Dall'archivio D'ARS

Steve McCurry. Le storie dietro le fotografie

“In questo libro sono presentate storie di cui sono stato testimone, altre che sono andato a scovare e altre che mi sono balzate davanti agli occhi quando meno me lo aspettavo. […] Il libro è il resoconto di queste esperienze, ma anche delle storie che ci sono dietro. È un tributo ai luoghi in cui sono stato, alle cose che ho visto e alle persone che ho conosciuto”.

Steve McCurry - Le storie dietro le fotografie Phaidon-Electa, 2013
Steve McCurry – Le storie dietro le fotografie
Phaidon-Electa, 2013

Con queste parole Steve McCurry introduce il volume “Steve McCurry, le storie dietro le fotografie”, pubblicato da Electa nel settembre 2013. Quattordici reportage sono raccontati da fotografie e documenti: oggetti, diari, biglietti del treno, passaporti, banconote, mappe, articoli di giornale. Ne emerge il ritratto di un uomo che parla di (e ad) altri uomini, con tutte le difficoltà legate alla guerra, alle calamità naturali, alla diversità culturali e all’incontro con l’altro. Racconta delle volte in cui ha rischiato di morire o ha perso la macchina fotografica, spiega le problematiche legate a ciascun reportage – reportage che al fruitore spesso possono sembrare facili per bellezza e incisività– e il suo metodo di lavoro: “Quando arrivo in un posto, trascorro i primi giorni a guardarmi attorno. Cerco di entrare in sintonia con lo spirito del luogo e delle persone, di valutarne le potenzialità. Faccio qualche scatto di prova, per capire se ci sono difficoltà tecniche, ma senza troppe ricerche preliminari. Mi piace scoprire da solo che cos’è che rende unico un certo luogo.”

Petrolio in fiamme.  Campi petroliferi di al-Ahmadi, Kuwait, 1991
Petrolio in fiamme.
Campi petroliferi di al-Ahmadi, Kuwait, 1991

E per fare ciò cerca di adattarsi al paese in cui si trova, spesso confondendosi con la gente locale. Già nel suo primo reportage in una zona di guerra in Afghanistan si finge afghano e attraversa il paese assieme ad un gruppo di ribelli mugiahidin. Vive come loro ed entra nelle loro storie: “Essere un fotografo vuol dire innanzi tutto raccontare una storia”. Da questi scatti in bianco e nero, realizzati con la Kodak Tri-x, emergono la complessità della fede islamica, della lotta armata e dell’identità nazionale, tanto da vincere il Robert Capa Gold Metal, importantissimo premio del fotogiornalismo.

Nel 1983 fotografa l’Asia meridionale (India, Pakistan, Bangladesh) dal treno, influenzato dalla lettura del libro The Great Railway Bazaar (1975) di Paul Theroux. Viaggia in direzione sud-est lungo la fitta rete ferroviaria costruita dagli inglesi durante il periodo coloniale, raccontando le stazioni e i treni come microcosmo, come luoghi da cui emergono tutte le contraddizioni della società indiana.

Tra il 1983 e il 1984 fotografa i monsoni in Australia, Bangladesh, Cina, India, Indonesia e Sri Lanka. Descrive come la natura influenzi il modo in cui la gente vive e come i sopravvissuti contrastino gli effetti distruttivi delle piogge torrenziali.

Sharbat Gula, la "ragazza afghana", nel campo profughi di Nasir Bagh, nei pressi di Peshawar, Pakistan, 1984
Sharbat Gula, la “ragazza afghana”, nel campo profughi di Nasir Bagh, nei pressi di Peshawar, Pakistan, 1984

Sempre del 1984 è la sua immagine più celebre, realizzata per National Geographic in un campo profughi e nota come “Ritratto di una ragazza afghana”. È un’icona del conflitto, una storia individuale con cui parla di questioni universali. Rappresenta le sofferenze che la guerra causa ai bambini e le conseguenze dei conflitti sui civili. “Mi accorsi subito di quella ragazzina, chiamata, come seppi dopo Sharbat Gula. Aveva un’espressione intensa, tormentata, e uno sguardo incredibilmente penetrante – eppure aveva solo dodici anni.” La rifotografa nel 2003: un volto invecchiato, ma non nello sguardo.

Nel 1991 documenta i danni ambientali subiti dal Kuwait durante la guerra del Golfo provocata dall’incendio di centinaia di pozzi petroliferi, mentre tra il 1993 e il 1996 ritrae la città di Bombay (dal 1995 Mumbai), città degli estremi e delle contraddizioni. È infatti la più ricca città dell’India con una fiorente classe media, dove però oltre metà dei suoi abitanti vive in strada o negli slums. Da una parte, quindi, l’opulenza sfrenata, Bollywood e la volontà di essere percepita come una metropoli moderna e occidentale, dall’altra il sistema delle caste e la povertà.

L'interno desolato del World Financial Center che faceva parte del complesso del World Trade Center, New York, 11 settembre 2001
L’interno desolato del World Financial Center che faceva parte del complesso del World Trade Center, New York, 11 settembre 2001

Racconta non solo l’Asia e le guerre del Medio Oriente, ma un altro evento cruciale della storia recente. L’11 settembre 2001 è a New York: dalla terrazza di casa vede il fumo che si leva dai grattacieli e inizia a scattare. Poi si dirige verso Ground Zero, dove realizza alcune delle immagini più emblematiche di questa tragedia.

Giovane monaco in una sala da tè, Bodh Gaya, India, 2000
Giovane monaco in una sala da tè, Bodh Gaya, India, 2000

Fotografa il Kashmir, lo Yemen, gli hazara (una minoranza etnica afghana), dove esegue ritratti dotati di forte profondità e veridicità. È affascinato dal Tibet, paese che, nonostante i tumulti sociali e politici del XX secolo, è rimasto inalterato e ricco di spiritualità.  I simboli della cultura occidentale sono sempre più presenti non solo in questo paese, ma anche in altre nazioni buddhiste, dove ritrae scene che indicano il (con)fondersi di culture: un monaco buddhista che beve Coca Cola o donne col burka che comprano scarpe sportive in un mercato in Afghanistan. In Birmania, Cambogia, Canada, Corea del Sud, India, Giappone, Laos, Nepal, Polonia, Sri Lanka, Thailandia e USA realizza immagini dei rituali, dei devoti e della cultura buddhista, cercando di comprendere una mentalità tanto diversa da quella occidentale ma senza paternalismo. La relazione tra buddhismo e fotografia è fortissima: così come nella meditazione, anche nell’arte bisogna essere presenti e aperti all’altro. Dice McCurry: “In ogni impresa creativa, sia che tu stia componendo una nuova canzone sia che tu stia scrivendo un romanzo, devi essere consapevole, in armonia col momento”. 

Eleonora Roaro

 

ABBONATI A D’ARS

copertina D'ARS 214

Related posts

Per offrirti il miglior servizio possibile questo sito utilizza cookies. Continuando la navigazione nel sito acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy | Chiudi