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Sardegna contemporanea: tra residenze e arte partecipata

Andrea-Kalinova

In Sardegna, da un po’ di tempo a questa parte, qualcosa si muove sul fronte del contemporaneo, talvolta dall’alto e con il sostegno pubblico, altre volte dal basso, con coraggio e tenacia. Il coraggio di chi conosce bene la natura al contempo forte e vulnerabile di questa antica isola mediterranea.
Candidata al titolo di Capitale Europea della Cultura 2019, la città di Cagliari si sta impegnando per sfruttare al meglio questa opportunità, investendo risorse ed energie nell’opera di rivitalizzazione del suo tessuto culturale, soprattutto con iniziative volte a incentivare la condivisione e la partecipazione più che la mera fruizione. In particolare, hanno assunto grande rilevanza i due progetti di residenza promossi dai Musei Civici di Cagliari: Mondi Possibili – Reinventing the City ed Eureca!.

Marinella Senatore, Piccolo Caos, 2013, stampa digitale su carta Hahnemühle , 160 x 300 cm. Courtesy Peres Projects, Berlin
Marinella Senatore, Piccolo Caos, 2013, stampa digitale su carta Hahnemühle , 160 x 300 cm. Courtesy Peres Projects, Berlin

Il primo, curato dall’associazione Connecting Cultures, si è svolto nel 2013 in uno dei rioni più problematici della città, Sant’Elia. Protagonisti l’artista multidisciplinare Marinella Senatore e circa 600 cagliaritani coinvolti nella creazione di un’opera d’arte corale, attraverso una serie di momenti di formazione e di fecondo confronto. Piccolo Caos, il cortometraggio nato da questa esperienza, fa ora parte della collezione dei Musei Civici di Cagliari e rappresenta una lodevole testimonianza di un “fare arte” improntato all’accoglienza e alla collaborazione.
Svoltosi tra marzo e maggio, Eureca! è stato realizzato in collaborazione con l’agenzia fotografica Prospekt, che ha invitato due affermati fotografi inglesi, George Georgiou e Vanessa Winship, a confrontarsi con la peculiare identità storica e contemporanea dei quartieri Is Mirrionis e San Michele. A completare il progetto, anche una serie di workshop gratuiti con l’obiettivo di fornire ai cittadini tecniche e strumenti per narrare la città.

Andrea Kalinova, Enter, 2013. 32 fotografie digitali, installazione site specific, Le Ville Matte 2013
Andrea Kalinova, Enter, 2013. 32 fotografie digitali, installazione site specific, Le Ville Matte 2013

La formula della residenza d’artista contraddistingue anche Le Ville Matte, interessante iniziativa avviata nel 2010 e finanziata dalla Provincia di Cagliari. Nel corso delle prime tre edizioni, tra le antiche strade e le case rurali di Villasor sono intervenuti numerosi artisti di provenienza nazionale e internazionale. Visiting professor e tema cambiano ogni anno, mentre permane l’obiettivo primario: favorire l’interazione non solo tra gli artisti ospitati, ma anche tra questi e la comunità autoctona.
Tali prerogative sono in parte all’origine anche del PAS_Progetto Atelier Sardegna, un’idea dell’associazione Progetto Contemporaneo, già organizzatrice del Candelieri Residencies Program, legato allo studio della Festa dei Candelieri di Sassari. Attualmente in fase di sviluppo, PAS è teso alla creazione di una rete diffusa di atelier d’artista dislocati in tutta l’isola, contando sul sostegno dei comuni ospitanti.

Chadal, Prove a Dakar, Courtesy Cherimus
Chadal, Prove a Dakar, Courtesy Cherimus

Prova del fatto che residenze e pratiche partecipative possono far attecchire l’arte contemporanea persino in zone decentrate, poco inclini al cambiamento e all’apertura, è fornita anche da alcune realtà sorte in questi anni nel Sulcis, nella porzione sud-occidentale dell’isola. In virtù della caparbietà e dell’entusiasmo di alcuni soggetti che si muovono spesso in sinergia, tra i quali Cherimus, Galleria Mangiabarche e Giuseppefraugallery, in quest’area è andato formandosi spontaneamente il Distretto Culturale Open Source, con l’intento di dare avvio a un modello di programmazione culturale innovativo, glocale e sostenibile.
Poliedrica e in costante mutamento, l’associazione Cherimus – “vogliamo” in sardo – è nata nel 2007 nel piccolo comune di Perdaxius grazie alla volontà e passione di tre giovani amici (Marco Colombaioni, Matteo Rubbi ed Emiliana Sabiu) interessati a “innescare un rapporto nuovo fra arte, cultura e piccole realtà locali”. La Biblioteca fantastica, che ha coinvolto gli alunni delle scuole medie di sei paesi del Sulcis e dodici artisti e musicisti da tutto il mondo, il progetto sardo-senegalese Chadal, in bilico tra arti visive e musica, e la manifestazione Caro Giacomo, che ogni anno a fine luglio porta a Perdaxius una rosa di artisti italiani e stranieri, chiamati a immergersi nella realtà locale e a esprimere il proprio talento creativo in occasione della festa patronale del paese, sono solo alcune delle belle avventure intraprese da Cherimus.

