Il metodo Abramovic
Si tende sempre ad associare l’arte alla bellezza, ma l’arte non deve necessariamente avere a che fare con la bellezza. Secondo me l’arte deve essere inquietante, sollevare degli interrogativi, predire il futuro. Marina Abramović The Abramovic Method: chair for man and his spirit, 2012 Credo che per chi abbia frequentato la Biennale del 1997 sia stato impossibile ignorare (e poi dimenticare) l’immagine di Marina Abramović seduta accanto... Read More
Macao: senza movimento l’arte muore
Il piccolo sconvolgimento portato nel mondo delle arti dal movimento di occupazione detto “Macao” (iniziato a Milano nel maggio 2012 e in rapida crescita nella città e forse anche oltre) merita qualche attenzione. A partire dall’ambito in cui è nato e in cui si è sviluppato. Qualche osservatore, infatti, potrebbe ritenere che esso non sia affatto un “evento artistico”, ma qualcosa che riguardi il “mondo dell’arte” o delle arti... Read More
Addio anni ’70
Fino al 2 settembre gli spazi delle sale di Palazzo Reale di Milano hanno rievocato il fermento artistico e culturale presente nella città negli anni ’70. Ambienti che si susseguivano concatenando tra loro sculture e opere pittoriche, video e film d’artista, fotografie e materiali editoriali, documentazioni sonore e visuali di happening, performance e spettacoli teatrali.C’era la necessità di conciliare l’impegno estetico con la politica,... Read More
Alberto Garutti. Didascalia/caption
Se Alberto Garutti è certamente tra gli artisti di punta della cosiddetta Public art, è vero anche che di quel tipo d’arte ha saputo restituire un aspetto particolare, bilanciandone la caratteristica dimensione collettiva con la ricerca di un contatto intimo col singolo spettatore. PAC, 2012FicusCourtesy dell’artista Questa particolarità emerge con forza in un recente intervento realizzato per la stazione ferroviaria di piazza Cadorna,... Read More
Fabrizio Pozzoli. Prodromes
Curva, intreccia, avviticchia, annoda finché la matassa prende la forma d’un piede, poi una gamba, due, un corpo. Così lavora Fabrizio Pozzoli, più che scultore si dovrebbe chiamarlo intrecciatore. Usa chilometri di fil di ferro, ora zincato ora ossidato, cioè trattato per mantenerlo lucido o lasciato arrugginire, a dire che anche per un simulacro di metallo il tempo passa. L’effetto è paradossalmente tanto artificiale quanto realistico:... Read More