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Zygmunt Bauman a Meet the Media Guru

Ieri 9 ottobre 2013 Zygmunt Bauman è stato ospite a Meet the Media Guru, appuntamento di dibattito con i protagonisti internazionali della cultura digitale. Nato nel 2005 da un’idea di Maria Grazia Mattei e realizzato dalla Camera di Commercio di Milano, MtMG con i suoi ospiti riflette sull’impatto delle nuove tecnologie nei diversi settori, dall’arte al design, dalla moda al cinema, dalla comunicazione ai nuovi media, dalla scienza all’economia, dal social networking all’ecosostenibilità.
Con Bauman si è approfondita la riflessione già iniziata con Geert Lovink e Manuel Castells sugli effetti della tecnologia, di Internet e dei social networks, partendo dal suo scritto più recente Danni Collaterali. Diseguaglianze sociali nell’età globale, edito da La Terza nel 2013. Passiamo molto tempo online (circa 7 ore e mezza) e questo influenza il modo in cui pensiamo. I media cambiano le nostre strutture percettive, con conseguenze inaspettate e imprevedibili. Le informazioni sono più superficiali e la nostra capacità di memorizzare si è ridotta di molto, perché la rete lo fa per noi. Ci affidiamo sempre di più ad altro per ricordare: Google, iCloud e i server sono protesi estensive del nostro cervello. La creatività, dice il sociologo, è una sintesi, un riciclo di informazioni che giacciono nel nostro sistema nervoso. Ma se queste sono altrove non ci può essere creatività: le informazioni che non sono nella nostra mente non influenzano il pensiero.
Bauman analizza inoltre il modo in cui i rapporti umani stanno cambiando per effetto delle nuove tecnologie digitali. Sono scomparse le grandi opposizioni che caratterizzavano la nostra vita sociale, ora sono tutte più “liquide” e sfumate, i rapporti umani più fragili. Il rischio, comune a tutti i media, è l’omologazione. Mark Zuckerberg con il suo Facebook avrebbe risposto alla paura della solitudine e dell’abbandono. La vita online è una comfort zone in cui riusciamo ad evitare i conflitti perché scegliamo i nostri simili. I social network creano gruppi di persone “analoghe”, eliminando le differenze e quindi il rischio del confronto. Il nostro microcosmo virtuale è costituito da persone spesso molto simili a noi: Twitter stesso suggerisce i follower per affinità basate sulla combinazione statistica delle nostre scelte online; con un click possiamo nascondere i post dei nostri amici virtuali che discordano dalle nostre idee. È più facile instaurare rapporti umani, ma anche interromperli. Il dialogo, afferma Bauman, nasce dalla diversità, dall’incontro di culture diverse, di opinioni diverse. Ogni relazione dovrebbe essere informale, perché senza preconcetti, senza regole imposte dall’alto; aperta, perché ci si concede la possibilità di essere in errore, di capire che la propria idea sul mondo è sbagliata; collaborativa, perché le persone dialogano senza che vi siano vinti o vincitori.  Bauman invita al dialogo per costruire il futuro, dialogo possibile con i social network e Internet, le cui potenzialità (anche relazionali) devono essere sfruttate e non subite passivamente. “Future doesn’t exist. It has to be made”, conclude il sociologo polacco, e fa sorridere quando racconta che ama comprare i libri su Amazon, perché conosce i suoi gusti meglio di lui.

Qui lo Storify della conferenza del 9 ottobre 2013 presso il Teatro Dal Verme: http://storify.com/mmguru/live-zygmunt-bauman-mmguru-mmgbauman

 Eleonora Roaro

 

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