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Transmediale 2018, face value

A Becoming Resemblance by Heather Dewey-Hagborg and Chelsea Manning. Courtesy of Heather Dewey-Hagborg, Chelsea E. Manning and Fridman Gallery, New York. Photo: Paula Abreu Pia

face value : la trentunesima edizione del festival Transmediale, tenutasi a Berlino alla Hausder Kulturender Welt fino al 4 febbraio, si è confrontata con i lati più oscuri di un mondo post-digitale. La differenza tra realtà e virtualità non ha più ragione di porsi, tanto ogni cosa è ormai connessa con le altre indipendentemente dal suo grado di materialità.

transmediale 2018 face value - promotional image The Laboratory of Manuel Bürger
Transmediale 2018, face value – promotional image. The Laboratory of Manuel Bürger

Già nella scelta del titolo face value è presente il richiamo alla ricerca di senso: online tutto sembra auto-legittimarsi semplicemente per il fatto di esistere, conquistando un valore nominale che fa coincidere il reale con i flussi della comunicazione. Non esiste uno spazio al di fuori, la riflessione è condannata all’autoreferenzialità, la critica ha perso progressivamente le sue strutture di ancoraggio. In questo orizzonte totalizzante si cercano nuove forme di legittimazione e, al contempo, s’inasprisce la lotta per l´appropriazione dei mezzi di rappresentazione culturale e identitaria.

Invece di favorire la nascita di alternative e supportare una cultura emancipatoria, Internet ha finito per amplificare il razzismo, l’intolleranza, la violenza. Il discorso pubblico e i meccanismi della democrazia si sono svuotati cedendo alla logica di un capitalismo autoritario e globalizzato che ha trovato nella rivoluzione digitale il suo principale alleato.

Sarebbe tuttavia ingenuo rimpiangere un passato mitico e analogico. Il movimento si rende necessario all’interno del presente. Non esistono tecnologie neutre. Controllo, trasparenza, immediata accessibilità sono venduti come fini in sé ma implicano dei valori. Una fiducia di reminiscenza positivista, dunque storicamente connotata, viene riposta nell’uso degli algoritmi. Questi operano su basi statistiche secondo il principio di esclusione/inclusione favorendo una cultura fondata su confini, distinzioni e continue categorizzazioni. Come accennato in vari interventi, non c’è spazio per la profondità, per la deviazione, per l’inatteso: questi aspetti sono tagliati fuori da filtri prestabiliti senza nemmeno essere soggetti ad un’attribuzione di significato.

A Becoming Resemblance by Heather Dewey-Hagborg and Chelsea Manning. Courtesy of Heather Dewey-Hagborg, Chelsea E. Manning and Fridman Gallery, New York. Photo: Paula Abreu Pia
A Becoming Resemblance by Heather Dewey-Hagborg and Chelsea Manning. Courtesy of Heather Dewey-Hagborg, Chelsea E. Manning and Fridman Gallery, New York. Photo: Paula Abreu Pia

Da un lato c’è l’aumento esponenziale dei dati a disposizione ma dall’altro non si scopre nulla di nuovo perché si lavora per modellizzazioni attraverso il riconoscimento di pattern e di percorsi meramente numerici che non considerano, per esempio, i gradi d’intensità di un fenomeno, la variazione delle sue possibili interpretazioni, il desiderio, l’errore. Qualsiasi elemento non misurabile sparisce immediatamente. Nishant Shah e Lisa Nakamura, tra gli ospiti intervenuti nelle conferenze del festival, concordano nel sostenere che la formazione e la promozione dei pregiudizi in una società digitalizzata non sia accidentale bensì sistemica rispetto alle sue tecnologie. Dobbiamo tenere conto dell’ownership e del ruolo del corpo dietro quell’apparente superficie innocua che emerge nell’interazione.

A questo proposito, tra gli artisti di face value, Nick Thurston con Hate Library ha esplorato il linguaggio, le discussioni e i canali di reclutamento online dei gruppi di estrema destra in Europa. Il contenuto tratto da siti e forum è stato trasferito su carta, messo a disposizione in libri e fascicoli mimando la forma classica di trasmissione del sapere. Heather Dewey-Hagborg in A Becoming Resemblance si è servita, invece, dei metodi di analisi forense del DNA per creare dei ritratti in 3D di Chelsea Manning che, a seconda dell´algoritmo applicato, mostrano differenze sostanziali anche nel colore della pelle e nell’assegnazione di gender, rivelando i punti ciechi di un binarismo ben lontano dalla complessità dei fatti incarnati dentro un corpo vivo.

