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Santarcangelo Festival 2017. Verso il non-umano

Connessione rituale fra corpi e comunità temporanee a Santarcangelo Festival 2017

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Si è conclusa il 16 luglio la 47° edizione di Santarcangelo Festival diretto da Eva Neklyaeva in co-curatela con Lisa Gilardino, importante appuntamento per le arti performative improntato fin dalla sua nascita su una vocazione ugualmente sperimentale e politica. In linea con questa prospettiva deve essere colto il senso di quella “contagious energy” che fa da statement, più che da slogan, a questo festival. Un’affermazione declinata in una rete complessa di eventi e progetti di taglio anti-disciplinare, tenuti insieme da una prospettiva post-rappresentazionista che privilegia cioè la creazione di spazi e occasioni di esperienza alla “semplice” presentazione di lavori e spettacoli.

Motivo per cui la performance – parola chiave del festival insieme a music e party – è il contenitore semantico più adatto a tenere insieme forme e contenuti sempre più refrattari alla distinzione per generi. Il che non riguarda soltanto i generi artistici ma l’applicazione dei codici sociali, di matrice binaria, che postulano differenze e gerarchie fra i sistemi viventi.

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Terike Haapoja e Laura Gustavsson, Museum of Non humanity © DIANE Ilaria Scarpa, Luca Telleschi, Santarcangelo Festival 2017

Ed è proprio per fornire tale tipo di frame culturale che Santarcangelo Festival è stato anticipato dall’apertura del MUSEUM OF NON HUMANITY, delle finlandesi Terike Haapoja e Laura Gustavsson. Si tratta di un’installazione video e testuale che ricostruisce la storia delle differenze intra ed extra-specifica, responsabili sia delle distinzioni di genere, di razza e di opinione, sia della gerarchia fra esseri viventi basata sulla superiorità dell’umano. Il non-umano, invece, postula un principio ecologico complesso basato sulla solidarietà armonica con il regno animale, che ha nel corpo vivente il suo nodo simbolico centrale e salvifico.

In questa linea va colta la presenza di Merman Blix, il sirenetto americano che ha occupato la piscina Acquadiccia con Splash! Libera la sirena che è in te accogliendo tutti coloro che avessero voglia di indossare la coda e imparare a nuotare come una sirena. Esperienza giocosa ovviamente, legata all’immaginario mediale delle sirene e sirenette che abbiamo in mente, ma che va collocata nell’insieme delle questioni che ruotano intorno al corpo e all’identità politica. Grazie anche alle incursioni nella fontana di Piazza Ganganelli, il sirenetto è diventato l’icona del Santarcangelo Festival 2017 (vedere Instagram per credere) che, al di là dell’intrattenimento,va considerata per la domanda che pone e che mostra ancora la sua attualità. Chi e quale corpo ha il diritto di essere rappresentato in pubblico?

Merman Blix © DIANE Ilaria Scarpa, Luca Telleschi. Santarcangelo Festival 2017
Merman Blix, Splash! Libera la sirena che è in te © DIANE Ilaria Scarpa, Luca Telleschi. Santarcangelo Festival 2017

Il Festival ha risposto in primo luogo con la presenza in scena di corpi abnormi, feriti, oversize, ambigui, spregiudicati, che mostrano al pubblico le loro biografie scabrose.Un rischio affrontato da artisti e curatrici per riflettere sulle forme situate e sessuate del guardare, sulla dimensione spettatoriale, sulla relazione che la performance instaura tra i suoi partecipanti. Un esempio significativo in questa direzione è rappresentato, fra gli altri, da Chiara Bersani, artista impegnata nel campo delle arti performative con all’attivo diverse collaborazioni con figure di rilievo della scena anche internazionale. Affetta da una forma di osteogenesi che caratterizza la sua presenza scenica, porta avanti dal 2013 una ricerca sul concetto del Corpo Politico di cui Goodnight, peeping Tom è uno dei lavori compresi nel progetto. Ispirato alla leggenda di Peeping Tom, punito con la cecità per aver spiato Lady Godiva, il lavoro, che ha come temi centrali “la potenza del desiderio e l’impetuosità dell’azione per appagarlo”, prevede la presenza di cinque spettatori per volta che condividono per un’ora una stanza con gli attori della compagnia.

Non si parla ma la dinamica basata sui corpi in relazione – fatta di sguardi, vicinanza, sfioramenti – funziona grazie alla “danza ricorsiva” (F. Varela) fra corpi compresenti, ovvero sulla capacità che come soggetti della comunicazione abbiamo di osservare i comportamenti altrui e di reagire come compatti mente/corpo alla presenza degli altri.

 

Il corpo come matrice dei vissuti è il nodo degli spettacoli d’impronta autobiografica come Cock, cock… who’sthere dell’artista finno-egiziana con base ad Amsterdam SamiraElagoz. Lo spettacolo è un esempio di docu-fiction che si basa sulla proiezione di un film intervallato da momenti di analisi, descrizione, commento da parte dell’autrice in scena che decide di “celebrare” con gli spettatori l’anniversario dello stupro subito da parte del suo ex, cui ne è poi seguito un altro per opera di un uomo che conosceva. Il film è il frutto del montaggio di immagini tratte dagli incontri della stessa Elagoz con uomini reclutati dalle piattaforme per gli appuntamenti online, tipo Tinder, di video registrati da Chatroulette, di amici e familiari con cui si confronta. Un lavoro che divide il pubblico ma che fa riflettere sulle dinamiche che indaga, senza risolvere, e che riguardano il potere, lo sguardo maschile che l’autrice decide di incarnare attraverso la sovraesposizione ossessiva della propria immagine sessuata.

© DIANE Ilaria Scarpa, Luca Telleschi. Santarcangelo Festival 2017
Markus Öhrn, Terra bruciata. Molotov Cocktail Opera © DIANE Ilaria Scarpa, Luca Telleschi. Santarcangelo Festival 2017

Se la corporeità è uno degli elementi che qualificano la performance come formato privilegiato, music e party sono parole utili a sottolineare la dimensione ritualistica della performance contemporanea, a esprimere l’urgenza di riattingere al simbolico ancestrale, ma con le istanze del presente. Santarcangelo Festival 2017 infatti è stato inaugurato da Markus Öhrn con Terra bruciata. Molotov Cocktail Opera con il coinvolgimento di un coro formato dagli abitanti e di due lanciatori di cocktail molotov. Gli elementi del rituale liminoide, moderno, ci sono tutti: il sound enviroment ottenuto dall’amplificazione dei suoni, il cantato-parlato del coro sul libretto del poeta bielorusso Uladzimir Niakliaeu, la prossimità degli esseri umani intorno al fuoco, simbolo di vita e di rinnovamento.

La dimensione rituale è rintracciabile anche in Spirit progetto sviluppato da Mara Oscar Cassiani in Barbagia che mette in relazione i carnevali tradizionali con la cultura del clubbing. La musica come condivisione e matrice del legame sociale è anche il punto di forza di HM/House Music Santarcangelo di Strasse. Un gruppo di spettatori seduti lungo i perimetri di un quadrato in un campetto da basket ascoltano le canzoni scelte dagli abitanti di un condominio nell’ambito di un’indagine musicale e etnografica realizzata dal collettivo di Milano. Performance, music, party sono allora i nodi della connessione rituale fra corpi e comunità temporanee, fra ricerca artistica ed estetiche del nostro presente capace di mettere in relazione il passato con il futuro.

Laura Gemini

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