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The Delicacy of Tiny Things

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Una lente d’ingrandimento davanti agli occhi, Diem Chau scolpisce matite e pastelli di cera, da cui ricava meravigliose sculturine a tuttotondo. Per sbozzare le figure, adopera un coltellino da incisore; per rifinire i particolari, la punta di un ago da cucito. Quando lavora sui pastelli, li sceglie rosa, rossi, arancioni, gialli, verdi, perché esaltano meglio i dettagli rispetto alle tinte scure e perché sono più allegri. Ritrae piante, persone, animali reali e creature fantastiche del folklore, in uno stile fumettistico che ricorda quello dei manga e degli anime orientali – è nata a Ho Chi Minh, in Vietnam, ma sin da bambina vive a Seattle. Quando lavora sulle matite, se il soggetto non prevede parti aggettanti, usa quelle comuni da disegno; mentre preferisce quelle da falegname – a sezione rettangolare, con una mina più dura e voluminosa – se la figura è più complessa.

Diem Chau, The Last Buffalo, 2012. Carved carpenter’s pencil, 12×2×0,6 cm. Courtesy Galleria Patricia Armocida

A volte ne scolpisce solo il legno, altre soltanto l’anima di grafite, altre ancora entrambe le parti, sfruttando il contrasto tra il beige del bastoncino e il grigio metallico della mina per rendere, ad esempio, il bianco e il nero della pelle di un’orca. Mentre i pastelli hanno l’aspetto di piccoli ceri pasquali incisi a bassorilievo, le figure scolpite sui lapis, osservate con lente alla mano, paiono statue di ghisa miniaturizzate, pesanti e robuste – impressione accentuata dall’ombra che proiettano sul legno da cui affiorano, in realtà colorata a mano dall’artista, sempre a grafite.

 

Diem Chau, Girl, 2012. Carved lead of #2 pencil, 13,3×0,6×0,6 cm. Courtesy Galleria Patricia Armocida

L’abilità di Diem Chau è tale da consentirle di scolpire un elefante in marcia con tanto di proboscide e zanne bene in vista; una barca a vela con randa e fiocco spiegati; un cervo solitario che bramisce al cielo.
La stessa delicatezza delle sculture si ritrova nei ricami su organza, che stende in veli a coprire piatti in porcellana e tazzine da tè e su cui cuce ricordi di vita quotidiana: una passeggiata nel bosco, un paio di pantofole rosse, due amanti che si tengono per mano.
La coreana Kappao, al secolo Ko Myung Shin, mostra un simile approccio al lavoro artistico: lento, manuale, individuale. Laureata in decorazione all’Accademia di Belle Arti di Brera – dove ha preso il suo soprannome, che è la pronuncia italiana delle due lettere del suo cognome – Kappao vive in una casetta sulle montagne attorno a Seoul, nella Corea del Sud, dove cuoce in solitudine le sue argille: ciotole antropomorfe, teste a bulbo e pingui omini dagli occhi mascherati, in cui la millenaria tecnica della ceramica orientale s’incontra con quella italiana.

Kappao, Quietly Myungsoo, 2012. Painted ceramic, fabric, 15×4×7cm. Courtes Galleria Patricia Armocida

C’è un qualcosa di piacevolmente infantile nelle opere di queste due ragazze, un calore che fa riemergere immagini, sapori e odori della fanciullezza; ma anche una serena maturità, intellettuale e artistica, che ne fa dei piccoli grandi capolavori.
Dal 18 dicembre al 31 gennaio, la galleria organizzerà una collettiva per festeggiare i cinque anni di attività, durante la quale ci sarà modo di rivedere un pezzo di Diem Chau.

di Stefano Ferrari

 

Diem Chau & Kappao. The Delicacy of Tiny Things
18 settembre – 30 novembre 2012
Galleria Patricia Armocida
via Lattanzio 77, Milano
www.galleriapatriciaarmocida.com

Il blog di Diem Chau: http://tinyhaus.blogspot.it/

 

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