Dall'archivio D'ARS

Tobias Zielony

Tra i temi più cari agli artisti degli anni Novanta l’adolescenza emerge come declinazione privilegiata della ricerca identitaria tanto da costituire quasi un genere a se stante; la fotografia di moda e, più in generale, l’universo pop non tardano ad appropriarsene inaugurando una celebrazione sistematica della cultura giovanile. Il mondo occidentale alle soglie del secondo millennio si proietta, così, nel suo futuro incerto inseguendo il mito dell’eterna giovinezza e interrogando in maniera ossessiva le nuove generazioni senza riuscire a sopportare tutto il carico dei grandi cambiamenti in corso. La diffusione di Internet che prometteva (in parte realizzando) nuovi spazi di confronto e di risonanza al di là delle differenze di sesso, età, nazionalità, si è accompagnata allo sviluppo d´inedite strategie di controllo e di videosorveglianza sostenute da grandi corporation globalizzate che operano oltre il diritto tradizionale, fagocitando inesorabilmente tutti gli ambiti del quotidiano e, spesso, del privato.

In questo scenario lo spazio pubblico e, in particolare, la strada con i suoi miti di autenticità, incontro, viaggio assumono nuove connotazioni. L’hanging out ovvero il passeggiare, l´attardarsi fuori dai locali, il ritrovarsi presso una certa panchina o un monumento, etc. sono pratiche urbane riconducibili alla performance creativa e alla riproduzione di uno stile, pratiche sempre più rare rispetto a venti o trenta anni fa. Apparentemente non sono più i veicoli di quella che Dick Hebdige aveva definito la “rivolta dello stile” descrivendo la formazione di nuove tendenze sottoculturali di gruppo caratterizzate dall’attitudine ribelle di adolescenti che socializzano e si mettono in scena prevalentemente sulla strada, appunto. Basti pensare agli ultimi fenomeni di questo tipo nella storia occidentale, come il movimento punk.

(…) Queste riflessioni riconducono ai lavori fotografici di Tobias Zielony, originariamente formato in ambito documentaristico, esponente di una street photography in chiave postmoderna. (…)

Tobias Zielony, Muster, Aus Der Serie: Jenny Jenny, 2013  © Tobias Zielony
Tobias Zielony, Muster, Aus Der Serie: Jenny Jenny, 2013
© Tobias Zielony

The theme of Adolescence is a firm favourite amongst ‘90s artists, who used it as a channel to depict the search of identity, to such an extent that it is now widely regarded as an independent artistic genre. Fashion photography and, more generally, pop culture have been quick to pounce on the subject, inaugurating a systematic celebration of youth culture. This is how the western world approaches its uncertain future at the threshold of the second millennium: by chasing the dream of eternal youth and fanatically questioning the new generations, without being able to cope with the great, looming changes ahead. The expansion of the internet, which promised (and in some cases brought) new platforms for debate that were beyond the boundaries of sex, age and nationality, has instead aided the development of new control and surveillance systems sponsored by large multinational corporations that relentlessly engulf our daily, and often our private, lives. In this landscape, public spaces, especially the streets (with its myths of authenticity, encounter and travel), assume new connotations. The act of hanging out (be it going for walks or gathering around bars, monuments or squares) is an urban act closely connected to the reproduction of a style and to creative performances and has become increasingly rare in the last twenty to thirty years. Apparently, they are no longer the major vehicles that express the “style revolution” (as Dick Hebdidge described it): the formation of new groups and subcultural trends, characterised by the rebellious attitude of the teenagers that exhibit them through socialising and, more to the point, by populating the streets. One of the last Western phenomena of this kind, for instance, was the punk movement.

(…) These reflections are what lie behind the photographic works of Tobias Zielony, originally a documentary director, who now focuses on “street photography” in a postmodern key. (…)

Clara Carpanini
D’ARS year 53/nr 215/autumn 2013 (abstract dell’articolo)

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