Eventi

Se dico aria. Sei artisti al Caleidoscopio Festival di Camerano

Chris-Gilmour-Piano-Steinway

In occasione della prima edizione del festival Caleidoscopio  a Camerano, prezioso borgo sulle colline della Riviera del Conero, il 2 agosto 2014 presso la Chiesa S. Francesco è stata inaugurata la mostra “Se dico aria” a cura di Antonio d’Amico, in cui sei artisti internazionali sono stati invitati a indagare il tema dell’aria con installazioni site specific. L’aria è leggerezza, sospensione, sostanza immateriale e intangibile. È anche desiderio di superare ogni barriera, ogni confine. L’aria, elemento invisibile, mette in questione ciò che appare: interroga il reale, i suoi limiti e le sue illusioni.

L'artista Kaori Miyayama e l'installazione "Le radici del cielo" Foto © Alessio Barbini
L’artista Kaori Miyayama e l’installazione “Le radici del cielo”
Foto © Alessio Barbini

Per l’artista giapponese Kaori Miyayama (1975) l’aria è il vuoto zen (mu), che in esso contiene la possibilità di tutte le cose, di tutti gli eventi. La sua installazione “Le radici del cielo” (2014) è un labirinto d’organza, un tessuto sottile e trasparente, con immagini xilografiche e fili. Appare come un bosco sospeso nell’aria, ma anche come nuvole alla deriva, che invitano a indagare il sacro e il divino presente in ogni cosa. I fili legano insieme tessuti diversi unendo idealmente due culture – quella orientale e quella occidentale ­–, che nell’arte trovano una possibilità di dialogo. Infatti per l’artista giapponese, di formazione antropologa, il confronto con l’altro rende palesi le differenze, e da queste differenze emerge chi siamo.

Chris Gilmour, Piano Seinway, 2011 Courtesy Marco Rossi arte contemporanea
Chris Gilmour, Piano Steinway, 2011
Courtesy Marco Rossi arte contemporanea

L’inglese Chris Gilmour (1973) per le sue sculture utilizza il cartone da imballaggio, materiale comunissimo e libero dal peso della tradizione, che nella sua funzione originaria è usato per contenere i prodotti, ma che in questo caso diventa esso stesso oggetto. Si genera così un corto-circuito logico: l’oggetto è allo stesso tempo reale e non reale, funzionale e non funzionale, leggero e pesante. Usando un materiale povero come la carta, l’artista riflette provocatoriamente sulla differenza tra il valore e il costo degli oggetti (e quindi dell’opera d’arte). “Piano Steinway” (2011) è un pianoforte a coda di cartone sospeso nell’aria, un simbolo “pesante” della cultura classica e uno strumento di riproduzione. I modellini di aeroplano, invece, sono appesi ironicamente come croci e sembrano alludere al desiderio dell’uomo di volare, volo che si rivela impossibile.

Angela Glajcar, Terforation, 2014 Courtesy Antonella Cattani Contemporary Art, Bolzano; Eduardo Secci Contemporary, Firenze
Angela Glajcar, Terforation, 2014
Courtesy Antonella Cattani Contemporary Art, Bolzano; Eduardo Secci Contemporary, Firenze

Così dice Angela Glajcar (1970), a proposito di “Terforation” (2014), la sua installazione realizzata con grandi fogli di carta bucati: Ogni singolo foglio di carta, attraverso il taglio e la lacerazione, è irreversibilmente trasformato, diventando altro da sé, qualcosa di ben diverso dalla ‘carta bianca’. È una riflessione sul passato e sul flusso del tempo: i singoli fogli rappresentano i giorni della nostra esistenza che, uno dopo l’altro, danno origine alla nostra storia. Storia che l’artista tedesca ci invita a ripercorrere per proiettarci così verso il futuro.

Medhat Shafik durante l'allestimento dell'installazione "Le città sospese"
Medhat Shafik durante l’allestimento dell’installazione “Le città sospese”

L’egiziano Medhat Skafik (1956), coniugando le suggestioni dell’arte orientale con quella occidentale, ricrea spazi simbolici: “Le città sospese” sono dei luoghi ideali, una possibilità di coesistenza pacifica e armoniosa, un’alternativa al degrado, alla distruzione, alla demolizione sistematica delle nostre città.

Marcello Chiarenza, La pesca delle stelle, 2014 Installazione presso la Chiesa San Francesco di Camerano Foto © Eleonora Roaro
Marcello Chiarenza, La pesca delle stelle, 2014
Installazione presso la Chiesa San Francesco di Camerano
Foto © Eleonora Roaro

L’arte di Marcello Chiarenza (1955), architetto, scultore, scenografo, autore e regista teatrale d’origine siciliana, ha a che fare con i simboli universali e gli archetipi dell’umanità, dalle fiabe, al mito agli elementi naturali. Osserva il reale e da esso preleva delle immagini. Non inventa nulla – afferma: tutto esiste già. L’artista è un tramite tra le immagini eterne e l’uomo. “La pesca delle stelle” è un’installazione che Chiarenza realizza da circa trent’anni, nata durante la preparazione di uno spettacolo in piazza riflettendo sui miti della creazione dalla Bibbia, a Gilgamesh, alle tradizioni nordiche. Secondo uno di questi miti il cielo avrebbe origine staccandosi dall’acqua scura del mare. Da lì una visione: una rete da pesca cosparsa di frammenti di specchio dà origine ad un’acqua luminosa: il cielo e il luccichio delle stelle.

Gianluca Quaglia durante l'allestimento della mostra "Se dico aria" a Camerano Foto © Alessio Barbini
Gianluca Quaglia durante l’allestimento della mostra “Se dico aria” a Camerano
Foto © Alessio Barbini

L’artista milanese Gianluca Quaglia (1975) si interessa al paesaggio come un luogo di cui fare esperienza diretta, riflettendo sul concetto di limite e sul significato che esso ha in relazione all’ambiente. Afferma l’artista: non esiste un limite tra noi e ciò che guardiamo. Ci muoviamo nell’ambiente e siamo l’ambiente. Nell’installazione “Da lontano ma vicino” (2014) incide col bisturi 500 poster di quattro paesaggi di montagna diversi ma molto simili tra loro, separando il cielo dalle rocce. Sono immagini che l’autore non scatta direttamente ma che preleva dalla rete, cercando quelle più standard e riconoscibili: ricerca il cliché della montagna con cielo azzurro e nuvole. L’artista applica i cieli alle pareti con rigore compositivo e trasforma le montagne in rocce di carta tridimensionali. Nella ripetizione quasi ossessiva i singoli elementi diventano ambiente, così come accade nel reale: granelli di sabbia diventano una spiaggia, più alberi una foresta, più nuvole il cielo.

Eleonora Roaro

Attenzione: segnaliamo che l’entrata alla mostra è con biglietto di ingresso

 

 

Related posts

Per offrirti il miglior servizio possibile questo sito utilizza cookies. Continuando la navigazione nel sito acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy | Chiudi