Dall'archivio D'ARS

Il sovrano di nessuna citta’ piu’ una

Foto di Diwellington Tiziani
Foto di Diwellington Tiziani

I contadini che vivevano nei poderi a ridosso delle mura della città, ed i mercanti carichi, di storie spezziate, e gli allevatori – con gli occhi calmi ed il passo placido, simili a quelli delle loro bestie – guardavano verso l’alto, al palazzo sfarzoso e ricco di fregi che si ergeva sulla città, proiettando su di essa la propria orma merlata. Con livore e malcelata invidia, chi viveva fuori dal palazzo, osservava… fissava la torre più alta, laddove si presumeva che abitasse il sovrano, il re dei re, il despota più ricco che il sole avesse mai illuminato.

Tuttavia, in quelle stanze d’oro, ciliegio, e damasco, viveva un uomo affranto; un essere la cui mente vacillava, sull’incerta soglia che spartisce la follia dalla salute.

L’uomo, con gli occhi lucidi, osservava ogni giorno, al di fuori di finestre e feritoie, ciò che aveva creato e, della città, più splendente e rigogliosa del regno, egli vedeva soltanto pietre, cancelli, beole, banderuole, e ciottoli del lastrico, i quali avrebbero potuto essere disposti tutti in un altro modo e, addirittura, avrebbero potuto non esserci, lasciando così posto ad altre rocce, ad altri fregi, e ad altre strade…

Il sovrano della città più bella del mondo piange in silenzio perché, scegliendo di costruirla, ha dovuto rinunciare a tutte le altre infinite città potenziali…

Federico di Leva

D’ARS year 52/nr 211/autumn 2012

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