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Ori Gersht: Evaders – Museo Madre, Napoli

“Il senso di sé” fa parte di MADREscenza, un programma di alta divulgazione delle nuove conoscenze nei vari linguaggi espressivi. La rassegna si articola in sei incontri sul tema dell’identità e in sei laboratori didattici, a cura di Ludovica Lumer e Marta dell’Angelo. Ludovica Lumer (Milano, 1971) lavora dal 1997 al Department of Anatomy and Developmental Biology (University College London), dove ha intrapreso le prime ricerche nel campo della Neuroestetica. Nel 2005 ha aperto una galleria d’arte a Milano. Numerose le pubblicazioni al suo attivo su riviste internazionali. Attualmente insegna presso la Facoltà di Psicologia dell’Università degli Studi Milano-Bicocca; ha pubblicato con Marta dell’Angelo C’è da perderci la testa. Scoprire il cervello giocando con l’arte (i Libri del Festival della Mente, Laterza, 2009).
Il ciclo di incontri è iniziato presso il Museo MADRE di Napoli il primo febbraio con l’intervento di Gustavo Pietropolli Charmet, docente di psicologia dinamica ed esperto di problematiche della crescita. Il secondo appuntamento si è svolto il 21 febbraio con l’artista israeliano Ori Gersht, in concomitanza alla presentazione dell’opera Evaders, realizzata per la prima volta nel 2009.

Film stills from 'Evaders' by Ori Gersht, 2009. Copyright Ori Gersht
Film stills from ‘Evaders’ by Ori Gersht, 2009. Copyright Ori Gersht

Ludovica Lumer non aveva mai incontrato personalmente l’artista, ma aveva ammirato i suoi lavori, che definisce “strabilianti”, a Tel Aviv. La ricercatrice sostiene che la sua opera sia uno stimolo per la riflessione su uno degli argomenti caldi dell’epoca contemporanea, quello dell’identità, nei suoi aspetti psichici e psicologici, legati al confronto e alla dimensione socio-culturale. L’essere umano è ontologicamente fragile, ma a volte, calato nella dimensione spazio-temporale si spinge ad andare oltre il proprio destino, attraverso metafore, simboli, riferimenti religiosi…

Ori Gersht nasce a Tel Aviv nel 1967. Vive  e lavora a Londra dove ha conseguito il diploma di laurea in Fotografia, Film e Video presso la Westminster University ed il Master of Arts presso il Royal College of Art. La sua ricerca ha trovato eco presso importanti istituzioni museali tra le più grandi nel mondo, che espongono le sue opere. Nel 2012 si è tenuta la sua prima personale italiana alla Brand New Gallery di Milano.
Evaders è una video installazione che racconta il viaggio verso la libertà, ovvero la fuga nel 1940 del filosofo ebreo tedesco Walter Benjamin dalla Francia occupata dai nazisti, attraverso la leggendaria Lister Route, un passaggio nella catena dei monti Pirenei, circondato da panorami spettacolari sopra i quali sono nate mirabolanti leggende locali. Tentando di oltrepassare clandestinamente il confine tra Francia e Spagna lo studioso fu arrestato a Port Boue e venne poi trovato morto nella sua stanza. La Lister Route, come spesso accade per le zone montane a cavallo fra due nazioni, è stata teatro di una lunga storia legata al contrabbando, oggi in disuso grazie alle nuove regole comunitarie, ma è diventata un drammatico simbolo della Seconda Guerra Mondiale come luogo di transizione e viaggio verso la libertà.

Film stills from 'Evaders' by Ori Gersht, 2009. Copyright Ori Gersht
Film stills from ‘Evaders’ by Ori Gersht, 2009. Copyright Ori Gersht

Nelle intenzioni di Ori Gersht la video installazione vuole rendere quella strada, luogo di fuggiaschi pur miserevoli e spaventati ma non sottomessi, un “non luogo” che può essere percepito come “senza tempo”. Ovvero valido per sempre a tutte le latitudini, laddove esista una ragione per fuggire. La tecnica è quella della fotografia in stop-motion, che coglie l’attimo fuggente, simbolo della caducità e della fragilità dell’uomo. Nel caso specifico, freddi venti di tramontana soffiano su quelle montagne in quel punto e secondo la leggenda rendono pazzo il viandante. Come si vedrà dalla successiva descrizione, il tempo con le sue follie meteorologiche, lo scatenarsi degli elementi naturali,  argomento caro agli artisti e agli scrittori, risulta particolarmente evidente. Ori Gersht infatti si è ispirato per Evaders all’Angelus Novus di Paul Klee, opera che Walter Benjamin scelse come simbolo della sua filosofia della storia. Il filosofo scrive infatti con parole ispirate di grande connotazione poetica: C’è un quadro di Klee che s’intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. L’angelo ha lo sguardo rivolto a ciò che lascia, al passato, dove egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Naturalmente l’angelo vorrebbe intervenire, fare qualcosa. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta.

Film stills from 'Evaders' by Ori Gersht, 2009. Copyright Ori Gersht
Film stills from ‘Evaders’ by Ori Gersht, 2009. Copyright Ori Gersht

Ebbene è su questa tempesta dal paradiso che potremmo fissare il paragone con le tempeste della vita, quando la maturità appare un porto lontano, difficile; la differenza tra certo e incerto, tra ciò che si deve fare e ciò che si vorrebbe fare. Una meta talvolta irraggiungibile. Come sembrava irraggiungibile l’arrivo per chi valicava le montagne alla ricerca della libertà.

L’installazione sarà esposta fino al 23 giugno 2013.

Vera Agosti

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