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ROBOTICA 2012 – una sguardo sulla robotica umanoide

Ariell

Nel 1920, il drammaturgo ceco Karel Capek, realizza R.U.R., acronimo di Rossum’s Universal Robot. Si tratta di un dramma sociologico in cui compare per la prima volta il termine “robot” che, in tale scritto, sta a indicare un androide meccanico. Oggi, con il suddetto termine, si intende un qualunque tipo di meccanismo in grado di agire autonomamente, un agente intelligente incorporato in un sistema fisico che, situato nel mondo reale, interagisce con esso percependo informazioni sul suo stato e producendo cambiamenti in tale ambiente.
A partire dalla seconda metà degli anni Novanta fiorì la ricerca nell’ambito della robotica e, nonostante lo scetticismo sulla sua reale utilità e il timore verso queste “entità” apparentemente così distanti dall’uomo, oggi si riscontra un atteggiamento di apertura nei loro confronti. Infatti, ci si è resi conto che i robot non solo sono una parte di noi stessi in quanto “bambini delle nostre menti”, come li definisce lo studioso Hans Moravec, ma soprattutto essi apportano all’umanità un rilevante contributo in diversi campi fornendo sistemi utili e soluzioni a problemi di svariata natura. Da questo quadro nasce la necessità di dare vita a eventi fieristici come Robotica, svoltasi a Milano dal 7 al 9 novembre 2012. Si tratta di un evento unico nel panorama italiano che pone lo sguardo sulla robotica umanoide, quella che realizza robot antropomorfi che possono essere utilizzati, ad esempio, per svolgere attività ludiche, e sulla robotica di servizio, la quale produce robot in grado di assistere, se non addirittura sostituire, l’uomo durante lavori pesanti, pericolosi o ripetitivi.
Una parte rilevante della fiera ha riguardato progetti molto interessanti in ambito medico, in cui la robotica sta trovando larga applicazione. Un esempio di ciò è dato da Ekso, un esoscheletro che favorisce la riabilitazione di pazienti con problemi motori e recentemente dotato di un monitor che raccoglie e fornisce dati essenziali ai medici. Un altro esempio della particolare attenzione manifestata da Robotica verso il campo medico è stato dato da Brainew, il progetto portato avanti da ricercatori e studenti del Dipartimento di Scienze dell’Università di Trieste. Esso si propone di aiutare persone con disabilità motorie a superare i limiti del proprio corpo e interagire nuovamente con il mondo esterno. Ciò è possibile grazie all’utilizzo della Brain Computer Interface (BCI) che consente di convertire l’attività elettrica prodotta dal cervello in segnali output con i quali è possibile, ad esempio, azionare dispositivi come sedie a rotelle.

Ariell, il robot umanoide di Cybedroid

Per quanto riguarda la vita quotidiana – un ambito via via sempre più approfondito dai tecnici robotici – la fiera non ha mancato di presentare progetti che non rappresentano sogni di scienziati speranzosi e fantasiosi, ma tecnologie ben consolidate che faranno parte della nostra vita in un futuro ragionevolmente prossimo. È questo il caso di Ariell, una sorta di maggiordomo del futuro dalle sembianze antropomorfe facilmente controllabile. Esso è in grado di portare bevande, sorvegliare anziani e bambini e apprendere dalle proprie esperienze divenendo così un esperto nell’esaudire le richieste del proprio “padrone”.

Un altro robot studiato per finalità domestiche è Adam. La possibilità di comandarlo a distanza ci renderà più tranquilli riguardo la sicurezza delle nostre abitazioni ad esempio chiedendogli di verificare che il nostro antifurto sia attivato. Di grande rilevanza è il fatto che quest’ultimo capolavoro della tecnologia sia stato ideato da una start-up, la Hands Company, fondata da giovanissimi ragazzi di soli 21 anni. In effetti si può dire che dall’intera fiera emerge un rapporto tra giovani e robotica molto forte. Diversi sono stati gli stand gestiti da giovani studenti non solo universitari.
Un esempio di ciò è dato dai progetti realizzati e presentati alla fiera dagli studenti della Scuola Media Statale Quintino Di Vona. Tali progetti, realizzati durante il corso del laboratorio di robotica, consistono in un magazzino realizzato in lego e dotato di un braccio robotico e due modellini di abitazione realizzati in polistirolo e lego, parzialmente controllati da una scheda robotica.

Uno dei progetti sviluppati dagli alunni della scuola media Quintino Di Vona di Milano

Robotica va oltre la promozione dei prodotti commerciali. Infatti essa è vicina ai giovani in quanto permette loro di ritagliarsi uno spazio nel mondo della robotica, mostra ai visitatori con problemi motori come poter migliorare la propria esistenza e consente alle persone di allargare i loro orizzonti conoscitivi sulla robotica, soprattutto grazie alla possibilità di interagire in loco con essa. È grazie a eventi come questo che le persone potranno avvicinarsi sempre più al mondo della robotica, a quella dimensione che, talvolta, si profila così aliena, così lontana dalla nostra umanità e dalla nostra quotidianità.
È vero che i robot appartengono a una dimensione che non è la nostra. Essi sono distinti da noi, hanno proprie caratteristiche e rappresentano un’altra “specie”. Tuttavia, al tempo stesso essi fanno parte di noi, sono radicati nella nostra cultura e nella nostra esistenza al punto tale che essi dipendono da noi e noi da loro in una condizione di interdipendenza che, forse, è molto più forte di quanto possiamo immaginare.

Giorgia Benvenuti

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