Dall'archivio D'ARS

Wim Wenders. L’atto di vedere

Se il mondo delle immagini sta andando a rotoli e se le immagini si stanno ormai autonomizzando sempre più a causa del progresso e della tecnica […] esiste comunque anche un’altra cultura, una controcultura nella quale nulla è cambiato e nulla cambierà: la narrazione scritta di storie, la letteratura, la lettura, la “parola”. Io non credo in molte cose della Bibbia, ma credo comunque profondamente nella frase: “In principio c’era la parola”. E non ritengo che un giorno si dirà: “E alla fine ci fu l’immagine…”. La parola rimarrà.

(L’atto di vedere, Wim Wenders)

Harry Dean Stanton in Paris, Texas, BRD/FRA 1984 © Wim Wenders Stiftung 2014
Harry Dean Stanton in Paris, Texas, BRD/FRA 1984 © Wim Wenders Stiftung 2014

Wim Wenders (Dusseldorf, 1945), tra i maggiori esponenti del Nuovo cinema tedesco e noto al grande pubblico soprattutto per “Il cielo sopra Berlino” (1987), è stato premiato durante la 65ima Berlinale con l’Orso d’Oro alla carriera. Parallelamente, il 15 gennaio 2015 si è inaugurata a Villa Panza (Varese) la mostra “America” con 34 fotografie realizzate tra il 1970 e il 20031.    Dai primi anni Settanta Wim Wenders si dedica sia alla fotografia sia al cinema, pur con un approccio tecnico e metodologico differente. Queste due attività si influenzano a vicenda e sono intimamente accomunate da una profonda ricerca sulle immagini e sul loro significato, come emerge da “L’atto di vedere” (1991), raccolta di saggi, articoli, conferenze in cui riflette sul proprio mestiere e sul rapporto con il mondo.    Il viaggio, che caratterizza la sua produzione dalla celebre trilogia con “Alice nelle città”(1972), “Falso Movimento” (1975) e “Nel corso del tempo” (1977), non è solo la struttura narrativa di molti suoi film: è una necessità esperienziale e conoscitiva che emerge anche dalla pratica di fotografo. (…)

Eleonora Roaro
D’ARS year 55/n. 220/spring 2015 (incipit dell’articolo)

Acquista l’ebook dell’intero numero in formato epub/mobi

 

Related posts