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Reperti Arteologici #18 – Ugo Mulas e la sua ricerca

(…) In fondo, se si seguono i vari servizi sulla Biennale veneziana, sulle Biennali veneziane di Mulas, si coglie immediatamente che a Mulas non interessa la scena conclusiva, l’allestimento realizzato, il personaggio costruito per il pubblico, ma piuttosto la storia, il farsi, una differente dimensione del tempo. La durata, infatti, fin dal tempo delle prime fotografie “realistiche” sulla città, su Milano, agli inizi degli anni sessanta o alla fine del decennio precedente, è un tema che lo prende profondamente; le tracce dei passi, le scie dei carretti nella neve, le figure addormentate sui braccioli dei panconi alla sala d’aspetto della Ferrovia, sono temi che non s’intendono senza valutare che la fotografia (…) non è la bressoniana immagine carpita, e il fotografo non è un “voleur” quindi di immagini, e neppure un attore nascosto e furtivo, secondario in un processo che lo esclude. Mulas intendeva invece il fotografo come un testimone, come un personaggio presente sempre nel contesto in cui agisce, come un polo continuo di riferimento. La sua presenza determina una dialettica diversa, nuova nella costruzione della scena, e questo Mulas, ben conscio, lo usa criticamente, come nel caso di pittori pop americani che lentamente si assuefanno alla sua presenza e “recitano” per lui, ricostruiscono criticamente i propri gesti, la propria invenzione di immagine.

Ugo Mulas (Pozzolengo/Brescia 1928 - Milano 1973)
Ugo Mulas (Pozzolengo/Brescia 1928 – Milano 1973)

(…) Così si evidenziano in Mulas due tipi di processi, da una parte un’operazione di documentazione estremamente rapida (Mulas scattava con massima velocità, sceglieva a colpo d’occhio tagli e posizioni), dall’altra un processo di selezione estremamente precisa. Da una parte quindi la tradizione post-impressionista, ripresa poi dalla fotografia provinciale italiana ed europea, della foto “istantanea”, colpo d’occhio sul reale, dall’altra quella di radice realistica, che si collega cioè alle origini della fotografia in Francia, caratterizzata da una lunga durata, che si determina dalla presenza delle cose, tutte con una loro “storia”, con una loro figura e peso. (…)

Estratto dall’articolo “Ugo Mulas e la sua ricerca” di Arturo Carlo Quintavalle pubblicato su D’ARS n.71/72 anno XV novembre-dicembre 1974, pagine 1-21.

 

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