Dall'archivio D'ARS

Twister: la rete dei musei lombardi per l’arte contemporanea

Il nome del progetto – Twister – inaugurato nelle dieci sedi partecipanti il tre e il quattro ottobre 2009, fino al trentun gennaio 2010 – ti proietta immediatamente in una sfera ludica, che, in quanto tale, ha regole e obiettivi precisi. In sintesi, dieci artisti per dieci musei. In cima alla piramide dei vari partner istituzionali e museali coinvolti, in un rapporto sinergico tra pubblico e privato, l’Assessorato alle Culture, Identità e Autonomie della Regione Lombardia, con il contributo della Fondazione Cariplo, ha cercato e trovato una forma semplice ed efficace che, oltre alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio museale, prestasse particolare attenzione alla produzione di nuova arte.

Chiara Dynys, Dietro di sé, Villa Panza, 2009
Chiara Dynys, Dietro di sé, Villa Panza, 2009

Twister è un modello innovativo di alleanza virtuosa tra dieci musei lombardi, nato allo scopo di selezionare, esporre ed acquisire opere di arte contemporanea site specific/site related progettate e prodotte ad hoc tramite un concorso internazionale. È la sperimentazione del concetto di rete, che coinvolge le istituzioni, sostiene gli artisti e mira ad attirare un pubblico ancora in parte diffidente nei confronti dell’arte contemporanea. I dieci artisti o gruppi artistici – Mario Airò, Massimo Bartolini, Carlo Bernardini, Loris Cecchini, Mme Duplok, Chiara Dynys, Lara Favaretto, Maik&Dirk Löbbert, Marzia Migliora, Ottonella Mocellin&Nicola Pellegrini – sono stati selezionati attraverso due fasi, una focalizzata sul curriculum, l’altra attenta alla misura in cui il progetto di massima fosse calibrato su ciascuna sede e interagisse con il tessuto urbano e con il territorio circostante. Ofri Cnaani, artista israeliana operativa a New York, è protagonista invece di un intervento artistico in rete, composto da dieci videoinstallazioni, che, oltre a coinvolgere i musei di Twister mettendone in luce le specificità, ne sottolinea l’unicità e la coesione attraverso elementi ricorrenti, quali l’integrazione con l’architettura e con il contesto storico e sociale della sede, l’effetto transitorio, l’attenzione alla gestualità, la scelta di giovani donne come protagoniste. In ogni museo o ente coinvolto – FAI Villa e Colllezione Panza di Varese; Fondazione Stelline di Milano; Galleria del Premio Suzzara di Suzzara (MN); GAM Civica Galleria d’Arte Moderna di Gallarate (VA); GAMeC Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo; MAM Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Gazoldo degli Ippoliti (MN); Museo Civico Floriano Bodini di Gemonio (VA); Museo d’Arte Contemporanea di Lissone (MB); Museo del Novecento di Milano; Premio Nazionale Arti Visive Città di Gallarate (VA) – le proiezioni si manifestano su vetrate, spazi di confine tra interno ed esterno, con la forza visiva e psicologica di un incantesimo, affascinanti per la purezza e la poeticità delle immagini. Insieme danno vita alla serie Dreams&Dramas, sogni e traumi legate alla storia delle istituzioni e dei personaggi entrati in relazione con esse. Come a Gallarate, dove la proiezione di un’altalena, che sale e scende, in modo sincronizzato tra vecchia e nuova sede museale, si ispira ai giochi dei bambini del vicino parco pubblico; come a Lissone, dove, approfittando della vicinanza del museo alla stazione ferroviaria, la proiezione di un treno che attraversa la finestra enfatizza il gioco di riflessi, trasformando l’edificio in uno spazio in movimento. Se ci sono parti del corpo su cui Ofri Cnaani preferisce concentrarsi, queste sono le mani, che salutano o rincorrono fogli di carta svolazzanti, mani che sono un efficace veicolo di comunicazione, come nella sequenza di fotogrammi – tratti da film italiani del Neorealismo – che si apre sulle finestre del museo di Suzzara.

Ottonella Mocelline e Nicola Pellegrini, Forse possiamo anche fare una mappa per perdersi, veduta di Piazza Libertà
Ottonella Mocelline e Nicola Pellegrini, Forse possiamo anche fare una mappa per perdersi, veduta di Piazza Libertà

Analizzando alcune delle installazioni site specific/site related degli altri dieci artisti, emerge che la strada che prevede una metodologia progettuale partecipativa è una delle scelte prevalenti. A Bergamo, il Monumento Momentaneo di Lara Favaretto, collocato in un luogo della città molto frequentato, si confronta con situazioni di povertà ed emarginazione estrema, in collaborazione con un programma locale di solidarietà; l’opera consiste in un blocco di granito indiano svuotato internamente, sulla cui superficie si apre una fessura, dove la gente è invitata a versare un’offerta: alla fine del periodo di Twister sarà distrutto, ma nel frattempo avrà suscitato curiosità e dato vita a riflessioni. Il gruppo artistico Mme Duplok è protagonista di un work in progress che rappresenta un forte segnale di apertura e di responsabilizzazione nei confronti della comunità di Gemonio: le fotografie dei primi novanta custodi selezionati tramite casting – o come suggerisce il titolo, Per Grazia Ricevuta – hanno avviato un processo di mappatura della parete esterna del Museo Civico Floriano Bodini, al fine di costruire una memoria collettiva nata dall’integrazione dei cittadini nell’opera d’arte. Forse possiamo anche fare una mappa per perdersi, di Mocellin-Pellegrini, coinvolge i bambini di Lissone in un gioco, alla scoperta di un luogo vicino ma ancora sconosciuto, il Museo d’Arte Contemporanea, attraverso una mappa intuitiva, ispirata alle suggestioni emerse dalle scuole d’infanzia e dettata dalla loro sensibilità: il risultato è un cielo notturno capovolto, immateriale, disegnato sulla città, che raggiunge il suo massimo effetto durante il buio della notte, quando proietta una luce che riflette il modo di pensare dei bambini, semplice e insieme magico. La luce è elemento fondamentale anche per Chiara Dynys, che sceglie il tempietto neoclassico all’interno del parco di Villa Panza di Varese per dare una testimonianza del proprio vissuto, che è anche quello di tutti noi; anticipato da una nebbia leggera, tra due pannelli di metacrilato appare un punto luminoso, elemento minimo dello spazio, che si apre a spirale, presto costretto entro un rettangolo: è la stanza, spazio rassicurante, in cui possiamo sognare, ma tenendo presente il concetto di limite. Anche se non coinvolto direttamente nell’opera d’arte, il pubblico può beneficiare di un originale percorso di visita al Museo del Novecento di Milano, ancora chiuso: in Quelli che trascurano di rileggere si condannano a leggere sempre la stessa storia (citazione di Roland Barthes) Marzia Migliora ha invitato nei depositi alcuni personaggi con particolari esperienze di vita ed ha registrato commenti e suggestioni ispirati da alcune opere d’arte. Dimostrazione che il “biglietto da visita” di Twister è l’opera d’arte contemporanea in relazione con la storia e con la vita del museo, della comunità e del territorio: come esclamerebbe l’opera dei Löbbert, un tappeto rosso steso dall’ingresso fino all’estremità più alta del nuovo museo di Gallarate… Welcome!

www.twisterartecontemporanea.com

Valentina Tovaglia

D’ARS year 49/nr 199/autumn 2009

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