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Writing a Roma: dar corpo a una storia

Writing a Roma: in mostra al MACRO di Roma alcune testimonianze del fortunato e quasi quarantennale rapporto tra la città e la disciplina del writing, in attesa che la vicenda conquisti il ruolo che merita nelle narrazioni “ufficiali” della materia

Writing a Roma 1979-2017 © Valerio Polici / Le Grand Jeu, 2017
Writing a Roma 1979-2017 © Valerio Polici / Le Grand Jeu, 2017

Il 19 settembre 2017 ricorre il venticinquesimo anniversario della prima metro dipinta a Roma. Perlomeno la prima ad essere documentata e a rimanere nella tradizione. Il treno viaggiava sulla linea Roma-Lido. Dopo un quarto di secolo da quell’evento la piccola retrospettiva Writing a Roma 1979-2017, parte di Cross the Streets (al Macro di via Nizza sino al 1 ottobre 2017), ripercorre le tappe storiche fondamentali di una disciplina che ha con la città eterna un legame intenso, quotidianamente misurabile.

Una materia, quella del writing, tanto giudicata quanto poco studiata, perché se le politiche di tolleranza zero messe in atto da molti comuni italiani seguono una propria linea più o meno coerente (giusta o sbagliata che sia), appare sempre più manifesta la noncuranza del mondo accademico, dove approcci datati ed elitarismi gravano sul ritardo pagato ad altri scenari del panorama internazionale.

Fab 5 Freddy, 1979 © Valerio Polici / Le Grand Jeu, 2017
Fab 5 Freddy, 1979 © Valerio Polici / Le Grand Jeu, 2017

Eppure l’Italia svolse un ruolo da apripista europeo – insieme all’Olanda – nell’importare il fenomeno sul fronte del mercato e delle istituzioni, e fu proprio Roma, nel lontano 1979, ad ospitare la prima assoluta dei NY graffiti  al di fuori degli Stati Uniti: The Fabulous Five alla Galleria la Medusa di via del Babuino. Un evento seminale –  grandissimo fu l’interesse manifestato dall’Europa nel campo per tutti gli anni Ottanta – di cui la mostra ritrova ed espone alcuni pezzi pregiati.

Compito non facile quello del curatore di Writing a Roma 1979-2017, Christian Omodeo, chiamato a confrontarsi con la strutturale criticità espositiva di una pratica complessa. Obsoleta quanto incongruente è la “gallerizzazione” di un’esperienza totale che si realizza su più piani oltre a quello della produzione iconica. Altrettanto sterile e decorativa una trascrizione fuori contesto. Anche un rigoroso criterio documentativo, seppur più logico, potrebbe risultare freddo e troppo specialistico. L’inserimento di allestimenti e interventi evocativi è, dunque, funzionale a offrire un percorso più dinamico e sensoriale, capace di restituire un’immagine meno restrittiva del writing.

Writing a Roma 1979-2017 , Intervento site-specific di Jon, Koma e Rebus © Valerio Polici / Le Grand Jeu, 2017
Writing a Roma 1979-2017 , Intervento site-specific di Jon, Koma e Rebus © Valerio Polici / Le Grand Jeu, 2017

È evidente come questa breve sezione – articolata in tre sale cronologiche a parte quella dedicata alle produzioni del fotografo Valerio Polici – rappresenti solo il prologo di un racconto ufficiale ancora tutto da assemblare, di una vicenda che lascia un enorme spazio per essere studiata e indagata approfonditamente. La scena romana ha avuto – e continua ad avere – un ruolo di primissimo piano all’interno della sfera subculturale di riferimento, in particolare nell’ambito del writing su rotaia, che dagli anni Novanta in poi costituisce l’attività di risalto per l’ambiente locale.

© Valerio Polici / Le Grand Jeu, 2017
© Valerio Polici / Le Grand Jeu, 2017

Roma è il playground dove un pezzo su metallo può durare e trasformarsi per più di un decennio (a dimostrarlo l’installazione video Aleph-Bet di Jon esposta in mostra). Roma è la scena che negli anni Novanta forgia un proprio timbro stilistico che la identifica universalmente. Roma è, soprattutto, l’unica città al mondo in cui è possibile vedere la metro dipinta lungo una parabola ininterrotta di venticinque anni – la stessa New York non era arrivata a venti.

Per tali ragioni la creazione di una narrativa romana e il suo inserimento all’interno di una dimensione globale risulta oggi un compito assolutamente indispensabile, pure nell’ipotesi che questa possa apportare delle aggiunte o modifiche alle narrative dominanti della storia del writing, ancora fortemente ancorate all’esperienza originaria – ma non unica o necessariamente più importante – di NYC, e, in seconda battuta, a quelle di pochi altri centri europei.

Egidio Emiliano Bianco

Writing a Roma 1979-2017, sezione della mostra Cross the Streets
MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma

via Nizza 138 – 00198 Roma
martedì – domenica ore 10.30 -19.30
Fino al 1 ottobre 2017 

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