James Ferraro presents: Plague. Artwork by Nate Boyce
James Ferraro presents: Plague. Artwork by Nate Boyce

L’intelligenza artificiale è stato un altro tema ricorrente di face value: quali forme di razionalità e quali fantasie muovono le ricerche in questo campo? Si tratta di un settore chiave nel quale le grandi corporation stanno investendo tantissime risorse.

Se l’AI entrerà in maniera massiccia nel nostro quotidiano, avremo bisogno di un’educazione al comportamento nei confronti degli strumenti dell’automazione per poterli conoscere e sfruttare al meglio. La relazione con la macchina si aggiungerà alla lista delle abilità necessarie per interagire con il mondo esterno… in tutto questo ci sarà ancora spazio per l’umorismo così prezioso nei rapporti tra le persone? Senza dimenticare che l´intelligenza umana è caratterizzata da una capacità di apprendimento che la rende unica mentre la sua versione artificiale si scontra, purtroppo, con dei limiti. Basti pensare al caso di Tay, un chatbotin in grado di imparare dagli utenti, creato da Microsoft per Twitter nel 2016 e accompagnato da una campagna di lancio che invitava a interagire il più possibile per migliorarne le straordinarie facoltà. L’esperimento ha avuto vita breve: dopo poche ore Tay era in grado di generare soltanto tweet pieni di odio che incitavano alla violenza.

Una delle sfide maggiori consiste proprio nella capitalizzazione, nel controllo e nella riproduzione dei sentimenti; perciò gli studi sul linguaggio, le analisi dei comportamenti online, i software di riconoscimento facciale con la possibilità di lettura delle emozioni basata sulle espressioni del viso rappresentano dei settori fondamentali di sviluppo. I giganti transnazionali dell’high-tech sono entrati in scena laddove la politica tradizionale con i suoi spazi pubblici di discussione sembra aver fallito. Google e Facebook si affermano globalmente come generatori di empatia, addirittura come care givers, sostituendosi ai servizi pubblici che in molti stati si trovano sull’orlo del collasso. Il problema è che queste corporation non agiscono in nome di alcun gruppo, non hanno una delega rappresentativa, non sono investiti attraverso un’agency incarnata ma rispondono semplicemente a una classica e assai poco avveniristica legge del profitto. Il loro impatto sulla (re)distribuzione della ricchezza, della conoscenza e del potere si esercita ad una velocità inedita, senza portare avanti alcun progetto di responsabilità sociale e politica né a breve né a lungo termine.

Contra-Internet by ZachBlas. Photo: Luca Girardini, transmediale, CC BY-SA 4.0
Contra-Internet by ZachBlas. Photo: Luca Girardini, transmediale, CC BY-SA 4.0

A questa prospettiva si è aggiunto il decennale della crisi finanziaria del 2008 tematizzato in diversi incontri: cosa è cambiato rispetto ad allora? cosa hanno imparato le varie istituzioni coinvolte? Un evento del genere può ancora riprodursi? L’ipotesi di abolire il denaro avanzata dallo studioso Stefan Heidenreich sembrerebbe più praticabile di certe politiche di risanamento del debito. Se la funzione della moneta è stata quella di distribuire il lavoro e le merci, attualmente disponiamo di altri strumenti come i network, gli algoritmi e l´intelligenza artificiale che possono affrancarla completamente per modificare in maniera irreversibile le strutture di un’economia che finora ha continuato a riprodurre se stessa, i suoi miti e i suoi errori.

La mostra principale di face value dal titolo Territories of Complicity ha preso come punto di riferimento la zona franca in quanto luogo necessario per le dinamiche geografiche contemporanee dove dati, merci, denaro e persone circolano costantemente ad una rapidità che polverizza lo spazio fisico. Passando da un container all’altro, il visitatore ha potuto riflettere sulle contraddizioni tra la libera circolazione predicata dal neoliberalismo e la lotta spesso violenta contro i movimenti migratori.

Clara Carpanini

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