Ludovica Gioscia, Mineral Rush Flamingo Crush. Galleria Mangiabarche, 2013. Courtesy dell’artista e Galleria Riccardo Crespi
Ludovica Gioscia, Mineral Rush Flamingo Crush. Galleria Mangiabarche, 2013. Courtesy dell’artista e Galleria Riccardo Crespi

Galleria Mangiabarche, inaugurata nel 2012 e diretta da Stefano Rabolli Pansera, architetto e fondatore dello studio non profit londinese Beyond Entropy, è un peculiare spazio espositivo a cielo aperto e a pochi passi dal mare, recuperato da un ex insediamento militare e atto ad accogliere periodicamente progetti site specific ed “effimeri”, ultimo dei quali è stato il multiforme lavoro Mineral Rush Flamingo Crush dell’artista Ludovica Gioscia.
Dal remoto ex villaggio minerario Normann, invece, il collettivo artistico Giuseppefraugallery diffonde le sue pratiche di resistenza al confine tra arte e azionismo sociale e ambientale. Lo scorso maggio ha dato avvio a una Scuola Civica d’Arte Contemporanea, autofinanziata e libera, che in collaborazione con il Comune di Iglesias si prefigge di avvicinare la comunità ai codici espressivi e alle dinamiche dell’arte contemporanea.
Di tenacia e forza propulsiva si potrebbe parlare, per certi versi, anche a proposito della prima istituzione museale sarda dedicata al contemporaneo, il MAN – Museo d’Arte della Provincia di Nuoro, attivo in quel ventre della regione, la Barbagia, fortemente conservativo e visceralmente legato alle tradizioni, ma anche genuinamente ospitale. Dal 1999, dapprima con la direzione artistica di Cristiana Collu ed ora di Lorenzo Giusti, il MAN assolve la sua funzione culturale e sociale in osmosi con il territorio e in costante dialogo con i suoi abitanti, ponendosi come modello di riferimento non solo per l’isola ma anche per il “continente”.

Un'immagine dell'intervento ambientale di Maria Lai 'Legarsi alla montagna'  (Ulassai, 1981). Foto di Piero Berengo Gardin
Un’immagine dell’intervento ambientale di Maria Lai ‘Legarsi alla montagna’ (Ulassai, 1981). Foto di Piero Berengo Gardin

Vorrei che all’ingresso di tutti i musei e di tutte le scuole ci fosse questa scritta: non importa se non capisci, segui il ritmo”, era solita dire l’artista sarda Maria Lai (scomparsa l’anno scorso all’età di 93 anni), come a porre l’accento sui valori di inclusione e apertura a cui tali luoghi dovrebbero ispirarsi, così come sulla necessità di liberarsi di determinati vincoli. Ed è proprio questa artista coraggiosa e infaticabile – memorabile la sua opera di arte pubblica Legarsi alla montagna che nel 1981 coinvolse l’intera comunità di Ulassai, suo paese natale – la protagonista della splendida retrospettiva Ricucire il mondo in corso presso tre diverse sedi: il MAN di Nuoro, il Palazzo di Città di Cagliari e il paese di Ulassai.
Dopo Cagliari, il Sulcis e la Barbagia, quindi, il consiglio è di fare tappa anche nel cuore dell’Ogliastra, proprio nel luogo natio di Maria Lai, dove si trova la Stazione dell’Arte, museo che raccoglie una cospicua parte dei suoi lavori, soprattutto a cielo aperto, offrendo uno straordinario esempio di fusione tra arte e paesaggio, gioco e mistero, memoria e tensione verso l’infinito.
Oltre alle spiagge e ai Nuraghi, a scenari di abbandono e progetti morti sul nascere, dunque, in Sardegna c’è qualcos’altro: ci sono iniziative significative e vivifiche, realtà che hanno trovato nella propria condizione periferica un prezioso elemento di distinzione e nel proprio legame con la tradizione una risorsa inscalfibile.

Francesca Cogoni
(Articolo pubblicato in versione integrale anche su D’ARS n.218 – Estate 2014)

 

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