, che letteralmente significa “adorabile”, “carino”, caratterizzato da personaggi dall’aspetto bambinesco, con proporzioni minute e occhi grandi, dai colori tenui e lineamenti dolci.

Il film era destinato a un pubblico di bambini molto piccoli, infatti Miyazaki lo realizzò con l’obiettivo di farlo vedere al figlio appena nato.

scena tratta da Panda! Go, panda!, Tokyo Movie Shinsha, 1972
scena tratta da Panda! Go, panda!, Tokyo Movie Shinsha, 1972

Panda! Go, panda! non ha particolare interesse artistico a causa di una realizzazione veloce e del basso budget, ma è riconosciuto come il precursore di Il mio vicino Totoro (1988), film che ha fatto la fortuna dello Studio Ghibli per incassi e merchandising. È una storia spensierata e ottimista che vede contrapposti la bontà d’animo e l’innocenza di bambini e animali, alla crudeltà degli adulti che vogliono separarli. Introduce inoltre il tema degli orfani, molto caro agli autori.

Nella generazione di Miyazaki e Takahata è altissima l’incidenza di minori diventati orfani a causa della seconda guerra mondiale ed è un fatto che ha segnato profondamente l’evoluzione dell’immaginario giapponese, almeno quanto la stessa bomba atomica.

La piccola Mimiko è solo una bambina eppure sa gestire una casa, prendersi cura di sé stessa, della sua nonnina e ora anche di due panda; va a scuola da sola, non fa i capricci, è forte e riesce a cavarsela in ogni situazione. Eppure è solo una bambina che desidera essere accudita da un padre.

scena tratta da Panda! Go, panda!, Tokyo Movie Shinsha, 1972
scena tratta da Panda! Go, panda!, Tokyo Movie Shinsha, 1972

Nel 1973 girarono il sequel Il circo sotto la pioggia, in cui Mimiko, Papanda e Pan dovranno salvare gli animali del circo lasciati nelle loro gabbie durante un’inondazione. In questo caso sono evidenti le analogie con il futuro Ponyo sulla scogliera (2008).

In contemporanea alla realizzazione di Panda! Go, panda! Takahata e Miyazaki furono chiamati a sostituire Sugii e Otsuka alla realizzazione della serie tv Le avventure di Lupin III, coprodotta dalla Tokyo Movie Shinsha – attuale TMS Entertainment – e dalla A Production, tratta dal manga Lupin III. Il terreno fertile per la diffusione delle serie tv è stato infatti preparato proprio dal boom dei manga iniziato verso la metà degli anni ’60.

Lupin III è un seinen manga (fumetto per adulti) di genere action del disegnatore Monkey Punch, diretto a un pubblico di giovani single per lo più universitari. Lupin è un personaggio egoista ed egocentrico, cinico e violento mentre la protagonista femminile, Fujiko, è tanto sensuale da poter essere definita softcore. In seguito all’insuccesso dei primi episodi girati da Sugii e Otsuka, Miyazaki e Takahata modificarono i tratti caratteriali dei personaggi dandone un’accezione positiva: ridimensionano l’erotismo di Fujiko che però rimane una figura forte e indipendente – ma con meno seno e con un taglio di capelli più corto – mentre Lupin diventa un inguaribile ottimista, sempre col sorriso e pronto a rischiar la pelle per salvare o aiutare qualcun altro. Il successo dei 23 episodi della serie porterà Miyazaki a dirigere il film Lupin III Il castello di Cagliostro nel 1979, capolavoro di cui vi parleremo più avanti.

scena tratta da Lupin III Il castello di Cagliostro, Tokyo Movie Shinsha, 1979
scena tratta da Lupin III Il castello di Cagliostro, Tokyo Movie Shinsha, 1979

Nel 1974 lo studio Zuiyo Eizo, attuale Nippon Animation, affida a Isao Takahata la regia di Heidi, serie tv tratta dall’omonimo romanzo di Johanna Spyri, di cui Miyazaki sarà l’animatore. È un anime del genere meisaku, ovvero appartenente al filone World Masterpiece Theater, un progetto che prevede la realizzazione di serie tv con cadenza annuale tratte da romanzi per ragazzi della letteratura principalmente europea. Heidi è il primo del genere che vedrà importanti successi che hanno segnato la nostra infanzia quali Marco (1976) e Anna dai capelli rossi (1979) diretti dallo stesso Takahata, Flo, la piccola Robinson (1981), Sui monti con Annette (1983), Pollyanna (1986), Piccole donne (1987) e tanti altri.

scena tratta da Heidi, Zuiyo Eizo, 1974
scena tratta da Heidi, Zuiyo Eizo, 1974

Heidi è il precursore di tutte queste serie ed è un’opera eccellente che detterà le linee guida dello stile meisaku: le trame sono solide, i personaggi sono caratterizzati meglio a livello psicologico, c’è molta attenzione nei dettagli, specie nelle scenografie. Gli sfondi disegnati sono delle vere opere d’arte e diventano minimamente animati (pensiamo al vento che soffia su un prato). Le ambientazioni sono bucoliche, rurali – in linea col pensiero ecologico di Takahata – e ci si sofferma molto sulle piccole azioni della vita quotidiana. In sostanza si punta a un prodotto di qualità superiore rispetto alle contemporanee serie tv sia giapponesi che americane.

scena tratta da Anna dai capelli rossi, Zuiyo Eizo, 1979
scena tratta da Anna dai capelli rossi, Zuiyo Eizo, 1979

Come già detto, per Takahata il tema dell’allontanamento di uno o più genitori o della morte degli stessi, è fondamentale. Le cause possiamo ritrovarle nella sua infanzia, quando nel 1942 durante un’incursione aerea degli americani Takahata, allora solo un bambino, perde di vista i genitori e rimane da solo nel caos dei bombardamenti. Sia Heidi che Marco e Anna dai capelli rossi sono dei bambini che subiscono il dolore della perdita della famiglia e le conseguenti difficoltà della vita senza di essa. Sono romanzi di formazione in cui i protagonisti affronteranno il mondo e, grazie alla loro genuinità e bontà d’animo, supereranno l’infanzia per arrivare all’adolescenza.

Ma le serie tv non finiscono qui, infatti Miyazaki nel 1978 realizza quella che forse sarà la serie animata più poetica e avvincente di tutto il decennio: Conan il ragazzo del futuro. Da qui in poi nulla sarà più lo stesso, non perdetevelo!

Claudia Caldara

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