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Underground Movement: la rivoluzione culturale parte dal basso

Quando Bologna chiama, l’underground risponde. Se c’è chi ancora pensa che con la cultura non si mangia, di contro per fortuna esiste gente fisicamente affamata di cultura che, nonostante i vari ostacoli e attacchi al tessuto artistico e sociale della città, inventa, crea, produce nuove soluzioni per saziare questa fame.
Stiamo parlando di Underground Movement, un collettivo che si definisce come un “liquido urbano che scorre da tempo in un sottosuolo brulicante di idee” e che per aumentare il proprio impatto sociale sceglie di fare rete con altre realtà culturali affini.

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Questa è la Bologna “post-ordinanze”, una Bologna offesa da politiche di soppressione culturali cieche, politiche da “tagli lineari” che hanno sparato a zero su luoghi fecondi e fondamentali per il tessuto sociale, quelle strumentalizzazioni politiche che troppo spesso hanno utilizzato la parola “degrado” per bollare divertimento, socialità e cultura. Ma Bologna non dorme mai e quando c’è troppo silenzio riflette, per poi partorire nuovi soggetti culturali ancora più astuti.

L’Underground Movement è una di queste realtà, un collettivo che nasce dal basso e che per divenire ancora più influente unisce undici spazi (Granata, InContext, L’archivio, Link, Mikasa, Oz, Spazio Malvagio, StudioBUM, MenoUnoLab, Kilowatt, Zona Universitaria) a numerosi soggetti culturali italiani ed internazionali, alcuni molto diversi tra loro, ma tutti legati ad un’idea di realtà indipendente.

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Spazio Mikasa con murale di Tellas, Bologna, Foto underground movement

Tutto questo per dar vita a un festival che si svolge a Bologna dal 20 al 24 maggio e che raggruppa decine di appuntamenti in quattro quartieri differenti (San Vitale, San Donato, Navile, Porto). Una programmazione interdisciplinare che spazia dal parkour alla letteratura, passando da Street art, tavole rotonde, musica live, produzione audio/video, presentazione di libri, temi quali innovazione, recupero e riciclo.

L’evento per scelta si struttura in maniera gratuita (a eccezione di due appuntamenti: MenoUnoLab chiede una sottoscrizione e Dimensions Festival al Link, mantiene l’ingresso libero fino alle 23), questo perchè l’obiettivo del movimento è quello di raggiungere il più vasto numero possibile di persone. “Coinvolgere” è una delle parole cardine di questa iniziativa, concetto che si collega a un altro punto fermo dell’etica dell’Underground Movement: l'”indipendenza”, intesa dal collettivo come “la possibilità di creare il proprio percorso svincolati da logiche di ricatto, la possibilità di esprimere a pieno il proprio potenziale culturale e di creazione, insieme.”

Link Openair, Bologna. Courtesy underground movement
Link Openair, Bologna. Foto underground movement

Il festival inaugura mercoledì 20 maggio, con la stesura di un “manifesto” dalle 14:00-18:00 presso Granata – Via San Carlo 28d. Si tratta di un primo incontro tra i vari nodi del network Underground Movement (Barcellona, Bologna, Pisa, Ragusa e Roma), dove, oltre a conoscersi di persona per la prima volta, si stendono le basi per la creazione di un manifesto artistico comune. Si parte dalle numerose suggestioni che hanno portato alla creazione del movimento, cercando i punti comuni, per poi definirli in maniera scritta, in un manifesto che rimarrà aperto e che viaggerà nei prossimi meeting in altre città italiane e non. (Per partecipare a questo incontro è necessaria la prenotazione a questo indirizzo: info@undergroundmovement.it)

Underground Movement Bologna

La giornata inaugurale di mercoledì prosegue dalle 18 alle 24 in uno spazio di cui avevamo già parlato: InContext. Ci eravamo lasciati con la speranza che questo luogo ridato alla luce attraverso l’arte, potesse un domani essere utilizzato dalla comunità, e così finora è stato. InContext è uno spazio recuperato da alcuni ragazzi dell’Accademia delle belle Arti di Bologna, un luogo una volta “inesistente” e che ora continua a vivere anche grazie l’iniziativa dell’Underground Movement. Durante la serata verrà presentato il IV numero della rivista “MARZBAU”, tra letture e rumori, installazioni ambientali interattive, performance audio-visive e la musica elettronica di Mut.o.

Foto di Alessandra Bincoletto
Spazio InContext, Bologna. Foto di Alessandra Bincoletto

La scelta degli spazi dell’Underground Movement festival, è basata sul fatto che ogni luogo deve essere produttore di cultura e non esserne un semplice contenitore. Il collettivo interagisce e dialoga con queste realtà in modo da creare una rete basata su di un’identità culturale sia individuale, che comune. Per il prossimo anno il movimento ha già in mente di coinvolgere molti altri spazi per allargare il più possibile la rete. Uno degli intenti è quello di non avere limiti e barriere disciplinari, ritenendo, per esempio, che anche molte pratiche sportive (sopratutto se si parla di sport urbani e street), siano una manifestazione culturale e di riappropriazione dello spazio cittadino.

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Spazio palestra OZ, Bologna

L’Undergrond Movement festival può essere un’occasione per indagare su queste realtà solitamente nascoste e impercettibili, un modo per entrare a contatto con l’underground che s’ingegna nel costruire modalità di condivisione degli spazi sempre più innovative. Per ribadire il concetto che la città è prima di tutto di chi la vive. In questo senso l’evento può essere un buon pretesto per aprire le menti a nuove soluzioni possibili, attraverso “rapporti umani che non ti aspetti”, fatti da “testacce dure e cuori ribelli.”
La programmazione dell’Underground Movement festival è ricca di iniziative, per consultare il calendario completo, potete farlo qui.

Sara Cucchiarini

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