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Take me (I’m Yours) – vietato non toccare

Pirelli HangarBicocca presenta Take me (I’m Yours), la mostra che reinventa le regole con cui si fa esperienza di un’opera d’arte. I visitatori sono invitati a compiere tutto ciò che di norma è vietato fare nei musei con un risultato che non lascia dubbi sul futuro dell’arte

Take me (I'm yours)
Patrizio Di Massimo, Self-Portrait as a Model (Take Me, I am Yours), 2017. Courtesy Patrizio Di Massimo, T293, Roma e Pirelli HangarBicocca, Milano. Foto: Agostino Osio

Con Take me (I’m Yours) cambiano le regole della visione. Il futuro dell’arte è immateriale e sono le 51 opere esposte a sottolinearlo. HangarBicocca di Milano presenta una mostra collettiva che si appropria di un tempo e di uno spazio interamente condiviso con lo spettatore. Il pubblico è il vero protagonista dell’esposizione ed è invitato a modificare l’andamento e l’aspetto dei lavori esposti, partecipando attivamente al risultato finale della performance.

Un’esperienza, questa, che enfatizza l’idea d’immaterialità, sempre più presente e necessaria nell’arte e nella vita reale. Il punto cruciale è che i lavori di Take me (I’m Yours) “dipendono” da noi, prendono vita al di fuori del contesto museale e superano qualsiasi forma di unicità. Questi concetti, centrali per comprendere il vero senso della mostra, sono stati dichiarati esplicitamente dai curatori nella conversazione pubblicata con il titolo “Le degré zéro de l’object de valeur” in occasione della prima edizione della mostra (1995 alla Serpentine Gallery di Londra).

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Francesco Vezzoli, Take my Tears, 2017. Courtesy Francesco Vezzoli e Pirelli HangarBicocca, Milano. Foto: Agostino Osio

Nel 2015 l’esposizione è stata ripresentata, in versioni sempre differenti a Parigi, Copenaghen, New York e Buenos Aires.  Take me (I’m Yours) nasce dalla necessità di modificare i modi in cui presentare un’opera d’arte. L’idea del progetto risale al 1991 e l’opera Quai de la Gare, di Christian Boltanski ne fu il lavoro centrale: una pila di vestiti di seconda mano che potevano essere presi e portare via con una busta.

take me (I'myours)
Armin Linke, T_a_k_e_ _M_e_ _(_I_’m_ _Y_o_u_r_s_), 1995/2017, veduta dell’installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2017. Courtesy Armin Linke e Pirelli HangarBicocca, Milano. Foto: Agostino Osio

La mostra di Milano nasce proprio prendendo spunto da quell’intuizione di Christian Boltanski, riproposta qui dallo stesso artista insieme a Hans Ulrich Obrist, curatori della mostra insieme a Chiara Parisi e Roberta Tenconi. L’idea è la stessa: per soli 10 euro è possibile acquistare un sacchetto e portarsi a casa vestiti e gadget. Sono presenti opere di artisti di diverse generazioni e provenienze, tutti accomunati dall’idea di cambiamento. C’è Douglas Gordon che propone una lotteria che prevede come premio finale una cena con lui, Gilbert & George che mettono a disposizione spillette con slogan satirici, Francesco Vezzoli che ci offre un ritratto personalizzato realizzato al momento da alcuni disegnatori, Franco Vaccari che attualizza l’opera del 1972 esposta alla Biennale di Venezia, Esposizione in tempo reale N.4, e permette ai visitatori di scattarsi un selfie e postarlo sul sito di HangarBicocca.

Take Me (I’m Yours)
Gilbert & George, THE BANNERS, 2015, veduta dell’installazione in mostra Take me (I’m Yours), Pirelli HangarBicocca, 2017. Courtesy Gilbert & George, White Cube, London, e Pirelli HangarBicocca. Foto: Agostino Osio

La “sacralità” dell’opera d’arte è messa in discussione, diventando oggetto ripetibile all’infinito e d’uso comune. La connessione al pensiero di Walter Benjamin, esplicitato nel suo libro più noto, L’opera d’arte nell’era della sua riproducibilità tecnica, è palese.

In Take me (I’m Yours) non esistono tabù: non toccare le opere e rispettare le distanze di sicurezza sono atteggiamenti che appartengono al passato. L’arte ha bisogno di essere vissuta, tastata e trasformata dagli spettatori.

Take me (I’m Yours) è un grande evento in cui si propone un nuovo modo di vivere il mondo dell’arte, un modo più diretto, coinvolgente ed empatico che trasforma il pubblico da spettatore passivo a parte integrante del percorso.

Flavia Annechini

Take Me (I’m Yours)
Da un’idea di mostra concepita da Hans Ulrich Obrist e Christian Boltanski nel 1995. A cura di Christian Boltanski, Hans Ulrich Obrist, Chiara Parisi, Roberta Tenconi
Pirelli Hangar Bicocca, Milano
Ingresso gratuito
1 Novembre 2017 – 14 Gennaio 2018

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