Teatro

Reality. Per un teatro della trasparenza

Il duo Deflorian-Tagliarini ripropone Reality. Torna sul palco la routine del quotidiano con l’incredibile storia di Janina Turek narrata nel reportage di Mariusz Szczygieł

Reality, Deflorian-Tagliarini, 2017, Teatro Florian. Ph. Filipe Viegas
Reality, Deflorian-Tagliarini, 2017, Teatro Florian. Ph. Filipe Viegas

Vorremmo un teatro così:  come un vetro trasparente da cui guardare la realtà. Un teatro che si attiene ai fatti, che li registra e li restituisce con cristallina verità. Renato Palazzi aveva scritto che questo Reality visto al Teatro Ristori di Verona, avrebbe tracciato una direzione.  Il teatro di Deflorian-Tagliarini non racconta storie lineari  e nemmeno quella di  Janina Turek lo è.  La casalinga polacca aveva raccolto in 748 quaderni 33 categorie di azioni, oggetti, fatti registrati come una minuziosa contabilità tenuta per cinquantasette anni. I due attori, che con questo spettacolo hanno vinto l’Ubu nel 2012, ne hanno fatto una riflessione sulla sostanza del teatro e dei suoi segni.

Lo spazio si espande in platea e quando la voce  di sala annuncia l’inizio, Daria Deflorian, seduta sul palco come una statua di Duane Hanson, fa una smorfia di disappunto, perché la differenza tra palco e platea deve essere permeabile, fluida. Non serve marcarne la differenza. Lo spazio si forma, si indaga, con gli oggetti e i fari disposti sul palco costituiscono isole di uno Stationendrama circolare: come si inizia si finisce.

Reality, Deflorian-Tagliarini, 2017, Teatro Florian. Ph. Filipe Viegas
Reality, Deflorian-Tagliarini, 2017, Teatro Florian. Ph. Filipe Viegas

Gli oggetti come per rzeczy/cose sono fuochi di attenzione. Anch’essi veri, tangibili, reali. La finzione è bandita, Brecht docet: mostrare che si sta facendo.  Anche la morte in scena (quella di Janina), provata e replicata come un esercizio di stile alla Queneau, è troppo finta per essere vera. All’orizzonte c’è la serie Crash di Warhol per affermare che a forza di ripetere le immagini, le cartoline perdono di verità.  E pure quel teatro di Kantor che fa esistere solo ciò che è nella luce della scena. Janina non è un personaggio quindi , ma una domanda in cui si entra e si esce, vi si scivola dentro narrando sempre in terza persona. La recitazione di Daria Deflorian è cristallina, rasenta l’oggettività assoluta, una rendicontazione che cerca esistenza mentre la dice: siamo quello che facciamo, nulla più. Al tal punto che è una somma di dati a costruire  l’identità; a forza di numerare si arriva all’osso, alla lingua madre, e Janina-Deflorian  impreca in polacco. L’essenza della persona-personaggio è la lingua.

Reality, Deflorian-Tagliarini, 2017, Teatro Florian. Ph. Filipe Viegas
Reality, Deflorian-Tagliarini, 2017, Teatro Florian. Ph. Filipe Viegas

Più naturalista la recitazione invece di Antonio Tagliarini, a tratti così sporcata di verismo che rasenta certi ritmi di Nanni Moretti.  È un’altalena, tra credibilità e bugia, dichiarare la finzione e sperare che le cose, i numeri, gli elenchi, possano avere una eternità.  Che tazzine rotte, tavoli, zerbini, una borsetta, un vaso di fiori possano andare oltre la loro stessa materialità. E così il rigore e il metodo del teatro, come si fa nel teatro balinese, scompaia,  lasciando sul palco un nulla, da vedere, come in trasparenza.

Simone Azzoni

Reality
ideazione e performance Daria Deflorian e Antonio Tagliarini
Prossime date:
11 marzo 2017: Teatro Comunale, Belluno
16-17 marzo 2017: Théâtre Municipal Bois de l’Aune, Aix en Provence
29-31 marzo e 1 aprile ’17: Théâtre de Lorient – CDN Théâtre de Lorient, Lorient
20 maggio 2017: Théâtre Couvert – Scène National Chateauvallon, Chateauvallon

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